Interview – Tanks and Tears

Le atmosfere cupe e scure tipiche degli anni ottanta incontrano l’irruenza del grunge targato nineties. Questo è Aware, disco di debutto dei Tanks and Tears, uscito quest’anno via Swiss Dark Nights. Dopo aver recensito l’album, abbiamo voluto rivolgere qualche domanda al trio toscano. Ecco cosa è venuto fuori da questa chiacchierata via mail.

Ciao ragazzi, come state? Il vostro ep ha ricevuto riscontri positivi da pubblico e critica. Aware esce dopo circa due anni di distanza, un tempo tutto sommato considerevole. Vi chiedo, avete incontrato difficoltà?  Avete subito una sorta di “ansia da prestazione”?
CLAUDIO: Ciao Gilda, direi bene! Tolte le difficoltà pratiche nella registrazione di un disco, che è un lavoro più complesso rispetto a un EP, penso siamo riusciti ad esprimere molto del nostro potenziale, anche se certamente possiamo e vogliamo ancora migliorare! Ansia da prestazione? Assolutamente no! E’ stato naturale impiegarci questo tempo per fare comunque un passo in avanti nella nostra carriera musicale. Siamo consci di aver fatto un buon lavoro, ma non ci siamo mai fatti prendere dal panico ecc., anche grazie a un grosso lavoro di pre-produzione.
MATTEO: C’è voluto del tempo anche per arrivare in studio preparati anche economicamente! J

Definite la vostra musica “un mix di tra il post punk anni ’80 ed il grunge anni ’90”. Vi va di approfonire questo aspetto?
CLAUDIO: Questo mix è dato sostanzialmente dall’incontro dei backgrounds musicali personali di me e Matteo: io sono sempre stato un appassionato di tutto quello che proviene dalla scena di Seattle, sono un grandissimo fan dei Nirvana, e l’incontro con Matteo ha dato vita a questo sound ibrido. Mi piace molto anche la new wave anni ’80, anche se non è proprio il genere da cui provengo musicalmente.
MATTEO: Tra l’altro anche per quanto mi riguarda mi sono avvicinato solo da sei,sette anni a questo genere. Intorno al 2011 mi sono appassionato alla new wave, darkwave ecc.. E mi sentivo che questo sarebbe tornato in voga in pochi anni, così è stato e siamo orgogliosi di far parte di questa scena musicale, che in Italia sta sfornando tante ottime band.

Aware è un disco molto suggestivo e fortemente emotivo. Ogni traccia presenta una doppia anima: una dolce e romantica, l’altra irruenta e quasi rabbiosa. Vi chiedo, come nascono i vostri pezzi?
MATTEO: Grazie molte per il complimenti, mi fa polto piacere che si percepisca questa doppia anima, come hai detto, perchè è l’essenza di quello che siamo, a partire dal nostro nome – Carri armati e lacrime – che rispecchia entrambi i lati della nostra musica, quello più rumoroso e cattivo. I nostri pezzi sono sempre nati in sala prova o da un giro di basso mio o da un riff di chitarra di Claudio.
CLAUDIO: Abbiamo sempre pensato che sia molto più produttivo far nascere e lavorare su qualcosa insieme piuttosto che imporre le proprie canzoni al resto dei componenti del gruppo. La nostra intenzione è semplicemente quella di fare musica, se poi il risultato è quello che ci stai dicendo, ci fa solo un grande piacere!

Quali sono gli ascolti che vi hanno maggiormente influenzato durate la realizzazione del disco?
MATTEO: Per quanto mi riguarda i gruppi che maggiormente ho ascoltato nel periodo antecedente le registrazioni di Aware sono stati A Place To Bury Strangers e The Soft Moon
FRANCESCO: Anche per me sicuramente, sono un fan di The Soft Moon e APTBS.
CLAUDIO: Credo di aver anticipato la risposta come ti dicevo prima, sono un assiduo ascoltatore del Grunge anche se ho iniziato ad ascoltare molto shoegaze per ampliare la mia cultura musicale specialmente per quanto riguarda la chitarra, che volevo suonasse in una certa maniera su Aware.

