Cisco: un doppio disco dalla soffitta di casa sua

Un disco che alle mani pesa più del solito. La bellezza della nostalgia qui la fa da padrona, tesse i fili di questo doppio disco (cd o vinile che sia) a firma di Stefano “Cisco” Bellotti, voce storica del folk italiano di matrice irish che, dopo quella grande famiglia che arricchiva i Modena City Ramblers, ha sempre cercato la via personale dentro suoni altri, americani spesso, ma senza mai allontanarsi troppo dal “verde delle Highlands” – come disse un tale. E questo nuovo lavoro “Canzoni dalla soffitta” è inevitabilmente anche un tornare indietro, un guardare alla propria storia, alla propria vita, ai suoni che sempre teniamo dentro le tasche. Non a caso forse uno degli estratti recenti è proprio “Riportando tutto a casa”, titolo preso in prestito a quell’esordio dei MCR del 1994… non a caso è un brano che la storia la racconta per davvero, e lo fa anche dentro il video ufficiale che troviamo in rete che ci regala belle immagini di repertorio della vita in musica di Cisco, fino ai suoni che ospitano lo storico whistle di Franco D’Aniello.

Eppure nella tracklist di “Canzoni dalla soffitta” c’è spazio anche per quella trasgressione di cui accennavo: “Leonard Nimoy” su tutti, brano che nasce dalle ispirazioni di un rapper, con il bit incessante che quasi nasconde la natura irlandese… quasi ci riesce a farsi metropolitano. Cisco parla di società come sempre, parla di giustizia e della verità che il lockdown ha nascosto fingendo di tradurlo in distanze e realtà virtuali. Abbiamo bisogno di “accompagnare i nostri figli a scuola” e di vivere la vita tra “Baci e abbracci”. Colpiscono le citazioni, dal fantasma di Tom Joad di Springsteen nella traduzione di Luca Taddia (anche questo brano ci è stato tramandato da lui durante i tempi di pandemia) fino ai sempre moderni Rolling Stones di “Dead Flowers” che qui diventa “Fiori morti”. E spulciando c’è anche Dylan da qualche parte, forse non menzionato come avrebbe meritato…

E non è tutto. C’è un secondo disco, dietro questo, accanto a questo. Per alcuni aspetti ancora più importante di questi inediti. Un disco che contiene cover, omaggi alla sua storia, quella dei Modena City Ramblers, ma anche un omaggio alla storia sua personale, di canzoni che arrivano dai traditional, dal popolo partigiano, dagli amici e colleghi (e qui svetta la Bandabardò). Cisco imbraccia chitarra e armonica e canta dalla sua soffitta come faceva nei video durante il lockdown. Canta le sue canzoni e ce le regala nude, crude, vere, in carne ed ossa, senza editing digitali. “Live dalla soffitta” è forse il più bel disco di Cisco che abbia mai sentito. E leggo testualmente dalla presskit: per la prima volta canta anche in inglese e ci regala la sua versione di un immortale “By this river” di Brian Eno. E cerco nella memoria e mi chiedo se davvero Cisco non ha mai cantato in inglese…

Insomma più che un disco è una vera esperienza alla quale non posso rinunciare, fosse solo per il prezioso valore che la memoria porta con se. “Canzoni dalla soffitta” e “Live dalla soffitta” sono un disco solo, un’opera in due momenti unici, un prezioso viaggio di memoria, di storia, di nostalgia e di fragilità. Ed è vero che manca la ricerca e l’innovazione, è vero che ritroviamo esattamente quel che ci si poteva aspettare… ma è anche vero che di tutto questo futuro e di questa santa innovazione, a forza di cinguettarci contro, non sta restando altro che un popolo che ha quasi dimenticato chi era e soprattutto da dove stava venendo.

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