Charlestones-Off The Beat

GENERE: brit-pop

PROTAGONISTI: Mattia Bonanni (voce) Gian Marco Crevatin (chitarra) Matteo Peresson (basso) e Federico Pellizzari (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: C’e’ chi pensa che ormai un genere come il brit-pop sia superato. Può anche sembrare vero, ma una volta ascoltato ‘Off The Beat‘ e ritornati dai luoghi lontani che evoca, ci si ricrede e si schiaccia il tasto play di nuovo.

INGREDIENTI: Con l’iniziale title track ‘Off The Beat‘ si viene portati in profondità e l’effetto continua con le successive ‘Love Is A Cadillac‘, ‘Energy‘, ‘The Girl Who Came To Stay‘ che si dirigono verso il british sound allo stato puro. ‘She Was A Firework‘ cambia marcia e con una azzeccata sequenza di accordi porta il lavoro su un altro pianeta: il brit-pop di qualità , dove semplicità e leggerezza si sposano con la freschezza armonica. ‘Eager Beaver‘ impreziosito dai fiati, eleva il livello ad apici che sinceramente non mi sarei aspettato. La lenta ‘Let It All Hang Out‘ e la sincopata e melodica ‘The Clue‘ preparano il terreno alla conclusiva e malinconica ‘Standing In The Prime Of Life‘ che avvolge fino alle ultime note.

DENSITÀ DI QUALITÀ: Il disco, registrato al Moscow Recording Studio, conferma la vena e l’ispirazione dei quattro ragazzi del far east italiano. Suoni puliti, freschi anche se ormai richiamano tempi andati. Sorprende la naturalezza nella pronuncia e nel cantato, non a caso il gruppo ha aperto per Kasabian e Withe Liars(tra gli altri). Inutile ribadire che questo lavoro riuscirebbe a fare breccia anche nei cuori dei più scettici. Si ritrovano quelle sensazioni che ormai da tempo non si provavano più. L’affare brit-pop è lungi dall’essere concluso e non basta accontentarsi delle scimmiottate manieristiche di semplici artigiani della musica, i Charlestones sono sinceri fino al midollo. Niente di nuovo quindi ma è sempre piacevole fare un viaggio con gli occhi di chi non ha vissuto direttamente un certo tipo di sonorità . Ci si riconosce in loro come quando si faceva tenerezza agli occhi di chi aveva vissuto la stagione ‘Smiths’ innamorandoci dei vari Blur/Oasis .

VELOCITÀ: batteria a mille, voci altissime ed evocative

LA DICHIARAZIONE: A differenza del primo disco queste canzoni non le abbiamo mai suonate live prima di registrarle. L’unico motivo per cui desideravamo entrare in studio era per poterle fissare, per sentire che sound avrebbero avuto. Non abbiamo detto niente a nessuno, avevamo le idee chiare e tutto è nato con calma, giorno per giorno. Non volevamo un disco ‘interessante’, perché l’interessante è parecchio inutile per quanto mi riguarda. Volevamo un disco vero e sincero, volevamo emozioni‘ da un’intervista a ‘Rockol.it’.

IL SITO: Thecharlestones.bandcamp.com

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