Se doveste scegliere un brano di Aware da far ascoltare ad una persona che non ha mai ascoltato i Tanks and Tears, quale sarebbe? E perchè?
FRANCESCO: Beh gli farei ascoltare Under a Cloud per le atmosfere che evoca e le emozioni che credo possa trasmettere a chiunque.
MATTEO: Io Jump Into Your Heart perchè è quello che maggiormente riassume quello che siamo e quello che è la nostra musica.
CLAUDIO: Per quanto mi trovi in difficoltà a sceglierne uno, perchè vorrei che tutti ascoltassero interamente il disco. Il mio brano preferito è Inca che credo rispecchi le due anime a cui hai fatto riferimento prima, e perchè è il pezzo che mi diverto di più a suonare, per ora.

Tre aggettivi per descrivere Aware.
FRANCESCO: Maturo, Potente, Internazionale.
CLAUDIO: Ci devo pensare… Dinamico, Lungimirante, Attuale.
MATTEO: Bello, Bello, Bello J no scherzo..  direi Orginale, Romantico e semplicente Bello J

Parlando dei live, state già suonando in giro per l’Italia, e avete in programma altre date. Come è stata finora la risposta del pubblico? Siete soddisfatti?
CLAUDIO: Abbiamo fatto diverse date con l’uscita del disco; alcune molto interessanti come quella in apertura ai Soviet Soviet qui a Prato, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarsi con un gruppo che gira tantissimo e quindi di vedere aspetti professionali da cui apprendere perchè umilmente c’è solo da imparare da una band del genere. Soddisfatti no, personalmente non sono mai soddisfatto di nulla [ride], se potessi suonerei 24 ore su 24, sette giorni su sette. Quindi voglio sempre di più senza accontentarmi!
MATTEO: Siamo abbastanza soddisfatti di quanto fatto finora, anche se come dice Claudio vogliamo fare di più, suonare magari con più frequenza. Le date sono andate bene finora, non ci lamentiamo, ovviamente in alcune città c’è stata una maggiore risposta rispetto ad altre, ma siamo contenti perchè anche quando non abbiamo suonato di fronte a tantissima gente, e dove magari il pubblico non ci conosceva, abbiamo conquistato nuovi fan entusiasti di comprare il nostro disco e di averci scoperto!

I Tanks and Tears sono un gruppo “giovane” a livello discografico. C’è un consiglio (un avvertimento?) particolare che vi sentireste di dare ad una band che si trova agli esordi?
MATTEO: Consiglio a tutte queste band di entrare in studio di registrazione con un’idea ben precisa su quello che vogliono fare, lavorando tanto in fase di pre-produzione. Anche se sono dell’idea che tutti devono fare la loro esperienza e dalle cose bisogna passarci di persona per crescere.
CLAUDIO: Siamo una band anagraficamente non giovanissima anche se discograficamente si, non mi sento troppo nella posizione di poter dare consigli anche se sono d’accordo su quello che ha detto Matteo, il lavoro paga sempre.

Quali sono i vostri progetti futuri?
CLAUDIO: Sicuramente intensificare l’attività live, cercando di esportare la nostra musica all’estero. Speriamo anche di riuscire ad autofinanziarsi velocemente per tornare il prima possibile in studio per fare un altro disco. Non dobbiamo fermarci.
MATTEO: Questo luglio faremo finalmente la nostra prima data all’estero, più precisamente allo WaveFest di Rotterdam, quindi stiamo cercando con l’aiuto di alcuni promoter altre date in quei giorni. Ci stanno arrivando diverse richieste per suonare fuori Italia, in Germania soprattutto, speriamo di poter organizzare un vero e proprio tour al più presto. Per un mesetto e mezzo però ci fermeremo dato che la maggior parte dei locali chiudono la stagione adesso. Credo che ne approfitteremo per scrivere nuovo materiale. Inoltre ci vedremo sicuramente dopo l’estate a Bologna in concerto e magari per un’altra intervista! Grazie ciao ciao!
M,C,F: Ciaoooooooooo!

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