Bottega Baltazar – Sulla Testa Dell’Elefante
GENERE: songwriting
PROTAGONISTI: Giorgio Gobbo (voce e chitarra), Sergio Marchesini (pianoforte e fisarmonica), Antonio De Zanche (contrabbasso e basso elettrico), Graziano Colella (batteria, percussioni) e Riccardo Marogna (clarinetto, clarinetto basso, sax tenore ed elettronica).
SEGNI PARTICOLARI: quinto album di inediti per l’ensemble padovano, attivo da circa 15 anni e che vanta una produzione legata non solo alla canzone, ma anche al teatro, alla danza e al cinema. Questo disco è nato durante i mesi di ritiro sul monte Summano, poderosa cima che si osserva da tutta l’alta pianura vicentina.
INGREDIENTI: Da sempre, quando lavora sulle canzoni, la Bottega Baltazar mescola tradizione e modernità in un modo molto riconoscibile, grazie a come un suono attuale si innesta sullo scheletro dei singoli brani e su un timbro vocale dall’attitudine più passatista. Qui, il quintetto dà l’impressione di voler guardare anche al di fuori dell’Italia, richiamando ad esempio i Mercury Rev in Sora Del Mont o i Divine Comedy in La Smortina Innamorata. In generale, il suono è molto ricco e dinamico, con i fiati, il piano e un tocco di elettronica che vanno e vengono con naturalezza e fluidità e con una sezione ritmica che anch’essa è presente solo quando serve. Come sempre, le armonie strumentali sono fondamentali nell’evocare con realismo le atmosfere descritte nei testi, i quali, da parte loro, narrano storie che appaiono svolgersi quasi in mondi paralleli ma che in realtà fanno riflettere su tematiche e concetti che riguardano la vita che viviamo qui e ora.
DENSITÀ DI QUALITÀ: è difficile parlare di acquisita maturità per un progetto così longevo e poliedrico, però mai come stavolta la Bottega Baltazar ha osato per quanto riguarda gli arrangiamenti, facendolo in modo sempre intelligente e funzionale alla resa della canzone. Si può ascoltare questo disco con orecchio attento, cogliendone l’infinita quantità di finezze in fase di produzione artistica, ma si può anche goderne, semplicemente facendosi rapire dalle atmosfere e dalle storie che vengono raccontate. Un lavoro, quindi, di altissima qualità, che sa coinvolgere l’ascoltatore su diversi piani emotivi: la leggerezza in A Colloquio Con I Nembi, l’equilibrio tra realtà e fantasia in Drago Bianco, l’adrenalina dell’agonismo sportivo come metafora della vita in Rugby Di Periferia, le difficoltà che stringono il cuore e fiaccano il morale in Venite Adoremus, sono tutti lati della stessa costruzione artistica da vivere con la stessa intensità e lo stesso senso di realismo.
VELOCITÀ: varia come non lo è mai stata per questa band, certo non è che si corra mai troppo forte, però si viaggia su andature anche molto differenti a seconda dei brani.
IL TESTO: “Con la mano a visiera sulla fronte cpntinueremo a scrutare orizzonti cangianti, decifrando giorno per giorno le parole del vento, prima di finire a colloquio con i nembi” da A Colloquio Con I Nembi.
LA DICHIARAZIONE: “ Questo è anche un disco che nasce da un viaggio che se vuoi puoi descrivere come sciamanico, persone che vivono nella città e nella modernità e che se ne distaccano per un periodo per andare in cerca di qualcosa da poter poi restituire sotto forma di creazione artistica. Abbiamo fatto nostro il motto secondo cui bisogna scrivere con i piedi, non nel senso che bisogna scrivere male, ma che bisogna mettersi in viaggio e in ascolto dei luoghi e delle storie che essi contengono” dalla nostra intervista.


