Roccia Ruvida: Serena

Beh come dire… l’inquietudine di dentro, la speranza che tanto ci racconterà e che tanto vien fuori dall’ascolto della sua musica, penso sia un macigno o una forza che viene (appunto) di dentro… possiamo cambiar vita, luoghi e geografie ma forse, e dico forse, resta comunque. Serena ho molto da insegnarci su questo tema che solo in una timidezza apparente prende derive altre, diverse e decisamente interessante. Il suo Ep nasce da questo anche… “Welcome to Wasteland” si poggia sull’inquietudine di un tempo “sprecato”, una terra di opportunità “sprecate” (le virgole le si usa per rispetto vero tutto e tutti)… “Welcome tu Wasteland” è un piccolo disco di sfogo personale, di suoni industriali, notturni e poco inclini alle facili soluzioni. Dopo l’ascolto mi sembra importante non fermarsi mai, neanche quando piove… come disse il saggio… e non sono frasi buttate a caso!!!

Devo dire che è uno sport nazionale quello di lamentarsi delle opportunità sprecate. E ti metto alla prova: sprecate da te o dal sistema che tanto ci fa comodo accusare sempre?

Entrambe. Se in “Ophelia” e “Streetlights” il focus è sulla mia storia personale, in “Wild Lavender” il dito è chiaramente puntato contro il sistema capitalistico e consumistico in cui viviamo. Di fatto le persone e le aziende che potrebbero cambiare le sorti climatiche del pianete le conti sulla punta delle dita. Ma cosa fare nel mentre? Stiamo ad aspettare la fine del mondo? continuiamo ad essere testimoni impotenti della nostra distruzione? Io non ci sto, e ci tenevo a ricordare a chiunque ascolti il brano che anche il più piccolo gesto, per quanto possa sembrare insignificante, contribuirà al grande cambiamento di cui tutti abbiamo bisogno.

Devo dire che questo disco osa. Ma poi lo sai benissimo che osando si esce fuori dal seminato delle opportunità… purtroppo. E quindi? Il senso di far musica qual è? Domanda difficile direi…

Altre opportunità sprecate quindi? che ironia vivente che sono. Scherzi a parte sono consapevole di non aver rispettato i canoni classici della canzone Pop e di aver preso generi e stili diversi ed averli mescolati incurante delle regole del mercato musicale. Ma io avevo bisogno di comunicare la mia storia e mi importava solo che rispecchiasse i suoni che sentivo dentro di me.

Emigrare oggi. Tu ne sei un esempio forse. In qualche misura è anche una forma di vigliaccheria? Lasciare la propria terra perché non si hanno le capacità? Magari la tua storia è diversa ma restando su questo filone che mi dici? Che poi approdati nella “terra promessa”, tutto funziona meglio o non si vede l’ora di rientrare a casa?

Gli expat vivranno sempre con il rimpianto della terra natia ed il rimorso di “non essere stati in grado” di vivere dove sono nati. Pensa Dante Alighieri.

Personalmente l’unica cosa di cui non sono stata capace è stata piegarmi alle regole di un sistema che trovo ingiusto, un sistema in cui non è vero che se ti impegni e lavori sodo e sacrifichi tutto quello che hai alla fine ce la fai. Me ne potete fare una colpa?

Amo l’Italia, sono orgogliosa delle mie origini e vivendo all’estero ho imparato ad apprezzarla ancora di più. Ma adesso ho bisogno di svegliarmi la mattina in un posto che mi dia speranza, e quel posto per adesso l’Italia non è ancora riuscito ad esserlo per me.

E questi suoni distopici densamente delicati nel loro essere futuristici… nascono da una coscienza artistica o da un mero gusto estetico? Ormai siamo tutti figli dell’estetica alla quale poi demandiamo anche significati artistici… assai comoda come dinamica!!!

Ma perché la musica non può essere anche estetica? L’estetica è la ricerca della bellezza e la Bellezza, qualsiasi sia la definizione che vogliamo darle, è arte.

Abbassando l’ascia di guerra e devo dire che questa puntata mi è stata assai difficile perché mai per una volta ho trovato assai coerenza dentro un disco e dentro una voce. Ci troviamo tra le pieghe del mondo sociale, quello distorto dalle nuove condizioni umane. Ed ecco la mia domanda: questo suono ricco di personalità, questo breve disco che ho apprezzato da vicino, pensi sia frutto (in parte) del “degrado” umano che stiamo vivendo oggi?

Innanzitutto vi ringrazio per aver notato la coerenza nel mio EP, è per me un elemento di grande importanza, nella vita come nel lavoro. Per rispondere alla vostra domanda invece sicuramente un disco è figlio del mondo in cui l’autore è immerso. Noi artisti ci vantiamo spesso di avere una sensibilità più spiccata e quindi capaci di captare e raccontare un’epoca mentre la stiamo vivendo.. Ma se tutto ciò fosse vero allora l’artista dovrebbe anche incaricarsi del ruolo di commentatore sociale del mondo che lo circonda, e purtroppo non lo vedo fare sempre dai miei colleghi.

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