Roccia Ruvida: Sergio Tentella

Sempre esageratamente difficile muoversi dentro linee di confine che stanno in bilico tra quella morale facile all’uso e il vero lavoro di ricerca e di artigianato quando dietro ogni cosa ci sono i computer. Come quando si parla di registrazioni analogiche e digitali. Come quando si parla di wave ed mp3. Come quando si sta davanti un quadro d’arte contemporanea. Il calderone è infinito e ricco di derive. Certo è che questo primo EP di Sergio Tentella, artista, percussionista, sperimentatore all’orecchio quotidiano di tanti, professionista sta scrivendo una sua personale carriera ricca di tante soddisfazioni e traguardi notevoli, stimola l’ascolto e la curiosità, rende visibili le ombre e lascia sconfinare oltre il confine rigido della matematica. Oggi approda ad una sua prima scrittura, privata, ermetica, visionaria, acida quanto basta e melodica a piccole dosi per gli avventurieri comuni. Ascolto “Space Pocket Shapes” e mi chiedo quanto alla fine si capisca della pittura astratta, quanto ci sia di davvero condiviso, quanto il pubblico capisca o faccia la pecorella in coda per omologarsi a quel certo modo di apparire. Ne parliamo con lui che stuzzichiamo con le nostre solite domande spigolose… e certamente, chi ha carattere e contenuto, sa prendere per bene quel che c’è di vero dietro il gioco delle spine. “Space Pocket Shapes” resta un lavoro che solleva la razionalità dal dover per forza dare risposte e regole alle cose. Ci vuole fantasia per un progetto interessante come questo… merce rara…

Parliamo di sperimentazione. Eppure se mi concedi il lusso di essere schietto e sincero, ci vuol poco a sperimentare quando un computer oggi fa tutto con un click. Un tempo i suoni e le idee nascevano anche da un lavoro tecnico manuale… oggi? Comoda la vita per parlare di sperimentazione… non trovi?

Hai ragione, i software se usati bene sono una bella svolta…

Permettimi di dire che quando scegli di usare dei sintetizzatori in una produzione se non usi preset già impostati, c’è un grande lavoro di costruzione, lo stesso vale per il suono che vuoi ottenere da uno strumento acustico.

Tutto il lavoro che c’è dietro alla semplice registrazione è davvero notevole, posizionare i microfoni, accordare lo strumento per ottenere esattamente le sonorità che vuoi nel pezzo fanno parte a tutti gli effetti del processo di composizione e produzione…

Ovviamente non trascuriamo il fatto che c’è un contributo importante dato dal suonare come nel tuo caso. Ma in generale oggi “suonare” è anche un dettaglio. I computer suonano anche al posto nostro… erano altri i tempi in cui l’elettronica si suonava… cosa ne pensi?

Anche qui dipende da che punto di vista vedi le cose e soprattutto dal genere di elettronica che fai.

Se vai sul mondo dei modulari ad esempio c’è un grande lavoro di costruzione e di ricerca, molti artisti che seguo usano il computer solo per registrare, c’è una grande ricerca nei suoni di ambiente catturati, nel far coesistere sample e strumenti suonati dal vivo.

Un Ep breve di brani che non hanno forma e sfida le attenzioni di un pubblico che oggi non ha tempo da perdere se non per mettersi in mostra dentro i social. Due domande a raffica: quanti avranno dedicato il loro tempo quanto meno a “confrontarsi” con un dialogo così fuori schemi come il tuo?

Mi fa piacere che per te sia un lavoro fuori dagli schemi 🙂

Sui social non mi sono mai mosso abbastanza bene, non ho pubblicizzato molto questa mia uscita.

A giudicare dai commenti che ho ricevuto in privato ho avuto la giusta attenzione da parte di conoscenti e colleghi che si sono incuriositi ed hanno ascoltato questo EP.

Al di fuori di questo è una prima uscita, sicuramente in futuro dovrò muovermi diversamente e far un lavoro diverso anche sui social.

E poi soprattutto: secondo te quanti lo avranno codificato?

Da interno mi sembra un linguaggio molto diretto, c’è molta melodia e molta linearità nelle ritmiche…

Credo che chi l’ha sentito abbia colto il mio messaggio.

Oppure alla fin della fiera la gente, assimilato il fatto che non ha granché da capirci e valutata che la struttura sta in piedi anche con un gusto estetico che quantomeno non “stona”, dirà WOW CHE DISCO per non fare la parte dell’ignorante?

A giudicare dai commenti ricevuti, sono stati tutti molto composti, “WOW CHE DISCO” è arrivato da pochi, mi piace pensare che sia stato accolto nel modo giusto 🙂

L’ermetismo di questo lavoro secondo te allontana i superficiali o, capito che questo è il tempo dell’estetica e solo di quella, rende fighi e “alternativi”?

Si capisce subito quando uno è un figo alternativo autentico o uno che gioca ad apparire in quel modo. Lo stile in qualunque ambito è autentico quando non segue le mode e i clichè.

Come sempre chiudiamo le interviste abbassando l’ascia di guerra che spero non sia servita alla guerra quanto invece alla rivoluzione. Eppure “Space Pocket Shapes” si presenta in un mercato ampiamente obeso di proposte tutte molto ligi al dovere, alle forme mainstream, al rifacimento di soluzioni funzionanti. “Space Pocket Shapes” si affida soltanto al potere visionario di ognuno. E questo significa sperare che nella gente ci sia ancora fantasia utile da usare allo scopo. Ci racconti la tua fantasia? Quali sono le visioni che hanno generato queste scritture?

Ti ringrazio per il complimento…

La fantasia di questo EP è stata quella di seguire un flusso incosciente ed arrivare ad un risultato per me appagante nel momento stesso in cui l’ho realizzato.

Questo EP per me è già vecchio, mi ha già stupito, ho bisogno di altro e seguirò lo stesso criterio che mi ha portato a stupirmi con “Space Pocket Shapes”: “SCOPERTA”.

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