Roccia Ruvida: con Beppe Dettori & Raoul Moretti

Decisamente stimolante pizzicare sul vivo due artisti “alti” che alla musica, nel loro “piccolo”, ci pensano in modo “alto”. E dalle altezze spesso però si perde il contatto col terreno, quaggiù dove la musica o è gratis oppure non interessa a nessuno. E i paradossi in tal senso sono innumerevoli. Che poi non è proprio così, ha ben ragione il buon Dettori… ma forse questo vale per chi ha lunga carriera alle spalle costruita dai tempi d’oro in cui la musica aveva anche un peso economico e non solo culturale e sociale. Chi nasce oggi invece vive di sola effimera esistenza immersa dentro paradossi che hanno dell’assurdo. E dischi preziosi come “Animas” che mettono insieme ricerca, cultura, lingue, anime alte, arte ed estetica, penso durino fatica ad imporsi contro la plastica commerciale e addomesticata che fa tanto “tendenza”. Dischi come “Animas” penso siano ormai difficili da codificare anche a noi che tanto cinguettiamo di musica sui giornali. Io, nel mio piccolo (e senza virgolette stavolta), ho provato a punzecchiarli sul vivo ma non ci sono riuscito. Certo è che ogni angolo di questa chiacchierata è altamente discutibile, com’è giusto che sia… ma altrettanto certo è che “Animas” è un disco alto… e senza virgolette stavolta.

Un disco di grande cultura. Ma oggi la cultura non interessa a nessuno. Un modo “alto” per decimare il pubblico attorno a se… cosa ne pensate e come reagite a questo dato di fatto?

(Beppe Dettori)

Meraviglioso! Andiamo avanti pensando a goderci ogni meraviglioso istante che ci resta da vivere, facendo quello ci piace fare. Suonare, cantare, urlare, saltare o stare in ginocchio per chiedere scusa a chi non apprezza ciò che facciamo, che sia fatto ed eseguito col cuore o col culo. Ma di certo vero e onesto! 

(Raoul Moretti)

Abbiamo il privilegio di vivere nel nostro piccolo della nostra arte, di avere la libertà di esprimere noi stessi attraverso la musica. Se dovessi pensare ad intenti commerciali come punto di partenza e quindi avere un prodotto che non mi rappresenta non esisterei nemmeno.  Se la nostra musica emozionerà o darà conforto o si legherà alla vita di qualche essere umano in più ne saremo ovviamente contenti nella gioia che può dare la condivisione.   Non lo so se è un disco di grande cultura e lontano da me fare discorsi “elitari” , la speranza è l’ultima di morire , no?  perché un giorno non si potrà ascoltare un brano così in una radio? Anche se dura 6 minuti.  Perché non ci si potrà stupire di star cantando davanti ad un tramonto in una lingua che non è la nostra ?  Perché  l’arpa non potrà diventare uno strumento  che tutti vorrebbero inserire in un progetto musicale, scoprendone la sua versatilità e possibilità di utilizzo non convenzionali?

E poi siete assai lontani dai “doveri” di questo futuro digitale. Niente video, niente social network… insomma degli outsider e questo vi ha sempre caratterizzato. Un modo per sentirsi “diversi” dalla massa?

(Beppe Dettori)

Mah! …videoclip in arrivo, anche se in netto ritardo per cause pandemiche e scuse valide con giustificazione scritta dai genitori. Social network, nel nostro essere antichi qualcosa facciamo, ma giusto quel pò di comunicazione che servirebbe per fare i concerti. Si siamo lontani dici bene, dal mondo digitale anche se, il mio collega usa i loops e la pedaliera, commettendo sacrilegi veri, ma molto efficaci per renderci abbastanza avanguardisti. Outsider senza alcuna velleità di classifica o che, perché alquanto consapevoli del disastro culturale che ci inghiotte, ahinoi! Siamo tutti diversi, non è necessario sottolinearlo o evidenziarlo col pennarello giallo, basta tentare di essere se stessi.

(Raoul Moretti)

No, macchè diversi dalla massa,  vorremmo essere come tutti!  Adesso appena vendiamo milioni di dischi, anzi no scusa, avremo miliardi di streaming, ehm, forse no…, comunque il nostro Social Manager sta curando, come dici? Ah è vero, non abbiamo un social manager, però dai abbiamo appena aperti i profili social anche come duo, un passo in avanti….;  Comunque scusate eravamo impegnati nel frattempo a auto-produrre un disco in cui ci siamo divertiti molto e spero vi piaccia. Ed a fine mese uscirà finalmente anche un progetto video che mette insieme più arti visive,  e che soddisfa varie nostre esigenze.

Copertina Singolo Dettori-Moretti

Mi ha sempre affascinato un paradosso. Parliamo tutti di lavoro (ed è giusto). Parliamo di tutela del lavoro… ma poi un artista mette (pagando di tasca sua) il suo disco a disposizione gratuita di tutti. Ma che controsenso è? Io non lo capisco… e voi che fate tanta cultura e ricerca del suono, dopo tanto lavoro a me basta cliccare e ascoltare. Perché?

