Il Triangolo-Un’America

GENERE: psych-rock.

PROTAGONISTI: Marco Ulcigrai (voce e chitarra), Thomas Paganini (basso e cori), Mauro Campoleoni (batteria e percussioni).

SEGNI PARTICOLARI: a due anni dal dirompente esordio ‘Tutte le Canzoni’, che fece letteralmente breccia tra gli addetti stampa a livello nazionale, la band di Luino (provincia di Varese) torna con un sophomore prodotto ancora via Ghost Records. Anticipato dal primo singolo ‘Icaro’ e dalla title-track, ‘Un’America’ arriva come risultato del lavoro di parecchi mesi (come i tre musicisti ci avevano anticipato nell’estate 2013 in questa intervista), che li ha visti sperimentare maggiormente sulle sonorità  e sugli arrangiamenti.

INGREDIENTI: proprio sul sound è il caso di soffermarsi un poco. Ricordiamo il Triangolo come quel gruppo che in un esordio (dal titolo tanto banale quanto esplicativo) è riuscito a piazzare 10 canzoni, una più bella dell’altra, tutte potenziali hit cantautorali, giocate su beat frizzanti e spensierati di stampo palesemente ’60s. Diciamocelo, un remake del primo capitolo avrebbe comunque raggiunto un 8 con facilità  e d’altronde alcuni caratteri permangono, come negarlo? Pezzi come ‘Martedì di Settembre’ o, per buona parte, ‘Varsavia’ non avrebbero affatto stonato nel precedente LP. Ciò che ci porta però a parlare di una vera e propria “evoluzione” è la massiccia stratificazione dei suoni. Se prima chitarrina, voce cantante-narrante e batteria “di cortesia” si accompagnavano vicendevolmente con leggerezza, qui gli strumenti si sommano e penetrano di continuo: chitarre fuzzate, distorsioni, percussioni proto-tribali, cori urlati. Marco, Thomas e Mauro elevano, a tratti, spessi muri sonori trasformandosi in una band rock, tendente alla psichedelia, al noise. O meglio, il terzetto riesce nella sfida di arricchire il proprio stile senza appesantirlo e senza limitare la cantautoralità , ancora forte, anzi, più forte. I testi di Ulcigrai sono infatti ancor più interessanti, non abbandonano le tendenze vintage d’altri tempi dell’esordio, ma assumono qui delle vesti anche più mature.

DENSITA’ DI QUALITA’: con queste premesse risulta facile mettere meglio a fuoco la complessità  di questo secondo album, meno immediato di quel mezzo capolavoro di due anni fa. Questo però non toglie che l’idea di fondo sia stata ottimamente sviluppata, con coerenza e ispirazione, e i pezzi ci sono eccome. Sembra confermata la tradizione di aprire con un pezzo potente: il testimone de ‘Le Forbici’ è degnamente ereditato da un’anthemica ‘Un’America‘, con annesso coro stadium-rock (se solo negli stadi ci potessero arrivare…), seguita poi dai chitarroni e dalle derive africane di ‘Icaro‘. E ancora bellissime ‘Varsavia‘, con il suo pazzesco crescendo e il finale strumentale, e ‘Avanti’, convincente soprattutto nella parte lirica, sorretta poi da un’esplosione che la erge quasi a manifesto dell’intero disco. I pezzi che forse più di discostano dalle trame della band e si allontanano nella sperimentazione sono ‘Con Lei‘ e ‘Oradarada‘, la prima con qualche inserto elettronico e con riff taglienti e iterati finisce per convincere per forza e coraggio, la seconda è l’unico episodio trascurabile, con una piega gypsy-punk che profuma di Balcani e mal si connette con il resto della produzione. Tuttavia, se l’obiettivo era quello di lasciare a bocca aperta, il Triangolo riesce nuovamente nell’impresa, confermandosi come una delle realtà  più intriganti del panorama rock italiano, capace ora di fondere e amalgamare una fondamentale capacità  scritturale con un’intenso apparato compositivo.

VELOCITA’: i 9 pezzi, che non vanno oltre la mezz’ora totale, schizzano via in modo piuttosto veloce, ma non frettolosamente.

IL TESTO: “Viviamo tra le regole di queste nostre genti / Tra le leggi del Signore e dei potenti / E tra il letame siam diamanti / Ma andiamo avanti / Stando nascosti come vecchi ai camposanti / E non c’è mano non c’è cuore che ci salvi / Da questa gabbia di assassini e delinquenti / Siamo gli amanti / Siamo la vita sotto gli abiti eleganti / Siamo il sorriso che si cela dietro ai denti dei ragazzini prepotenti” da ‘Avanti‘.

LA DICHIARAZIONE: quanto è importante il testo in una canzone del Triangolo? Ci risponde Thomas: “a musica italiana, per come in Italia si è sviluppata la cultura e per quello che è il nostro bellissimo linguaggio, deve essere basata sui contenuti. Poi non che per forza il testo debba essere una colossale opera poetica. L’importante è come dici le cose. A noi piace l’idea che la musica sia in funzione del testo, che la canzone venga a formarsi per trasportare un contenuto“.

UN ASSAGGIO Un’America

IL SITO: facebook.com/iltriangolorock

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *