Il Triangolo – Tutte Le Canzoni

GENERE: pop.

PROTAGONISTI: Marco Ulcigrai (voce e chitarra), Thomas Paganini (basso e cori), Mauro Campoleoni (batteria e percussioni). Giuseppe Marmina suona la tromba in ‘Johnny’.

SEGNI PARTICOLARI: Il Triangolo sono una band di Luino, ridente località sulle sponde del Lago Maggiore. La Ghost, nota casa discografica varesina, li ha inseriti nel suo roster dopo la vittoria al concorso ‘Va Sul Palco 2011’. Il titolo del disco, ‘Tutte Le Canzoni‘, indica in maniera precisa la quantità di canzoni selezionate dal repertorio del gruppo per comporre questo disco: tutte. Un centro ad ogni colpo, e a sentire la qualità complessiva è un dato impressionante. Le leggende vogliono che prima di dedicarsi anima e corpo al pop fossero parte di una band screamo e non è difficile da credere, ascoltando alcuni frammenti che fanno capolino qua e là.

INGREDIENTI: gli anni ’60 la fanno da padrone, e d’altronde è il manifesto programmatico de Il Triangolo, che si impegnano per metterci davvero tutto: dalla forza dirompente di Celentano, capace di rompere gli schemi del bel canto e aprire la strada al rock ‘n’ roll, fino alle geniali intuizioni di Battisti, che non mancherà di salvarci con la pura bellezza delle sue melodie. Se ci si fermasse qui ci sarebbe già troppo da far convivere in un solo album. La verità è che ancora non è tutto, perchè in questo disco trova spazio anche la parte di artisti meno avvezza ai juke box, come De Andrè e gli altri illustri appartenenti a quel cantautorato che era solito descrivere gli aspetti grotteschi e duri della realtà, abbandonando gli stilemi tipici della canzone italiana, che voleva la passione amorosa come protagonista indiscusso. Questo disco è più che una simpatica operazione nostalgica, al contrario di quello che possa sembrare, per quanto ci siano molti elementi che lo facciano pensare. Se così fosse suonerebbe, probabilmente, vecchio, mentre la sua forza è il suo essere prepotentemente moderno e coinvolgente, quasi punk: a tratti nel suono e spesso nelle intenzioni. C’è una diversa maniera di esprimere lo spirito di rottura, che si manifesta attraverso un richiamo al passato piuttosto che con la sua distruzione. Alla descrizione di un presente che divora se stesso, con riferimenti a piccole situazioni e disagi, viene contrapposto il tentativo di recupero di una memoria. In concreto c’è la ricerca del bello, che si traduce in canzoni piacevoli, e lo sforzo, a volte portato in maniera acerba, di recuperare temi di più ampio respiro, sepolti insieme alle pulsioni di una generazione che si scoprirà rivoluzionaria prima e conservatrice poi. Proprio sull’equilibrio labile tra passato e presente si gioca l’intero lavoro e i Triangolo hanno la grande capacità di non cadere mai.

DENSITÀ DI QUALITÀ: sono due le colonne su cui poggia l’album: un’idea forte e dieci pezzi che, potenzialmente, potrebbero essere altrettanti singoli. Si preme ‘play’ e basta chiudere gli occhi per trovarsi a bordo di una cabrio lungo le coste toscane, sono gli anni del boom e l’Italia è quella della dolce vita, tutto risplende, ogni cosa sembra a portata di mano e non c’è limite ai sogni. L’idea è chiara: riappropriarsi di queste sensazioni, buttare all’aria il pessimismo e ricominciare a vivere. Se fosse tutto qui ci si fermerebbe a descrivere quello che negli anni è diventato un cliché, un tentativo vuoto di riportare in vita ciò che ormai è perso per sempre. Fortunatamente non è così. Il salto in avanti è dato dalla lucidità estrema con cui ogni singola canzone è composta, i riff sono semplici, ma efficaci, le parti ritmiche, sempre serrate, tengono alta la tensione. Si canta, si balla, si ascolta a ripetizione e non c’è modo di non ricordare a memoria tutti i pezzi dopo pochissimi passaggi. ‘Le Forbici’ ha una delle migliori intro che si siano sentite da anni e con i ritornelli di ‘Giurami’ e ‘Battisti’ ci si sveglia la mattina e si convive tutta la giornata. Ci sono, poi, citazioni e atmosfere che non si possono non apprezzare, le reminiscenze morriconiane di ‘Canzone Per Un Soldato’ e ‘Johnny’, ‘Riderà‘ ripresa in ‘Canzone Per Una Ragazza Libera’ e il punk di ‘Quando Isacco Gridò Contro Il Popolo’, a stratificare senza accumulare, aggiungendo ogni elemento all’insieme con millimetrica precisione. Servono a molto le parole: infatti Marco Ulcigrai ne usa tante e bene. Sa dare leggerezza, come ne ‘La Primavera’, ‘Giurami’ o ‘Battisti’, veri e propri inni, da mettere nello stereo a volume da orecchie sanguinanti e con le quali consumarsi le corde vocali ai concerti. Non c’è solo spensieratezza: i Triangolo mettono in campo il loro lato crepuscolare per mostrare la parte più interessante della loro produzione, la più matura, meno voltata al giovanilismo e più proiettata verso l’introspezione e la descrizione di ciò che siamo diventati. I temi affrontati sono ambiziosi: la perdita della propria condizione di donna, la cristallizzazione dei ricordi, il ritorno all’infanzia, la guerra, i sogni e gli ideali dimenticati nelle comodità della borghesia. Un’ambizione che viene ampiamente ripagata, anche se capita di rimanere, a volte, sospesi, senza mettere bene a fuoco di quello di cui si parla.
Unico punto dolente la versione di ‘Battisti’ presente sul disco, rimaneggiata troppo rispetto al precedente EP e praticamente privata della sua forza dirompente. C’è tanto in questo album, molto più di quello che si possa immaginare ad un primo ascolto, ed è proprio questo che lo rende aria fresca in un panorama piuttosto arido.

VELOCITÀ: un loop infinito.

IL TESTO: “Fino ai diciotto si scrivon poesie, poi si cresce, così come i rovi”, da ‘Nessuna Pietà Per Quelli Che Odiano Gli Anni ’60’.

LA DICHIARAZIONE: dalla nota stampa del disco: “Ascoltiamo Celentano e i Pulp, De Andrè e i Ramones, crediamo nella giovinezza e parliamo dell’amore.

IL SITO: ‘Facebook.com/iltriangolorock‘.

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