D’Iuorno – Verità
A distanza di oltre un decennio dall’esordio, e dopo aver attraversato tempeste personali e collettive, il cantautore fiorentino Alessandro D’Iuorno torna sulla scena con Verità, pubblicato il 5 giugno 2026.
Questo nuovo capitolo discografico rappresenta un’esigenza catartica profonda, nata dal dolore per la perdita della madre, che ha spinto l’artista a riannodare i fili del proprio vissuto negli ultimi dieci anni per tradurli in musica. Il titolo non è un artificio retorico: ogni traccia gronda autenticità, poggiando su fondamenta sonore “suonate alla vecchia maniera”, dove chitarre acustiche ed elettriche, basso e batteria dialogano senza filtri o sovrastrutture digitali.
L’album si sviluppa come un cammino eterogeneo tra urgenza rock e intimità cantautorale. L’apertura è affidata a “Stringimi forte”, una ballata romantica e popolare in cui l’amore diventa l’unica ancora di salvataggio per sfuggire a una realtà opprimente, metaforizzata dai giri ipnotici di una giostra. Con il primo singolo, “La ragazza mia”, D’Iuorno mostra invece il suo lato più graffiante e ironico, trasformando una disavventura quotidiana come il ritiro della patente in un rock trascinante, impreziosito da cambi di ritmo irresistibili e sirene elettriche.
La title-track “Verità” immerge l’ascoltatore in calde sonorità western rock, ideali per sostenere un testo diretto che evoca la dimensione del viaggio e della ricerca interiore. Questa spinta lascia spazio a sfumature più riflessive in “Se mi vuoi bene ridi”, guidata da un piano elettrico ciclico e suggestivo, e nell’essenziale “Torneranno i CSI”. In quest’ultima, il legame artistico e ideale con lo storico mentore Giorgio Canali riecheggia in un parallelismo disilluso tra passato e futuro, specchio di un mondo indifferente alle mode che ritornano.
Nella seconda metà del disco spiccano l’incalzante e politico “Non lo senti che”, che sfocia in un potente messaggio sociale, e la sensualità notturna di “Nudi”, un pezzo retto da cassa dritta e chitarre sporche. C’è spazio anche per la nostalgia romantica di “Paris” e lo stallo esistenziale acustico di “Un soffio di vento”, prima di approdare all’audace chiusura di “I love you”. Quest’ultimo brano rappresenta l’episodio più sperimentale del lotto, un mantra minimalista fatto di voci effettate e beat filtrati in cui l’autore si mette musicalmente a nudo.
Verità è un album solido e molto maturo. D’Iuorno firma una raccolta di canzoni nate dall’esperienza vissuta, un rock sincero capace di far ballare, riflettere e, soprattutto, emozionare.

