Piastra: la semplicità liquida del cantautore
Qualcuno potrebbe parlare di canzone d’autore morbida, liquida, sincera. Trasparente come dentro quelle sensazioni di un volo a planare. Un bel disco, dai suoni efficaci e dalla penna che non si riduce mai a far quadrare le cose in modo scontato. Patrizio Piastra che all’anagrafe discografica si fa chiamare semplicemente Piastra, torna con “Nuvole animali inesistenti”, disco di scenari di suono che sono landscape, che sono sensazioni, che sono ricerche mature di qualcosa che vedremmo bene a sostenere immagini di viaggio e di orizzonti. In bilico tra il concreto e il surreale ci suggerisce la cartella stampa. In bilico certamente ma senza mai perdersi…
La scuola romana è un punto centrale di tutto. La scuola romana contemporanea principalmente… per te cosa significa? Che stile è?
Guarda, se dovessi fermarmi a pensare alle sfumature o ai riferimenti che mi hanno portato ad alcune scelte stilistiche di questo album, la scuola romana contemporanea non è così presente come si potrebbe pensare. Indubbiamente, alcune atmosfere possono rimandare a quel tipo di scena, ma ti assicuro che non è così centrale nel mio percorso. Sicuramente, credo che un certo tipo di attitudine alla scrittura e alla musica sia proprio frutto della città in cui si vive, specialmente se con la città hai un rapporto viscerale come quello che ho io con Roma. Ovviamente questo vale per qualunque grande città e “scuola”. Penso anche a Genova, Bologna o Milano; tutti stili e approcci altamente riconoscibili in molti dei cantautori del passato, ma anche contemporanei. Ecco, personalmente, piuttosto che la scuola romana, credo sia Roma in quanto luogo e sentimento a essere presente in ciò che scrivo.
E in generale, Roma quanto conta per la scrittura di questo disco?
Conta eccome, come ho già accennato. Nei brani di questo disco, secondo me ci sono ingredienti come disillusione, indolenza, caos e spensierata malinconia che sono tutti elementi di cui Roma è sicuramente intrisa. Inoltre, in alcuni brani ci sono proprio racconti di immagini o luoghi di Roma che hanno fatto parte o fanno parte della mia vita. Ti direi che per quanto riguarda il processo creativo iniziale, poi, sono stato molto “aiutato” da quell’aria e da quella luce che a detta di tutti, solo Roma sa offrire. A pensarci bene, tra i credits avrei potuto scrivere: “Un disco che deve molto ai primi pomeriggi di sole romani”!
Hai cercato molte soluzioni che restano ancorate a questo mondo… ma hai anche cercato di sviare tutto con elettronica e scritture decisamente diverse. Sei rimasto in bilico o stai ancora cercando la tua direzione?
Di sicuro musicalmente mi sento in movimento, ma senza una direzione definita. Vengo dalla fortunata esperienza con YOUAREHERE, dove ero ed eravamo completamente immersi in qualsiasi piega della musica elettronica, un genere e un mondo che ho sempre amato. Credo che anche questo abbia influito su alcune scelte stilistiche, seppur meno marcate e più funzionali allo stile dell’album. Diciamo che è una sorta di “onda lunga” dell’esperienza precedente. In Nuvole Animali Inesistenti, infatti, mi sono divertito anche a programmare alcune parti di drum e a utilizzare soluzioni sonore già adottate con YOUAREHERE. L’intenzione era comunque quella di non limitarsi a suoni e atmosfere troppo “standard”, ma appunto riportare qualcosa dell’esperienza musicale precedente che comunque mi ha formato. Devo dire che in questo la collaborazione e la produzione di Massimo Giangrande e Andrea Biagioli di Produzioni dal Bosco è stata fondamentale, perché da grandi musicisti e produttori quali sono, hanno saputo dare corpo a quello che cercavo di esprimere.
È bellissima questa copertina: nella mia fantasia quello è un samurai moderno. Nella mia fantasia questo è un mondo nuovo che deve rinascere…
Ti ringrazio! Apprezzo molto il fatto che tu abbia viaggiato con la fantasia e abbia immaginato qualcos’altro rispetto all’apparenza. È esattamente il tema del disco, a cominciare dal titolo “Nuvole Animali Inesistenti”. È una frase presa da un verso dell’ultimo brano dell’album (Persi e a capo) e racchiude perfettamente secondo me il concetto che cerco di esprimere quando scrivo le mie canzoni; ovvero far sì che il racconto che c’è dentro a un pezzo sia rivisto e rivestito di termini quasi surreali e metaforici o immaginari. Così come quando si vedono animali tra le strane forme che assumono talvolta le nuvole. L’immagine di copertina è una foto che ho fatto anni fa a mio figlio: stava correndo in un parco con un bastone in mano sotto questa nuvola gigantesca e mi sembrava che lui e la nuvola stessero giocando insieme. Magari in quel momento si sentiva proprio un samurai!



