Armaud – How to erase a plot

Genere: dreampop, songwriting.

Protagonisti: Paola Fecarotta (voce e chitarra), Federico Leo (batteria), Marco Bovini (chitarra, drum machine).

Segni particolari: Disco d’esordio per la giovane artista romana. Il progetto nasce alla fine del 2013. Inteso originariamente da Paola come semplice “chitarra e voce”, si espande poi nel 2014, quando inizia la sua collaborazione con Marco Bonini e Federico Leo, che aggiungono tra l’altro una batteria e una chitarra.

Ingredienti: Si alternano e si combinano momenti acustici a delay, drum machine e distorsioni, creando melodie ricche, ma sempre moderate. Il lieve tocco di una batteria apre il disco con l’eterea Him, con il suo insistente giro di chitarra e il suo sound scuro; una vera e propria ballata onirica che trascina l’ascoltatore, fin dai primi istanti, in una dimensione ultraterrena. Patterns, singolo che ha preceduto l’uscita dell’album, racconta di scene di vita vissute e del rischio quotidiano che si cada nella routine; in quella trappola chiamata abitualità, da cui diventa difficile uscirne. La forte componente ritmica riesce a rendere bene l’idea. Bk e May, rappresentano l’esempio di quello che doveva essere il progetto iniziale di Armaud: l’essenzialità di voce e chitarra. Loop elettronici che regalano un sound cupo in Songs for lovers; profonda ed intensa, probabilmente il pezzo tecnicamente più elevato.

Densità di qualità: Come cancellare una storia? Paola si pone questo interrogativo e trova la sue armi vincenti: il canto e la musica diventano strumenti per combattere e sconfiggere i propri demoni. Si percepisce l’esigenza dell’artista di dare libero sfogo alle sue angosce, di affrontare quel passato che viene evocato in ogni brano, quasi tristemente. Stralci di vita passata vengono ricordati con quella malinconia che prende la forma di una ballata ed il ritmo di una ninna-nanna. C’è tanta voglia di raccontarsi e di esprimersi. E Armaud ci riesce benissimo. Una voce, a tratti sussurrata, unita ad arrangiamenti elettronici sempre sobri, mai eccessivi, che vanno a completarla ed arricchirla. Un ottimo album di esordio.

Velocità: Lentissima, una soffice carezza al cuore.

Il testo: Am I ready to love you again? If I refuse to recognize myself will i have gonna live? If I refuse myself how much will be love to sing? (Common prayer).

La dichiarazione: “Questo disco per me è una discesa nel più profondo della mia anima. E’ stata una cosa quasi inconsapevole. Ho cominciato ad accumulare materiale e solo dopo un po’ ho capito che quello che avevo prodotto era una metabolizzazione di un qualcosa che volevo superare, ma senza dimenticare” (intervista per Outsiders, 2015).

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