Invers – Dell’amore, della morte, della vita

GENERE: Post-Punk

PROTAGONISTI: Marco B. (voce, chitarra), Mattia I. (chitarra, voce), Enrico B. (basso), Mirko L. (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: Formazione risalente al 2008, i Biellesi Invers hanno già pubblicato due EP autoprodotti e un disco ufficiale nel 2012 (“Dal peggiore dei tuoi figli”), sotto la stessa etichetta discografica attuale, la Vina Records. In realtà la formazione dà il meglio di sé dal vivo, qualità che ha portato la loro musica su numerosi palchi a fianco di band del calibro di Zen Circus e Ministri, alla vittoria dell’Arezzo Wave Piemonte nel 2013 e ad una partecipazione al Pending Lips 2014 che non è passata inosservata. “Dell’amore, della morte, della vita” è stato anticipato nell’Ottobre del 2014 dal singolo Montagne ed è in free download sul loro sito ufficiale.

INGREDIENTI: Gli Invers provano a ritagliarsi uno spazio proprio nel vasto panorama musicale del post-punk, aspirando alla purezza del genere, che si esprime in un sound potente e cupo, che alterna sapientemente la presenza di brani cadenzati, ripetitivi, rituali e intervallati da squarci elettrici a percorsi sonori che si aprono e sfociano nel finale. La voce del leader, accostabile tanto agli Interpol quanto al Teatro degli Orrori, è profonda, potente, oscura, si fonde e apre dei varchi nelle trame sonore ben costruite. Una qualità non trascurabile se pensiamo al fatto che la voce stessa è portatrice di testi molto più vicini all’introspezione cantautorale che non al minimalismo del genere. Ci troviamo su un terreno più scarno e retrò rispetto molte rivisitazioni, intriso di un’introspezione lucida e a tratti dolorosa.

DENSITA’ DI QUALITA’: Una delle curiosità maggiori che potrebbero facilmente sovvenire a chi già conosce questa band può sicuramente consistere nel chiedersi se un lavoro in studio potrebbe eguagliare quanto sentito dal vivo. Gli Invers, infatti, riescono a veicolare sul palco un senso di potenza e padronanza sonora che viene quasi ad essere un ostacolo per l’ascolto di un album. In verità, superato lo scetticismo iniziale, non si può non risultare rapiti dal risultato. Scenari freddi, aridi e polverosi per tematiche riassunte alla perfezione nel titolo di quest’album. La morte e la vita, soprattutto, con l’impressione che siano volontariamente fuse, come due facce della stessa medaglia. E così nel martellante singolo Montagne una vita priva di qualsiasi vita e dall’altro lato la stupefacente Io sono, storia di una morte che s’incarna in ogni atomo della natura e degli elementi che la compongono, quasi a vivere. In Oggi s’è perso le chitarre scandiscono lo scorrere della vita e il testo si fa portatore di tutte le cose che passano. Abbiamo sentito dire a sua volta è una sorta di collage di bombardamenti mediatici, tra il cinico e il sarcastico, in un crescere d’intensità strumentale che va di pari passo con l’affievolirsi delle speranze. E quando è l’amore ad essere al centro di tutto, vengono portati ancora una volta in scena dei contrasti. Emblematica la coppia Sopra le luci della città e Nessun altro, rispettivamente lo squarcio di una rinascita e la rassegnazione, l’anima rock più aperta contro la pura durezza ritmica. L’intero lavoro è dunque una sorta di chiaro/scuro, un tuffo nelle ombre di una cinica consapevolezza che potrebbe fermarsi qui, ma che ha in sé degli elementi di luce e di vita, nascosti bene, ma inevitabilmente parte del tutto. E’ un lavoro intenso, questo, che riesce ad andare al di là dei riferimenti per molti meriti, non ultimo quello della poetica, sicuramente un valore aggiunto e assolutamente non trascurabile. Quello degli Invers è un nome da ricordare.

VELOCITA’: Abbastanza sostenuta e costante.

IL TESTO: “Se l’uomo ha perso il controllo sull’uomo /il mondo è fuori controllo /Se l’uomo ha perso il diritto di essere uomo/ il mondo per me può restare un ricordo ” da Il controllo

LA DICHIARAZIONE: ” Il titolo in realtà è il vero filo conduttore dell’intero album. Ogni brano cela uno o più di questi tre elementi, nei testi, nelle chitarre, nelle ritmiche e nelle frequenze più basse, che attraversano i racconti di storie e di persone vicine e lontane, presenti e andate; amore, morte e vita di persone come noi, e quindi di noi stessi.” da un’intervista ad indie-zone.it

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