Ginez e il bulbo della ventola: “Sambuca Sunrise”

Italiano in tutti i sensi nonostante il suono sia apolide di geografia quanto invece assai ben definito nel come sta al mondo, nel come si veste, nel cosa beve e nel come mangia. Dimmi come mangi ti dirò chi sei… con “Sambuca Sunrise” probabilmente il detto non trova sempre una rispondenza. Sicuramente in brani come “Benzene”, “L’ombra dell’amore”, “Ho visto gente”, la title track (e altro ancora), tutto torna: cilindri, polvere su tavolacci di legno, una finestra da cui vedere un mondo che comunque si vive ai margini e non per violente sfortune ma solo per una scelta di non mescolanza con un genere umano che non rappresenta altro che dissoluzione.

Ma poi dov’è finito il romanticismo, diremmo noi? È finito nelle sole mani di poche anime belle… e quella di Ginez è una di queste. Anime capaci di scrivere poesie dolcissime come “Lettera” tanto per restituire un commiato e una promessa di rinascita alla vita… e però poi in questo disco arriva anche del sano pop rock e un po’ mi si storce il naso perché Ginez non ha una voce che puoi fermare in lunghe sostenuti di note, di melodie quadrate, che pretendono più precisione che espressione. Ginez e il suo Bulbo della ventola, deve suonare come si sveglia la mattina, questo disco dovete metterlo come ci si mette addosso la prima cosa che raccogliamo da terra. Perché anche le maschere non sono ordinate ne spolverate. Si indossano, per fare scena non per sentirsi sicuri.

Questo disco non ha maschere… ma tante ne mostra e poi le getta via. È istinto, è verità, è un disco di sangue e di ossa sputate, è un sorso di rum che sta in una bottiglia impolverata tra i libri sullo scaffale marcio di prima della guerra. Che poi per questa terza prova, la formazione ligure di Ginez e compagni ospita anche chicche di musicisti niente male, come fossero parentesi inattese che un poco quadrano la baracca ma tanto firmano di fantasia e altro un lavoro di inediti che in fondo si gioca le sue carte sin dalle prime note. E non è un acritica per me, è un pregio che significa riconoscibilità e personalità. Dalle prime note so bene di star a casa di Ginez. Levo le scarpe? Mi raccomando: accomodarsi senza troppi rituali. Che sarebbe una delusione se Ginez vivesse in un appartamento di cemento dentro palazzoni in zone residenziali. “Sambuca Sunrise” è un disco vero. Dunque non può mentire. Lasciatelo andare e salvate un poco alla volta la bella musica italiana.

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