The Smoke Mirrors: tra l’Irlanda e il resto del rock
Ho molto apprezzato questa voce che diviene evocativa tremando un poco sui bordi, quasi a ricordami le volute di This Mortal Coil o le sottilissime educazioni melodiche di Tim Buckley… quasi a riportarmi ad una certa scena favolistica di boschi, anatemi e leggende irlandesi. Apprezzo meno la pronuncia inglese che ahimè ho sempre accolto con poco favore quando arriva da noi italiani. Ho levato il cappello alla capacità di alterare la forma canzone pop e di trasportarla dentro volute anche folk di anni ’70… ma certo è che alcune soluzioni di arrangiamento che troviamo dentro brani come “Blue Skies” potevano evitarle… eccolo “Hunting Ghosts”, il disco dei romani The Smoke Mirrors, un pattern sonoro a due passi dalla psiochedelia d’autore, alternando momenti lisergici e visionari a improvvise aperture elettriche. Il lavoro, curato nel suono insieme a Leo Marchi presso Aurelia Records muove il suo centro tra chitarre cariche di riverbero, strutture progressive e passaggi decisamente più “pop”… la faccia che cambia ad ogni giro di traccia. E ci trovi anche qualche bel momento “nipponico” o percorsi di cemento decisamente industriali. Maledetto drilling… anche in questo disco… una delle cose che avrebbero potuto evitare.
Tanto passato dentro questo disco… che rapporto avete con un certo periodo inglese anni ’80 e ’90?
È la nostra base di partenza, è la musica che ci ha cresciuto e nutrito e che continua a piacerci più di tutto, diciamo che ci viene naturale.
Il folk? Radici profonde, da Tim Buckley a tanto altro… o sbaglio?
Anche il folk, specialmente quello celtico e dell’est europa anche per la provenienza di Lidia (la Romania) influenza molto il modo di cantare che onestamente amiamo perché ci caratterizza …poi può piacere o no ma è il nostro marchio di fabbrica.
Fantasmi che oggi rappresentano…?
Rimpianti, persone che non ci sono più e ti restano dentro, rimorsi, ossessioni e sensi di colpa. Ci conviviamo tutti, questo disco è pensato anche per esorcizzarli e riuscire a vivere più sereni.
Un disco, dichiarate, che in qualche modo racconta un vostro cambiamento: ovvero?
Il cambiamento è nelle cose lo assecondiamo costantemente siamo un gruppo in crescita continua come ricerca e quindi lo ricerchiamo, se si sentono i nostri lavori precedenti ci si rende conto delle metamorfosi continue che affrontiamo.
Un tempo strano quello dentro cui viviamo… questo disco come lo racconta e, secondo voi, che spiegazione ne da?
Lo racconta fotografandolo per quanto più fedelmente possiamo, ne da una spiegazione vera e cruda a volte la verità va sempre affrontata anche se fa male.
Elettronica: anche questo ingrediente sembra avere radici nel recente passato. O sbaglio? Niente futuro?
È un elemento cardine e lo sarà sempre nelle nostre produzioni anche nel futuro, va solo dosato insieme agli altri suoni non escludiamo pezzi “dance” ci piace molto sperimentare come dicevo .



