Roccia Ruvida: Edoardo Cerea

Ecco quando si dice che l’artista è qualcuno ben esistente in se stesso. Frase assai filosofica ma la dice lunga: quando incontro persone soltanto estetiche, so già che scavando oltre non troverò altro che fotocopie. So bene che, a parlar invece con artisti come Edoardo Cerea, si trovano parole buone e intelligenza fresca per rispondere alle domande, anche quando volutamente velenose come queste. Punto e a capo: “La lunga strada” è un quarto disco per il cantautore piacentino. E certamente è un disco antico, classico, di un folk americano che semina anche territori affini al pop italiano. E poi è un disco di vita e, in soldoni, ha ragione lui quando dice che dentro la vita degli altri, in fondo in fondo, c’è anche la vita nostra dentro.

Domanda a bruciapelo. Dischi che parlano della propria vita… ma chiedo sempre: pensi possa interessare la tua vita a noi altri?

Hahahahaha bella domanda! Credo che il punto sia un altro. Non è che alla gente freghi qualcosa della tua vita, piuttosto a volte, in una canzone, avverte qualcosa in cui riconoscersi e quindi provare un’emozione. Credo sia la caratteristica di un brano ben riuscito quello di suscitare una sorta di appartenenza, poi diciamocelo: è capitato a tutti almeno una volta di avere la sensazione che una canzone sembrasse  scritta apposta per noi, vero? La sfida è proprio questa, quando si parla di sé, meglio dare un taglio il più possibile “universale” a ciò che si ha da dire.

Disco classico, “antico” direbbe uno delle nuove generazioni. Addirittura un titolo figlio della bit generation… ma il futuro? Da schivare in toto?

Il mio rapporto con il futuro (musicalmente parlando) non è mai stato dei migliori. Oggi però credo di aver fatto pace con la smania di cercare per forza di essere attuale, d’altronde non lo ero nemmeno da ragazzino (a 15 anni, in pieni anni Ottanta, la mia band preferita erano i Led Zeppelin). Non credo ci si possa esprimere in maniera distante  da ciò che ci appartiene e ci viene meglio, quando lo capisci e lo interiorizzi definitivamente, allora trovi una serenità artistica e compositiva impagabile.

E restando sul tema: siccome non si hanno i mezzi per dialogare con le nuove tecnologie e quindi le nuove generazioni, è assai più facile demonizzarlo e ripescare il passato a bandiera di un “giusto e corretto”?

Mah guarda, io non demonizzo nessuno, faccio semplicemente quel che sento e mi riesce meglio. De Andrè sosteneva non esistessero arti vecchie, nuove, maggiori o inferiori, semmai artisti maggiori o minori. Se posso permettermi, però, questa domanda (in generale tutta l’intervista) poteva essere fatta veramente solo in Italia e cerco di spiegarti anche il perché. A volte mi capita, per dare sfogo alla mia curiosità, di andare su Spotify e cercare cosa c’è di nuovo fra le uscite soul, folk, bluegrass, rock…insomma i generi che piacciono a me. Con mia grande sorpresa trovo centinaia di album scritti da autori poco più che ventenni incredibilmente bravi, e che a parte le sonorità, ovviamente attuali, poi di innovativo hanno veramente poco. Credimi che nessuno negli USA si sogna di dire che questi ragazzi suonano musica vecchia, c’è posto per tutto. Tornando in Italia,dovremmo chiederci : “Quale sarebbe la nostra reazione se dei ragazzini pubblicassero un album ispirato ad autori tipo Gino Paoli, Modugno, Endrigo..?” Non voglio essere polemico ma qui c’è anche un problema di moda, a metà anni Novanta, nella mia zona, era esploso un trip allucinante per il blues classico e nascevano band come i funghi (ne avevo una anch’io), poi dopo qualche anno non ci filava più nessuno. E chi invece studia classica al conservatorio e sogna di entrare in una grande orchestra? Più “passato” di Mozart…

Che poi oggi che siamo immersi in produzioni così importanti, anche sul fronte “do it yourself”, come mai un video ufficiale così – come dire – “agreste” e quotidiano?

Per me la musica è principalmente un arte uditiva e tutte le mie risorse creative emotive ed economiche vanno in primis alla realizzazione dell’album. I video sono un mezzo che veicolano la canzone sui social, ai quali sto dando sempre meno importanza.

E chiudiamo abbassando come sempre l’ascia di guerra. Una guerra sottile fatta in realtà di spunti per rivoluzionare un po’ lo stato delle cose. Per Edoardo Cerea, cantautore classico se mi concedi il lusso di una sintesi… oggi, in questo tempo apocalittico per quanto riguarda i mezzi, senti di dover lottare contro che cose? “La lunga strada”, in soldoni, è un disco di ieri o di oggi?

È un album di oggi per voi che sarete vecchi domani!

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