Be Forest-Earthbeat

GENERE: dream-pop, dark-wave, shoegaze

PROTAGONISTI: Costanza Delle Rose (basso e voce), Nicola Lampredi (chitarra), Erica Terenzi (batteria e voce) e il neo-entrato Lorenzo Badioli (digital e synth)

SEGNI PARTICOLARI: a quasi tre anni dall’album d’esordio Cold, la band pesarese ritorna sulla scena dell’indie italiano (e non solo), con Earthbeat, altro gioiellino dream-pop/shoegaze che conferma la regione marchigiana, dalla quale sono sorti negli ultimi anni alcuni dei gruppi di maggior rilievo del panorama italiano, quale vera e propria fucina musicale .

INGREDIENTI: sin dal primo ascolto, Earthbeat ci catapulta nell’immaginario di un video dei Sigùr Ros, ambientato però nelle coste della provincia pesarese, tra nebbie mattutine e scrosciare del mare. L’atmosfera evocativa dei suoni richiamata da ‘Totem‘, incipit strumentale del disco, ricorda un po’ i migliori XX, e dà  il “la” al pezzo più riuscito dell’album, ‘Captured Heart‘, catchy e malinconico allo stesso tempo. ‘Lost Boy‘, a seguire, e ‘Ghost Dance‘ mantengono un buon tiro e ritornano un po’ agli originali tratti dark di Cold. Con ‘Airwaves‘ si tocca nuovamente il culmine, pause giuste e ritmica incalzante fanno di questa canzone una delle migliori della band. Dopo l’interlude ‘Totem II‘, arrivano ‘Colours‘ e ‘Sparkle‘, di minor spessore e un po’ troppo ripetitive. ‘Hideway‘ è un ritorno alla new wave, quella di Lullaby dei Cure per intenderci, ed è un finale di pace e serenità , di quelle che si respirano al ritorno a casa dopo un lungo e affannoso viaggio. Niente da dire insomma per i Be Forest: maturità  e originalità  vanno a braccetto in questo loro nuovo lavoro, delicato e composto, che li porta ben oltre il confine musicale italiano.

DENSITA’ DI QUALITA’: la natura e il mare sembrano essere gli elementi evocati all’interno del disco, nella loro forma più evanescente, eterea e misteriosa. Rimangono le note dark e i riverberi del precedente lavoro, ma gli stessi concedono ampio respiro all’ascoltatore grazie a note più luminose e ritmiche fiabesche. Complici di ciò forse anche la voce ipnotica di Costanza e l’utilizzo di flauti e arpeggi che ricordano atmosfere antiche. Le tracce acquistano così maggior complessità  e pienezza, quasi a consolidare una maturità  raggiunta dalla band con il lavoro degli ultimi anni, la quale non toglie però quella vena sperimentale che ha caratterizzato il loro esordio.

VELOCITA’: danzanti creature della foresta

IL TESTO: “you keep seeking happiness/ but it’s not behind a new face/ deep in your wound/ there is still blood/ deep in your wound/ you don’t go“, da ‘Colours.’.

LA DICHIARAZIONE: “Pesaro is not a city for young people, there are less and less venues to play at, especially during the winter. Perhaps this lack is exactly what motivates kids to embrace music so passionately” stratto dal sito ufficiale di We Were Never Being Boring.

UN ASSAGGIO ‘Captured Heart’

IL SITO: beforestofficial.tumblr.com

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