Interview – Killo

Estate, nostalgia, synth anni ’80 e una buona dose di autoironia: sono questi gli ingredienti di “Ma Che Sfiga”, il nuovo singolo di Killo. Dietro il titolo c’è una storia d’amore finita male, raccontata con leggerezza e accompagnata da un immaginario che mescola le spiagge del Salento e l’estetica degli anime giapponesi. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui per parlare del videoclip, dell’importanza di costruire un’identità visiva e dei prossimi capitoli del suo percorso.

Nel tuo progetto sembra esserci una forte attenzione all’aspetto visivo. Quando nasce una canzone, pensi già alle immagini che la accompagneranno?

Di solito quando compongo sono completamente immerso nel testo e a caccia del preset perfetto sui synth. Le immagini non arrivano subito: prima nascono le armonie, ma dato che racconto quasi sempre esperienze di vita vissuta e disavventure reali, non appena il brano prende forma si trascina dietro un carico di ricordi così nitido che visualizzare il video diventa un processo del tutto automatico.

Come è nata l’idea di utilizzare l’estetica anime per raccontare una storia così legata alla memoria e alla nostalgia?

Volevo uno strumento potente per amplificare quel senso di nostalgia che già davano i sintetizzatori anni ’80. Gli anime giapponesi rappresentano i pomeriggi spensierati della mia infanzia, passati a fare merenda davanti alla TV dopo i compiti; filtrare il ricordo reale di Torre Lapillo attraverso quella lente animata è stato il modo perfetto per renderlo onirico, quasi fosse un set cinematografico immortale. 

Quali sono i film, le serie o le opere visive che hanno influenzato maggiormente il videoclip di “Ma Che Sfiga”?

Non c’è un’opera singola, ma tutto l’immaginario dei cartoni animati con cui siamo cresciuti tra gli anni ’80 e ’90. L’obiettivo era proprio fondere i simboli classici dei nostri litorali italiani, fatti di falò e motorini, con quei tratti grafici giapponesi così iconici, creando un contrasto tragicomico perfetto per raccontare la fine di un amore estivo. 

Quanto è importante oggi, per un artista indipendente, costruire un immaginario riconoscibile oltre alla musica?

Ormai è fondamentale perché là fuori c’è un oceano di uscite continue e il rischio di passare inosservati è altissimo. Se oltre a un testo ironico e a melodie orecchiabili riesci a dare una forte identità visiva, offri alle persone un intero mondo in cui entrare; in questo modo ti riconoscono subito e la tua penna rimane impressa in mezzo a tutto il resto. 

Siamo ormai entrati nel pieno dell’estate 2026. Quali sono i tuoi progetti, musicali e non?

Musicalmente sono chiuso a comporre i nuovi brani per il disco, potendo lavorare al meglio grazie al supporto di Stay Records e Startist di Milano. Sul piano personale, i progetti più urgenti sono decisamente extra-musicali: spero vivamente di non perdere le chiavi di casa ogni due giorni, di evitare laringiti improvvise e che la mia auto decida di non lasciarmi a piedi sotto il sole del Salento! 

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