Flor – Flor

GENERE: alternative (folk) rock

PROTAGONISTI: Marcello Cunsolo (voce,chitarra,basso) e Saverio Malaspina (batteria)

SEGNI PARTICOLARI: la storia di Marcello Cunsolo arriva da lontano, dai primi anni 90. Gli anni che lo hanno visto coinvolto nella nascita artistica della Cyclope Records del mai abbastanza osannato Francesco Virlinzi e con lei di quella Catania fulcro di mille idee.

La meteora, una delle più fulgide, dei Flor de Mal, inizia là nell’estremo sud, nello stesso ambito che vedrà la nascita di ‘astri’ ancora brillanti come Carmen Consoli, Mario Venuti e Moltheni. Il tutto si svolse in modo velocissimo: tre album, un’amicizia importante con i REM, concerti ovunque e poi il silenzio, uno hiatus di quasi 20 anni. Ora Marcello, dopo un EP solista di inizio 2014, aiutato da Saverio Malaspina (Meganoidi), rispolvera la sigla Flor e si riappropria senza mezzi termini di ciò che gli appartiene.

INGREDIENTI: le undici tracce che compongono questo lavoro non faticano ad entrare in circolo nella testa tanto sono semplici e dirette. Niente fronzoli, tutto è diretto e ‘semplice’. Ma è un imbroglio, dietro l’apparente docilità dei suoni, a tratti familiari si nascondono molti strati che sfuggono al primo ascolto. La voce di Cunsolo matura ed evocativa come nella iniziale “Lì per me” o “Sempre di più”, mette davanti all’interrogativo che perseguiterà per tutto l’ascolto del disco: ma perché ti sei nascosto per quasi vent’anni? Ogni brano mostra una capacità compositiva e un ‘mestiere’ che molte delle giovani promesse si possono sognare. Brani tra la disillusione e la speranza come “Guarda che bello”, “Mitiche idee” o “Senza logica” sono esempi di come sia veramente facile scrivere fuori dagli schemi usandoli e non stravolgendoli. Melodia, classe, chitarre elettro-acustiche cristalline, senza sbavature. C’è anche spazio per una canzone in siciliano “Comu cani” basso e voce, profonda e cupa, solo come un uomo del sud sa interpretare.

DENSITA’ DI QUALITA’: dopo aver approfondito la conoscenza con i vari brani l’impressione che si ha è che tutto sia “fuori tempo”, il suono è figlio( o padre?) di quello che ha reso famoso la band di Athens, ma è quello che ha sempre caratterizzato i Flor(de mal), quindi niente di sconvolgente solo una conferma che il marchio di fabbrica è quello e la classe è ancora integra. Il risultato finale è un disco talmente semplice e diretto ma multistrato che un ascolto non basta(mi sono contraddetto?).

VELOCITA’: il dolce andare del power pop come lo si faceva anni fa

IL TESTO: e poi tu mi dici di stare attento a te / di non fidarmi di restare così / restare qui fermo e sapere che tu sei lì / ormai mi sembra impossibile da ‘Mitiche idee

LA DICHIARAZIONE:

D:Preferisci scrivere in italiano o in siciliano?

R:Preferisco usare l’italiano,ma anche il catanese, perche’ penso che sia importante scrivere con la lingua con la quale sogni…” dall’intervista di fascinorock.com

UN ASSAGGIO: Lì per me

IL SITO: pagina Facebook

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