Beatrice Pucci – Le colline dell’argento

ANNO: 2022

LABEL: Indipendente.

GENERE: canzone d’autore, post-rock, folk, alt-rock.

PROTAGONISTI: protagonista assoluta de “Le Colline dell’argento”, ovviamente, non può che essere Beatrice Pucci, che qui non veste solo la parte dell’autrice e della voce di un disco complesso e costruito con attenzione, ma ne arrangia anche i brani, imprimendo al suono una precisa connotazione estetica che diventa strutturale, e pregna di significato. Poi, naturalmente, le parole fanno il resto, riuscendo a legare con efficacia tematiche impegnate che Beatrice riesce a non rendere impegantive e ridondanti grazie all’altra, grande protagonista del disco: la voce eterea, spezzata e talvolta apparentemente incerta della Pucci. 

INGREDIENTI: “Le colline dell’argento” brilla, certamente, per una buona dose di originalità che deriva dal controllo quasi autarchico che Beatrice esercita su tutti gli aspetti della produzione, dalla scrittura al mixing. Per quanto risulti difficile, in una tale e autentica amalgama, riconoscere dei precisi “ingredienti” ispiranti, di certo si avvertono le influenze del folk a là Bon Iver che si addensa attorno a liriche e melodie che ricordano, inevitabilmente, la scena alternative degli anni Novanta. In Italia, si può pensare senza dubbio a Cristina Donà, con la quale Beatrice condivide un certo amore per una scrittura scarna, immaginifica e allo stesso tempo diretta ed efficace. 

DENSITA’ DI CONTENUTO: Non è facile parlare della tracklist di “Le colline dell’argento” perché, in virtù degli elementi fin qui descritti, l’ascolto apre, ad ogni nuova riproduzione, ad interpretazioni diverse, in una moltiplicazione quasi caleidoscopica dei significati che, allo stesso tempo, sembra ben decisa a non offrire risposte. Certamente, il disco gode di una compattezza importante, capace di diventare identitaria anche nelle “sporcature” che la stesura finale offre proprio per questo insistere su sonorità crude, spesso trattate appositamente per essere, paradossalmente, ancor più aspre. Le tematiche espresse, dal retrogusto fortemente esistenzialista, finiscono con l’incastrarsi tra lo stomaco e il cuore, restituendo all’ascoltatore la sensazione di avere fra le mani un diamante grezzo ben deciso a rimanere tale.

VOTO: 7

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