Roccia Ruvida: Sasha Vinci

Sasha Vinci è un artista a cui dedicherei qualche lettere maiuscola. Visionario, indagatore dell’uomo e del suo modo di stare al mondo. Secondo quel mio piccolissimo punto di vista che lascio libero di andare, Sasha Vinci lo trovo come un avventuriero in cerca della verità umana che si cela dietro le maschere del vivere quotidiano. E usa l’arte visiva, usa le forme, i colori, usa il corpo nei suoi movimenti… usa i dettagli. E infine usa i suoni, affidandosi alla collaborazione di Vincent Migliorisi. “Mercurio” è un disco che sicuramente richiede tempo e immersione e no, caro Sasha, non sono d’accordo. Regalare musica, se suona come un gesto popolare e di vicinanza in questo tempo assurdo, è una grande mancanza di rispetto per la musica stessa. Ma io trovo che svendere il mestiere dell’arte non avvicini le persone… le allontani grazie alla magica chimica dell’indifferenza che si posa sull’opera quando questa diviene priva di valore e di quel filtro fondamentale che è l’esperienza. Lo dico a gran voce ormai da tempo. È il mio semplice pensiero, sia chiaro e tal deve restare. Poi ognuno poi fa quel che vuole e dev’essere padrone di questo. Intanto che bel disco è “Mercurio” e che belle queste interviste quando intercettano gli artisti, con qualche lettera maiuscola a corredo…

Canzone d’autore, pop digitale e tanto tanto altro che torna ciclicamente. Ma perché “Mercurio” dovrebbe essere ascoltato secondo te?

Ho creato questo progetto musicale in modo assolutamente spontaneo e per certi aspetti anche egoistico. L’intento è sempre lo stesso, creare mondi, costruire nuove visioni, spingermi nel baratro dell’incertezza, attraversare le luci e le ombre della realtà in cui sono immerso.

Mi chiedi perché le persone dovrebbero ascoltare “Mercurio”. Ribatto con un’altra domanda: perché non dovrebbero?

Poi c’è tantissima visione di simbolismi, di forme strane, di opere d’arte astratte e figurative… già siamo tutti distratti e superficiali, come pensi che si possa codificare subito tutto questo nel pop di oggi?

“Mercurio” parla anche di questo, delle nostre distrazioni, delle nostre superficialità, delle paure che ci dominano e ci avvolgono come ombre. Siamo calati in una società che ci impone di vivere con ritmi meccanici e ripetitivi, poco naturali. Spesso i diversi mezzi di comunicazione diffondono concetti effimeri e di facile consumo. Sono poche le persone che rischiano, pochissime quelle capaci di lanciarsi nell’abisso. “Mercurio” è un’opera che richiede del tempo, bisogna fermarsi e ascoltare la sequenza delle canzoni, per entrare e comprendere quel mondo multiforme e complesso che ho cercato di creare attraverso la musica, le parole, le immagini e il canto.

E poi le liriche, che sembrano quotidiane ma non lo sono. Insomma come a dire: mettiamo delle distanze dal pubblico?

Assolutamente no. Nella mia arte, in particolare nelle performance, l’intento è quello di coinvolgere le comunità del luogo in cui si svolge l’azione. Cerco sempre di creare una connessione e un coinvolgimento attivo con le persone.

“Mercurio” è un’opera che non vuole allontanarsi dal pubblico, al contrario, desidera abbracciarlo e contaminarlo. Sicuramente i concetti dell’album sono articolati e complessi, ma non per questo devono necessariamente essere elitari. La speranza e il desiderio è quello di riuscire ad arrivare ad una moltitudine di persone, anche attraverso i mezzi digitali che abbiamo a disposizione, le radio e le diverse piattaforme musicali web come Spotify.

E dopo che hai lavorato tanto, di produzione, di studio e di ricerca… l’economia di questo disco, che sarà costato parecchio anche, finisce gratis in rete? E l’arte si svende così? Domanda che rivolgo spesso a tutti cercando di trovare una spiegazione a questa assurda normalità che avete tutti…

In accordo con la mia galleria, aA29 Project Room, che ha supportato l’intero progetto, abbiamo scelto di rendere l’album accessibile a tutti, con un semplice click, e dunque gratuito, attraverso Spotify, Youtube e altre piattaforme web di pubblico utilizzo. Questo senso di fluidità, presente concettualmente in “Mercurio”, sta anche nella possibilità di non porsi limiti e arrivare a più persone possibili. E questo punto era fondamentale specialmente in un periodo in cui la libertà umana, con le tante chiusure, i lockdown e le limitazioni agli spostamenti, veniva messa in discussione. Voleva essere un segnale per chiunque lo ascoltasse e per chi lo ascolterà a breve, un dono al mio pubblico.

Dell’album, tuttavia, non esiste solo una versione economica e digitale, ve n’è anche una fisica, raffinata e dal design studiato nei minimi dettagli: si tratta di un cofanetto d’artista che contiene il vinile di “Mercurio” in edizione limitata annesso alla mia monografia.

E come sempre alla fine abbassiamo l’ascia di guerra. Sasha Vinci e Vincent Migliorisi. Il suono e la forma, le liriche e la melodia, la canzone e gli arrangiamenti. Cosa è nato per primo e chi è figlio di chi? La mutua collaborazione, il senso primo dell’arte in fondo… nella coppia si ricerca il proprio io oppure si ricerca altro da sé? Che poi alla fine dove finisce uno e dove inizia l’altro?

Parole e accordi sono sicuramente la prima scintilla. Scrivo e compongo le canzoni in modo naturale e istintivo, accompagnato dalle note della mia chitarra. Successivamente con Vincent inizia quel viaggio imprevedibile nel mondo degli arrangiamenti, in cui il brano si colora e si trasforma. Insieme analizziamo la struttura ritmica, i giri di intro, i chorus, i bridge e la scelta dei suoni o degli strumenti da utilizzare. Questo è il momento della sperimentazione, in cui modelliamo la struttura della canzone, ne assaporiamo la complessità e le possibilità. È il momento in cui le nostre differenti personalità trovano, nella musica, un mezzo di espressione, per creare qualcosa di condiviso e unico.

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