Luca Spaggiari: dentro la miseria di tutti
Un disco come “Santa Miseria” entra nel vivo di ogni fragilità. La voce di Luca Spaggiari che rompe così il suo silenzio di inediti personali, è una voce moderna ma anche anarchica, anacronistica, di suoni liberi di non seguire (volento) cliché. È un disco dentro cui la dimensione umana si infrange contro il politicamente corretto, contro le infrastrutture delle abitudini, contro la polvere delle inutili radici del caos. È un disco di cantautorato in cui la voce… davvero è il cuore di tutto questa voce che soffre e si libera.
Scrivi che questo disco è una preghiera laica. Una preghiera di cosa… per cosa?
Prego soprattutto me stesso, mi prego di ricordare sempre alcune semplici basi. Prego gli altri possano fare lo stesso. Prego un vuoto affinché si possa riempire.
Dentro “Mamma no”, sempre secondo la lettura che mi viene spontaneo
farne, sembra che si resta “nudi” nell’avere attorno chi non ci comprende, chi per davvero non ci sta osservando… La solitudine passa anche da qui? Siamo dentro una società ricca di questo tipo di solitudini in fondo… Ne siamo pieni. Pare stiano aumentando, quasi come l’ingegno umano volga lo sguardo alla creazione di nuove solitudini (tra serio e faceto). L’incomprensione pare ci lasci vuoti ad un primo acchito ma credo sia rimediabile e, talvolta, molto stimolante se non ci si lascia sopraffare.
Che rapporto hai con la dimensione social di oggi?
I social mi annoiano molto ma talvolta, in alcuni periodi, li devo utilizzare. Non sono un voyeur dei dettagli che si tendono a mostrare, spesso finti e patinati. Sono altresì curioso di conoscere le vite degli altri, quelle vere, anche quelle apparentemente meno interessanti contengono storie pazzesche. Molte delle “fotografie” delle mie canzoni nascono così, tra storie vere ed immaginazione.
Che rapporto ha il cantautore Luca Spaggiari con la dimensione di spettacolarizzazione che ogni cosa deve fare per venir accettata o quantomeno considerata?
La spettacolarizzazione, essendo già intrinseca nel significato, la forzatura e la mercificazione, per me è ridicola. Lo spettacolo invece fa parte della vita in modo naturale, come l’apparente vanità di una coda di pavone. Certamente le guerre che noi consideriamo sono quelle che passano attraverso i media, le altre tendiamo a non pensarci o non conoscerle addirittura. La musica necessita dello stesso procedimento. Se avessi cantato Santa Miseria all’Ariston ricoperto di stracci, avrei mentito al pubblico ma ne sarebbe uscito un tour sold out.
Per te allora oggi la “miseria” per davvero… cos’è?
Le miserie sono, l’odio, la solitudine, la spettacolarizzazione, le banche, il dimenticare di riconoscersi.



