King of the opera – Driftwood
GENERE: Progressive, psichedelico, krautrock
PROTAGONISTI: Alberto Mariotti (voce, chitarra elettrica e cori),Wassilij Kropotkin (violino, piano, tastiere, moog, organo e cori), Simone Vassallo (batteria, ocean drum, triangolo).
SEGNI PARTICOLARI: ‘Driftwood’ é il secondo lavoro – in formato EP – della band capitanata da Alberto Mariotti, conosciuto ai piùcome Samuel Katarro, pseudonimo con il quale il cantautore pistoiese incide due album: “Beach Party’ nel 2008 e “The Halfduck Mistery’ nel 2010. Il 2012 é l’anno della svolta artistica: ripone nell’armadio le vesti di Samuel Katarro -che a dire il vero, rispolvera di tanto in tanto nel corso delle esibizioni live- e fonda i King of the Opera; si tratta di un gruppo che comprende il polistrumentista Wassilij Kropotkin, elemento chiave per ciò che concerne il sound dell’allora neonato progetto. Nello stesso anno esce ‘Nothing Outstanding’; quest’ultimo riceve ottime recensioni, permettendo alla band di calcare uno dei palcoscenici piùambiti ed importanti d’Europa: il Primavera Sound Festival di Barcellona.
INGREDIENTI: suddiviso in 3 atti, ‘Driftwood’ é un EP che data l’omogeneità sonora e delle liriche, può essere considerato un vero e proprio concept album. In quanto tale, il taglio adottato é quello tipico dei primi anni ’70 in cui é esploso il fenomeno del disco inteso come unico percorso. Pertanto nessuno degli ingredienti che hanno caratterizzato quel fervente frangente storico manca all’appello: nell’open track ‘Colours and Lights‘ si scorge un’atmosfera inconfondibilmente kraut che trova espressione in una cascata di synth stellari nella quale riff e accordi di pianoforte s’immergono a fasi alterne. Il pathos instaurato in apertura permane; si può romanticamente affermare che il cielo é ancora stellato, tanto che senza interruzioni si giunge alla seconda tappa del tragitto, ‘I Remember Something‘; in questo movimento, la quiete del brano d’apertura collide con una struttura propriamente progressive in cui fa capolino un’incalzante sezione ritmica. E poi ancora: chitarre acid e tanto di quel feedback da rievocare i Cream dei tempi migliori.
DENSITA’ DI QUALITA’: a scanso di equivoci é da chiarire immediatamente un concetto: il fatto che ‘Driftwood’ sia sulla carta altamente derivativo, non inficia assolutamente sulla qualità di questo lavoro. Fatta questa precisazione, va dato atto ai King of the Opera di aver avuto la capacità di rendere proprio quel che é stato d’altri. Inoltre hanno avuto il merito di rielaborare più archetipi musicali senza mai cadere nel banale e nello scontato, dando un’impronta personale ad ogni pezzo; va sottolineata la disinvoltura con cui questo collettivo ha modificato il proprio registro stilistico passando dal sound piùaccessibile, a tratti pop di ‘Nothing Outstanding’, ad uno decisamente più ostico e che necessita di molteplici ascolti prima di essere compreso appieno, proprio del disco in esame. Una suite – si é detto più volte – introdotta, intervallata e conclusa dall’infrangersi delle onde sugli scogli: in un mood piùintimo che mai la band ha reso in musica e parole il concetto di alienazione diviso tra due degli ambienti più ostili all’uomo: lo spazio ed il profondo mare.
Una nuova pagina dei King of the Opera é stata scritta: ‘Driftwood’ é un incipit meraviglioso.
VELOCITA’: come percorrere migliaia di chilometri in poco meno di venti minuti stando fermi, immobili, ad occhi chiusi.
IL TESTO: “Drifting, I am drifting, I am drifting. Drifting in a sea of shadows, floating in a sea of light” da ‘Counting Shadows‘.
LA DICHIARAZIONE: “credo che tutta la discografia di King of the Opera/Samuel Katarro sia permeata da sensazioni e riflessioni molto intime. Alcune volte questo esistenzialismo si mescola con una certa dose di ironia, altre volte no e in quel caso ciò che scrivo é pura liberazione” Alberto Mariotti a spaziorock.it
UN ASSAGGIO Colours and Lights
IL SITO: kingoftheopera.com

