Roccia Ruvida: 10 HP

Che dire di questo santo pop che impera ovunque? E che dire di questo santo pop che prende derive “americane” nel suo fingersi rock quando costella le soluzioni di suoni distorti e di un drumming colpevole di arroganza? Non so cos’altro aggiungere visto che, a mio avviso, il 90% dei dischi pop o pop rock sembrano somigliarsi tutti, uno sull’altro… e i siciliani 10 HP non hanno niente di meno e niente di più rispetto a mille altre proposte che trovo nel cestone italiano. Ma a guardare bene, anzi ad ascoltar meglio, forse una cosa esiste e devo dire che vince su tutte: la genuina trasparenza della loro semplicità. Detto questo, musica artefatta che suona bene c’è e funziona anche per il nostro “libero” mercato. Ma in questo loro nuovo disco dal titolo “Mantide” direi che a vincere è quel fare sincero nei confronti di se stessi prima e del proprio pubblico dopo. Che sia main stream, come accadde quando andarono a Sanremo, che sia di nicchia oggi che i riflettori del grande palco sono spenti. Vorrei tanto sapere chi li accende, come, quando e con quale logica… se avessi Motta o Calcutta a portata di mano…

Io partirei proprio dal parlare di pop. Ma non pensate che siamo oberati di dischi e che il 90% di questi siano pop nelle loro tante sfaccettature? La ricerca, la sperimentazione dov’è finita? E che frutti porta il riciclare sempre le solite forme, i soliti cliché, le solite soluzioni? Poi ovviamente ognuno dirà che nel proprio disco ci sono mille caratterizzazioni uniche nel suo genere… però…

Beh, nel nostro disco ci sono mille caratterizzazioni :)))

A parte gli scherzi, crediamo di aver ricercato il sound che più ci appartenesse, nella ricerca testuale e dei significati crediamo molto, ovviamente è innegabile che il nostro “format-canzone” sia rock con forti ed evidenti sfaccettature pop, sicuramente in un periodo dove la tendenza è tutt’altra, vedi trap, reggaeton, pop vero e proprio.

Un’altra domanda cattiva. Secondo voi oggi la canzone, peraltro pop rock come la vostra, che utilità ha? Ormai niente più arriva alla gente, la disattenzione e l’indifferenza impera ovunque… per non parlare del lato economico che è davvero inesistente. Dunque secondo voi, un disco oggi che senso ancora può avere? Perché lo si fa?

Il nostro primo obiettivo, alle soglie dei 40 anni, è esprimerci, buttare fuori quello che abbiamo dentro, se poi questo arriva alla gente, che il nostro pubblico sia grande o di nicchia, siamo ancora più felici.

Come dicevamo prima, siamo oberati giornalmente di continue produzioni musicali e la battaglia per ricevere attenzione è continua e senza esclusione di colpi.

Sul lato economico…no comment.

In tempi di COVID muoiono anche i concerti. Certo è che prima non è che vivessero di grande salute. Dunque levato anche questo aspetto, per band “indie” come voi, cosa resta?

Siamo “INDIEscutibilmente” fottuti, ma in attesa di cambiamenti epocali, speriamo non in peggio!

E dunque denunciamo come si deve questo pubblico che non ascolta oltre il suo orticello (che magari non ha neanche gli strumenti per capirlo)… denunciamo questi live che si fanno solo se fai vendere birra… ma a forza di denunciare tutto questo, usare forme e cliché cosiddette “main stream” non è un po’ come “leccare il culo” (scusate la diretta volgarità) al pubblico pagante e a dargli in pasto cose di cui è abituato?

Il pubblico giusto, quello attento, che ricerca, che non pratica un consumo “usa e getta” della musica, esiste ancora. È però diventato una nicchia nostalgica e quasi satura a cui è molto difficile accedere. Sui live tenuti in piedi dalle vendite di birra, vino, panini e formaggi tipici, non possiamo che essere d’accordo, ma questo riguarda ormai il rock, il jazz e qualsiasi forma di musica suonata.

Bella la citazione di “Ritorno al Futuro” che c’è nel primo video. Quanti l’avranno capita secondo voi? Ma soprattutto… quanti click ha portato la bellissima attrice? Ormai la music passa prima da qui…

In realtà, com’era prevedibile, l’hanno colta per lo più gli ultratrentenni anzianotti come noi!!! Sui click da attribuire all’attrice dovremmo chiedere a YouTube, probabilmente anche l’occhio vuole la sua parte…

Come sempre chiudiamo abbandonando questo mood spigoloso e tornando comodi e seriosi sul tema. “Mantide” rispolvera certamente uno stile che ha reso celebre un periodo italiano di grande musica. Siete ampiamente ancorati a tutto questo vero? Cosa rappresenta per voi quel momento storico musicale… e come l’avete attraversato?

Più che ancorati, siamo cresciuti musicalmente in quel periodo. Ci siamo formati ascoltando quel pop rock classico che è nel nostro DNA. Probabilmente accoglieremo qualche piccola contaminazione elettronica nei prossimi lavori, mantenendo comunque il trio (chitarra, basso e batteria) come struttura portante della nostra musica.

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