Interview: Soviet Soviet

I Soviet Soviet ormai da qualche anno rappresentano un punto fermo dell’underground italiano, il loro secondo lavoro in studio (chiaramente in egual misura del resto della loro piccola ma valida discografia) è piaciuto molto, tanto da apparire un po’ ovunque nelle classifiche di fine anno 2016 (nel mio caso è stato piazzato addirittura al primo posto!). Fare due chiacchiere con una band che si stima è sempre molto piacevole, si riesce a ricostruire un po’ tutto il processo che ha portato ad ideare e quindi a registrare musica che lascia il segno. Questo è il motivo per cui ho pensato che formulare qualche domanda da fare al trio di Pesaro sarebbe stato soddisfacente (anche se di persona non è stato ancora possibile ma solo via mail), avrebbe appagato il desiderio di capire cosa frulla nella testa di questi tre ragazzi.

Poniamo il caso che a parlarvi sia una persona che non vi ha mai sentiti nominare. Chi sono i Soviet Soviet? Da dove vengono e dove sono diretti?

Siamo tre amici che suonano insieme. Veniamo da Pesaro. Non so dirti dove siamo diretti, ci piace suonare e speriamo di avere la possibilità di farlo per tanto tempo.

Personalmente ritengo che Endless sia tra i migliori dischi del 2016 (l’ho addirittura piazzato al primo posto della mia classifica personale!). Perché è importante che generi come il post-punk non affondino nel dimenticatoio?

Penso che nessun tipo di musica debba affondare nel dimenticatoio. Ci fa piacere che ti sia piaciuto il nostro ultimo album!

Come nasce un brano dei Soviet Soviet?

Nasce sempre in maniera molto spontanea e istintiva. Può capitare durante un soundcheck o anche durante le prove. Molto spesso Andrea ha un giro di basso che gli piace e lo prova, noi poi aggiungiamo le nostre idee. Il processo è sempre molto vario.

I testi dei brani dei Soviet Soviet di cosa parlano? Nascono in seguito ad una semplice raccolta di pensieri o vengono “usati” per creare un ponte comunicativo con chi vi ascolta?

Andrea scrive i testi e parla delle sue esperienze, del suo modo di vedere il mondo e di ciò che gli accade. Sicuramente i testi hanno un peso molto importante all’interno dei nostri brani.

Pensate sia meglio appartenere a quel “giro giusto” di artisti che non passano mai per radio (e quindi “illesi” dal marketing musicale) o che gioverebbero molto, a voi e a chi come voi, radio o televisione?

Non abbiamo mai fatto questo tipo di ragionamento. Non abbiamo mai detto “no” o “si” a prescindere ma abbiamo sempre analizzato le situazioni. Sarebbe bello che radio, tv o magazine parlassero molto di più di tutto il movimento underground italiano. Per quanto riguarda “il giro giusto” penso sia sempre una logica e un modo di pensare molto “italiano”.

Un vostro brano particolarmente riuscito secondo voi (non solo di Endless, chiaramente) e perché.

Sinceramente dovrei elencarteli tutti perchè ci piacciono e ci convincono tutti i brani. Abbiamo deciso di pubblicare solo i pezzi che secondo noi erano riusciti.

Restando in tema di apprezzamenti mi viene spontaneo chiedervi: se ce ne sono stati, quali sono stati i vostri dischi preferiti di questo 2016 appena passato?

Sono usciti davvero tanti bei dischi nel 2016, potrei dirti l’album di Nick Cave “Skeleton Tree” ma ce ne sono tantissimi altri.

Sempre nel corso di questo fortunato 2016 avete optato per la ristampa dei vostri primissimi step, Nice e Summer, Jesus. Com’è nata l’idea di ristamparli?

è nata dalle nostre etichette e dalla richiesta dei fan che ci chiedevano i vecchi lavori che ormai erano finiti da tempo.

Vi ho visti dal vivo in una delle date del tour promozionale delle ristampe di cui sopra, inutile dirvi che è stato fantastico. Secondo voi, qual è l’elemento più importante che ogni spettatore dovrebbe cogliere a fine concerto dei Soviet Soviet?

Sinceramente non saprei risponderti. Spero sempre che la gente apprezzi il nostro live o che almeno di accorga che ci divertiamo mentre suoniamo. è molto importante far vedere che amiamo quello che facciamo.

Continuando a parlare di live direi che è innumerevole il quantitativo di date che vi hanno visto protagonisti all’estero. Pensate ci siano divergenze tra l’audience italiano e quello estero o no? Se si, di che tipo?

Ci sono molte differenze ma quella principale è il modo di “vivere” la dimensione del concerto e della musica. Penso sia una questione “culturale”.

Concludo augurandovi quanto di meglio si possa augurare perché il futuro preveda sempre più soddisfazioni. A tal proposito mi chiedo: cos’ha in serbo il futuro dei Soviet Soviet per i Soviet Soviet?

Grazie mille! Per ora pensiamo di fare più live possibili!

 

Seguici!
error

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *