Lunatropica – Mareamaro

Il caldo che resta incastrato nei sedili della macchina dopo una giornata al mare, i neon dei lidi visti dalla provinciale, i distributori aperti di notte, i motorini che continuano a passare anche quando la bella stagione è finita da settimane. “Mareamaro” parte da qui. Da un’estate mediterranea che non ha niente di patinato o consolatorio, che si muove invece dentro una zona sospesa fatta di desiderio, nostalgia e leggera alterazione percettiva. Un immaginario pieno di riferimenti concreti – il Cilento, Palinuro, il Vesuvio, Ferragosto – che nel disco smettono quasi subito di comportarsi come luoghi reali per diventare stati emotivi, superfici attraversate da synth morbidi, drum machine impolverate e melodie pop che sembrano consumarsi lentamente sotto il sole.
La cosa più interessante del progetto dei Lunatropica è che riesce a evitare quasi tutti i rischi legati a questo tipo di estetica. Oggi il revival rétro-elettronico è ovunque, spesso ridotto a una collezione di suoni vintage messi in fila con più attenzione all’atmosfera che alla scrittura. I “Lunatropica”, invece, usano quell’immaginario come punto di partenza per costruire qualcosa di più. Il disco suona caldo nel vero senso della parola. Si sente la salsedine, l’aria ferma di agosto e soprattutto, quella strana stanchezza emotiva tipica delle estati che sembrano non finire mai davvero e che proprio per questo ti appiccicano addosso una malinconia difficile da scacciare.
“Bahia” apre il disco con una sensualità morbida e quasi cinematografica, mentre “Ferragosto 2023” riesce a trasformare uno degli immaginari più abusati della cultura italiana recente in qualcosa di sorprendentemente vivo. I Lunatropica lavorano spesso per sottrazione. Non cercano mai l’esplosione immediata o il ritornello gigantesco, preferiscono lasciare che i brani si sedimentino lentamente, quasi come se tutto il disco fosse attraversato da una specie di foschia luminosa. Anche nei momenti più apertamente pop resta sempre una lieve distanza emotiva, una sensazione di sfasamento continuo che impedisce ai pezzi di diventare semplicemente nostalgici.

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