Roccia Ruvida: Luciano Macchia Crooner

Sinceramente ho capito poco queste risposte. Sinceramente ho capito poco anche questo modo di tenersi a debita distanza da quella che voleva essere un’analisi fatta assieme e non contro, com’è consuetudine di questa sfiziosissima rubrica di Indie_Roccia. Ma il non capire (mio in questo caso) non significa che sia sbagliato. Duro fatica a cercare la chiave di lettura, questo è vero, ma è anche vero che di quando in quando fa capolino ma che ecco: non è proprio così sfacciata.

E proprio pescando nel senso delle ultime due righe – a loro volta pescate dalle liriche del suo disco – che sento di sposare a pieno ancora una volta Roccia Ruvida: proprio perché questo circo di apparenze è assai triste, concediamoci il lusso di liberare le opinioni all’indirizzo – assolutamente scomodo – di questo stesso circo che significa per molti lavoro (quasi mai agiato peraltro proprio in virtù della finzione di cui sopra). Ne avremmo tanto da dire, dal Premio Tenco alle tantissime proposte che vendono pubblicate ogni giorno perché ogni giorno è sempre più sdoganata la libertà di dire la propria.

E poi, in questo circo triste, esistono artisti di lungo corso che di cose da dire ne hanno e soprattutto hanno l’esperienza per farlo come si deve. Luciano Macchia detto Crooner è un trombonista, uno di quelli che dicevo, che trovi sempre accanto ai grandi nomi, sui palchi importanti, dentro i giornali famosi. Pesco dal suo mondo questa ultima sua fatica discografica che nasce una notte di nostalgica osservazione, nella sua Basilicata, durante la pandemia. Ed il risultato, intitola “L’estate che va”, è un disco frizzante di ska e di folk all’italiana, di quel pop quadrato che sta sempre “sul battere” come direbbe qualcuno. Ho provato a stuzzicarlo perché da un professionista simile speravo di ricevere grandi risposte. E invece… forse sono noioso!!!

Oggi il suono sta prendendo tante di quelle derive assurde. Tutti in cerca di rivoluzione. Ma poi ci sono artisti come te che ripercorrono sfacciatemente le radici classiche. Mancanza di originalità o incapacità di cercare altro?

Ah… non saprei, quel che è certo che questo disco è ciò che sono.

Che poi il crooner… un modo come un altro per evitare di fare il cantante?

Ah… possibile… pongo un quesito: conoscete qualche neonato che non si addormenti con la ninna nanna cantata da sua mamma … magari con una voce un po’ da “crooner”?

E poi questo tempo assurdo in cui anche un TENCO decide che il miglior disco di cantautorato italiano (tra le nuove proposte) è quello di Madame, dunque un Luciano Macchia Crooner dove pensa di andare o a chi pensa di parlare?

Vado dove mi porta il cuore… e sopratutto penso e mi auguro di parlare a chi ha interesse ad ascoltarmi.

La Basilicata… dicono che non esiste, un po’ come il Molise. Ci sarà una ragione per questa voce di popolo o solo superstizione?

Bhe…. Grazie a Rocco Papaleo, Mel Gibson penso che un po’ di notorietà sia arrivata per la Basilicata… riguardo la superstizione penso che la Basilicata ne abbia da vendere 🙂 (descritta benissimo in un libro di Ernesto De Martino – Sud e magia )

Che poi cosa spinge un musicista di lungo corso come te a scendere in prima linea da cantautore? Il bisogno di apparire e di essere protagonista?

Sicuramente non mi è mai interessato l’essere protagonista…. Cosa mi ha spinto? Non lo so di preciso… comunque le mie canzoni sono scritte tutte di getto, dando poco spazio alla razionalità.

Come sempre a chiusura abbandoniamo l’ascia di guerra e torniamo sulla via coerente: un disco questo pulito, trasparente, democratico anche. Io l’ho anche pesato con un ottica sociale se penso a quanta importanza ci sia dietro ogni radice che ci portiamo dentro. Dunque questo lavoro è stato per te una riscoperta della verità?

Vi lascio con una fetta di testo dell’ultima canzone presente nel nuovo disco che si chiama proprio “Il circo della verità”.

Maghi funambolici arrivisti clown più costretti ad esser tristi il circo, della verità.

Musicanti sempre all’arrembaggio di talent radio e sempre di un ingaggio tutto, è pura follia.

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