Interview: Zanira

Nuova musica che va diritta al punto, ecco il progetto di Zanira che con il suo nuovo singolo porta freschezza ed una sperimentazione sonora ad ampio respiro alle nostre orecchie. Qui il risultato della nostra chiacchierata.

Piacere di conoscerti Zanira, hai voglia di parlarci un po ‘del tuo percorso artistico? 

Ho sempre studiato musica da quando sono piccola. Flauto traverso, teoria e solfeggio, coro. All’età di 18 anni ho iniziato a studiare canto, sperimentando la mia vocalità con diversi insegnanti, dal canto moderno al lirico al jazz poi ancora al lirico poi ancora al jazz. Nel frattempo mi sono trasferita a Berlino e ho scoperto una certa attitudine ad improvvisare con il flauto e ho iniziato così a lanciarmi aggiungendomi a gruppi di strada o buttatondomi coraggiosamente nelle fumose jam session berlinesi. Tornata in Italia ho deciso di voler studiare seriamente canto ma dopo due tentativi falliti di entrare in civica jazz, ho deciso di creare da sola la mia strada. Ho iniziato a seguire i seminari di improvvisazione vocale con Oskar Boldre e ho deciso di comprare la migliore loopstation in circolazione per iniziare ad armonizzare la mia voce in tutti modi possibili. Così sono nate le prime canzoni: partendo dai semplici loop alla loop station, improvvisavo linee vocali, che poi fissavo e vestivo con un testo.

Sei nata come flautista e ti sei ritrovata Cantante. Com’è stato questo passaggio? 

Davanti alla partitura avevo sempre troppa paura di sbagliare e non riuscivo ad esprimermi. Poi ho scoperto il canto e la bellezza di inventare melodie seguendo l’istinto. Inizialmente cantavo di nascosto tra il karaoke, il mangiacassette e il pianoforte. Ma dopo poco, questo non bastava più e il desiderio di cantare e creare ha iniziato a mostrarsi nei sogni. Così all’età di 18 anni ho preso coraggio, mi sono iscritta al primo corso di canto ed ho avuto il primo innamoramento della mia vita.

Parlaci un po delle ragioni che ti hanno spinto a scrivere sia in inglese che in italiano 

Le prime canzoni sono nate partendo da cori cantati alla loop station, sui quali improvvisavo linee vocali che poi ho trasformato in canzoni. Inizialmente scrivevo in inglese perché quando improvviso una nuova melodia, uso una sorta di grammelot con qualche parola inglese, che poi mi ispirava nella scrittura del testo. Ma poi ho vinto il blocco e ho scoperto che la mia lingua mi permette di essere più libera di giocare, di raccontare e raccontarmi.

Abbiamo visto il tuo videoclip del precedente brano, qual è il tuo team di lavoro?

Sto preparando il LIVE con un mio storico amico Mattia Gadda (al basso e alla tastiera) da tempo interessato al mio progetto, a cui si è da poco aggiunto il batterista varesino Marco Verduci. Quest’inverno è nata una bellissima collaborazione con il videomaker Nico Lanubile che mi sta seguendo in tutti i video che stanno uscendo. 


Qual è stato il  passo più difficile per te prima di lanciarti nel tuo progetto discografico? 


Quando ho iniziato a scrivere, ho scelto per un periodo di non lavorare, di dedicarmi del tempo per fermarmi e stare, stare anche nella frustrazione del non saper cosa fare e nella possibilità di sbagliare. Ed è proprio il riuscire a stare nella scomodità di quel vuoto e nel senso di inadeguatezza che è stato il punto di partenza. 

il tuo sogno nel cassetto? 

Riuscire a vivere solo di musica e di arte.

https://www.youtube.com/watch?v=zj1T1ggxmto

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