Roccia Ruvida: Zuccarino Rehab

Decisamente di poche parole ma complete di tutto. Non aggiungerei una virgola compreso il plauso che gli volgo nel momento in cui fa ammenda delle sue fragilità, del suo essere schiavo del tutto come lo siamo tutti. Basta con queste risposte politicamente corrette… diciamo la verità: siamo schiavi di questo mondo tecnologico. Amen.

Zuccarino Rehab tiene testa a questo nostro semplice gioco di far domande spigolose e, come detto, fa un punto della situazione decisamente pulito e preciso. “Suite numero due – Catena”, questo suo nuovo disco di inediti, lavoro di rock e di un pop popolaresco, da camerata, da rione in festa. Ma anche di suono suonato, acido, in cerca di libertà e riabilitazione, come dice lui. Che poi il drumming che arriva da ogni traccia è assai seducente, segno di come di lui forse conosciamo prima il suo essere batterista e poi cantautore. Un bel disco che cerchiamo di mettere sotto la nostra lente di ingrandimento, acida e spigolosa come sempre.

L’era dei dischi pop è passata. Prima c’erano gli anni ’80 a decretare la moda dell’indie oggi sembra che tutti vogliano cercare il diverso. E poi alla fine si torna sempre all’ovile… non mi dire che anche tu hai fatto ricerca… vero?

Devo dire che l’ovile non l’ho mai lasciato, mi fanno paura questi tempi moderni, ma negli anni ’80 è successo tutto. Quello che oggi si tenta di riproporre, non è altro che frutto della ricerca di qualcun’altro…

Questa seconda suite narra vicende perse nel 1500. Oltre 500 anni fa. Con l’ignoranza che c’è oggi che ormai non sappiamo neanche cos’è successo 20 anni fa, come pensi che possa interessare quel che è accaduto a quel tempo? Dunque cosa ti ha spinto a tanto?

Hai dannatamente ragione! Sono anni che provo a proporre qualcosa di più stimolante, ma le menti sono dormienti…Però qualche testone tenace come me c’è ancora e gli piace intrattenersi a parlare di musica ogni tanto…

E poi il dialetto. Molti pretendono di diventare internazionali con il dialetto. Eppure celebriamo dischi in inglese quanto la maggior parte di noi non capisce una parola di quel che ascolta. Quindi perché secondo te non funzionano molti dialetti? E dunque, perché ostinarsi ad usarli?

Io non mi sono fatto mai il problema, in Abruzzo non abbiamo un grande repertorio come i napoletani o i salentini, ma certamente la mia musica è approdata in ogni angolo del mondo, Europa, America e fino in Australia…

“Libera liberata” è un titolo che mi porta a parlare di libertà. Facciamo tutti gli artisti in preda a consapevolezze di personalità e poi ci omologhiamo tutti. Tutti uguali. Nello specifico: parli di libertà, anche nel bel video di lancio… eppure finisci su Spotify, schiavo come tutti della visibilità. Cosa mi rispondi?

Il malanno dell’arte, è che qualcuno debba catalogare e valutare le opere secondo criteri personali. Oggi viviamo tempi tecnologici, mercenari e anch’io sono schiavo delle piattaforme digitali, ahimè!

E come sempre chiudiamo abbassando l’ascia di guerra. “Suite numero due – Catena” è davvero un disco privo di stereotipi e di cliché. È preziosa questa sensazione di personalità che si respira oggi. Che poi noi pensiamo che alla personalità si associ una inevitabile distanza dagli altri che sono meno individui e pi soggetti aderenti alla massa. Un disco come questo è assai privo di aderenze con le mode e con le abitudini. Come ti rapporti a questa distanza inevitabile? Come gestisci quella sgradevole impressione che hanno molti e cioè di parlare a persone che non sono in grado di capire o non ne hanno gli strumenti o semplicemente la voglia? Insomma come e dove trovi la motivazione per restare in pista dopo tutti questi anni di grande carriera?

Confido nei piccoli centri culturali che vanno riformandosi. Sono sicuro che potremo continuare ad essere coerenti e ricavare nuove adesioni, poi non vedo l’ora che mia figlia cresca per vedere come andrà a finire…

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