(Beppe Dettori)

Che bella domanda…industria discografica è spirata da un po’. Improvvisamente come si fa a campare o arricchirsi dalla musica? Diventi influencer che ti aiuta. Fai il grano e lo investi comprando le visualizzazioni che fa pubblico giovane e poi perché no, ci compriamo anche qualche singolo…tipo… 30.000 copie? Schizzo in classifica e ci prendiamo il disco d’oro o di qualunque metallo. Perché? Fare un tale investimento per mettere a disposizione gratuitamente la musica… (anche se non è proprio così, vedi streaming video, produzione dei diritti di compensazione, copia privata e diritti connessi che con quelli d’Autore fanno un bel quorum, che non sarà mai la somma del secolo come negli anni 80-90 e fino al 2007, ma incide…) su cosa, incide. I concerti! Dai quali posso rientrare, con cachet consistenti, degli investimenti promozionali. Una serie di brani giusti e che seguono i trend del momento…e il gioco e fatto! Questo è il presente, non di certo un regalo, ma è la cruda realtà. Perciò ne convieni che è meglio fare ciò più ti piace e ti fa stare bene, fino alla fine dei tuoi respiri? Io con questa Visione, trovo pace.

(Raoul Moretti)

Sì, è un paradosso come tanti altri. In questi anni il cambiamento della modalità di usufruire la musica è stato radicale, rapido ed epocale. Praticamente gratuita e spesso abbinata all’aspetto visivo.  A livello commerciale, con un ascolto compulsivo e non più nella sua interezza, nella grande illusione di avere tantissimo a disposizione , ma in realtà di prodotti tutti uguali (come al supermercato) .   Sicuramente vanno migliorate le percentuali di ripartizione di tali mezzi, ma un’ educazione all’ascolto va sempre fatta, poi chi si formerà il suo gusto imparerà ad orientarsi, come quando si entrava in un negozio di dischi e ci si lasciava consigliare e non ci si fermava al cantante del momento (anche all’epoca quel sistema aveva prodotto paradossi di gruppi che con un disco si sono sistemati, qualche apparizione in playback e zero capacità di sostenere un concerto dal vivo…) . Siamo tornati alla centralità dell’attività concertistica (ahimè bloccata in questo anno ) e questo è un bene comunque.   Quindi incontriamoci dal vivo, alimentiamo i cultori del vinile o del cd  (se ancora hanno un supporto in cui ascoltarlo) che ascoltano ritualmente ancora un lavoro nel suo intero,  e miglioriamo il sistema delle ripartizioni digitali, educhiamo le nuove generazioni al donarsi tempo, ad ascoltare ed essere curiosi, ad orientarsi oltre gli “scaffali” di prodotti di cui sono bombardati, e qui interviene il ruolo fondamentale di spazi come il vostro, che ancora parlano di dischi come il nostro, non è paradossale?! 


Tante le collaborazioni. Nomi famosi anche… servono ancora per alzare lo share di un prodotto?

(Beppe Dettori)

No, non servono. La nostra musica non mira a questo. È un concetto un po’ egoistico, me ne rendo conto…prima pensiamo a godere noi di quello che facciamo, produciamo, suoniamo e cantiamo. Se ci emozioniamo ancora nel farlo, potrebbe funzionare anche per glia altri, potrebbe arrivare anche a ci ascolta. Potrebbe anche dare fastidio o essere scambiati per pazzi visionari…ma felici nell’attuazione dell’azione proposta. Gli ospiti, sono nostri amici. E si sono donati in forma totalmente gratuita e per amore della musica. Giuro! Non abbiamo il budget che ci può permettere di chiamare, Bruno Mars, o, John Legend,(oddio e neanche le hit-song adatte ad un passo simile) ma ancora qualche buon amico che possiamo definire leggenda lo abbiamo.

(Raoul Moretti)

L’aver potuto collaborare con tali artisti, qualcuno più famoso come dici tu,  è l’aver costruito rapporti di collaborazione e stima reciproca negli anni e di aver trovato in questo lavoro la sinergia al momento giusto per lavorare insieme. È stato tutto molto magico nella sua naturalezza. Poi se un appassionato di uno degli artisti coinvolti intercetta il featuring e si incuriosisce al nostro lavoro sarà un piacevole effetto collaterale ed avremo un sorriso in più. 


A chiusa come sempre abbassiamo l’ascia di guerra. Tanta cultura dentro i vostri dischi. Sempre. E questo ci fa ben sperare per il futuro. “Animas” è un disco pregiato perché (penso io) frutto di uomini d’arte che alla vita hanno chiesto e dato tanto… e si sente… pensiate che dischi simili siano fattibili anche dalle nuove leve che sanno solo usare i computer ma sono raramente usciti di casa?

(Beppe Dettori)

Lo spero. Rock and roll will never die, cantavano in molti da Neil Young a Damiano dei Màneskin, che potrebbe “influenzare” positivamente i giovani ad impegnarsi su uno strumento musicale e suonare assieme ad altri coetanei creando magia e dipendenza.

(Raoul Moretti) È un disco che è frutto di molta consapevolezza di un parcorso in cui ti lasci alle spalle tanti piccoli condizionamenti e paure con cui si ha a che fare quando fai questa professione.  Una maturità costruita nel tempo, nella curiosità , nel confronto che arricchisce, nei fallimenti e ripartenze, nelle emozioni del e nel suono. Siamo partiti tutti dalla nostra stanza, l’augurio è via via trovare l’essenziale, non perdere di vista la narrazione e trovare il modo per condividerla più affine a sé stesso.

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