Interview – Sacramento
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Stefano Fileti, frontman dei Sacramento. Atipica band italiana che vedremmo bene ad un festival d’oltre oceano, magari sulla spiaggia, atmosfere estive, vacanziere, un po’ alcoliche ed ecco che avete inquadrato l’anima intricamente lo-fi di questo progetto. Hanno di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo L.A.? Not alone baby (dopo il loro album d’esordio Lido, fuori per La Tempesta) e abbiano deciso di parlarne un po’ qui.
Il progetto di Sacramento sembrava inizialmente uno dei tanti progetti “senza volto”, invece poi abbiamo scoperto che siete una band, di stanza a Milano. Come mai questo cambio di direzione? Chi era il personaggio delle illustrazioni?
Ciao, non era nostra intenzione uscire senza volto, non ci fa differenza, abbiamo sempre ascoltato la musica senza interessarci tanto a chi ci fosse dietro. Ovviamente se poi ti affezioni troppo al progetto è anche bello scoprire la mente e la faccia che sta dietro. Il ciccione scottato nudo in spiaggia era uno dei personaggi di Burrnd, nostro caro amico illustratore, ci sembrava riassumesse tutto lo spirito dell’immaginario di Sacramento: “lo-fi”, “chill”, “who cares”, “I’m going to do whatever I want to relax”.
Siete stati in qualche modo identificati come la risposta italiana, alla scena lo-fi americana? Come mai è difficile che in Italia attecchiscano certe sonorità?
La prima domanda non saprei. Per la seconda, io penso che l’Italia ultimamente si sia cullata nelle proposte nate e prodotte nella propria terra. La scena italiana è cresciuta a dismisura e gli italiani pensano che nel mondo esista solo l’Italia. Ci sono molte proposte di produzioni valide qui, ma non si pensa mai che viviamo nel mondo e che questo è solo un paese molto piccolo. Mi sembra che l’Italia ultimamente si sia chiusa molto e che produca musica solo per i connazionali. Un po’ di pigrizia forse, non saprei. Ma sono sicuro che questo sia anche il risultato di una condizione sociopolitica disastrata in cui il nazionalismo e il populismo hanno totalmente preso il sopravvento.
Un nuovo singolo dopo Lido, il vostro primo album. Cos’è successo nel frattempo?
Dovevamo andare in giro a fare un po’ di concerti, ma siamo rimasti tutti a casa in isolamento. Abbiamo notato che comunque gli ascolti crescevano soprattutto all’estero e oltre oceano, quindi abbiamo deciso di confezionare roba nuova e metterla fuori prima del previsto.
In definitiva, di cosa parla questo L.A.? Not alone Girl!?
Semplicemente un omaggio alla citta di Los Angeles, una città a cui siamo molto affezionati sia dal lato artistico (gran parte della musica che ascoltiamo viene da lì) sia da quello territoriale. Ricordiamo sempre che siamo gente di mare e dal clima mite.
Questo brano nasce in quarantena? Cosa pensi abbia insegnato alla musica questo periodo complicato?
Sì, nasce proprio in quarantena, strimpellando la chitarra in cameretta. In un certo senso penso che questo periodo abbia dato più onore alla musica, quella buona. Notavo tutti questi live da casa di cantautori e cantautrici “indie” alle prese con le loro chitarrine, spogliati di qualsiasi ausilio di compressori audio, reverberi, effetti per la voce o suoni post prodotti. Risultato orribile. Brutto brutto. Cristo santo.
Ma dico io, non vi esponete così, meglio restare a post produrre e fare arrangiamenti degni di colonne sonore da colossal prima di esporsi. Lo-fi? Buh! Peace!
E adesso cosa succede ai Sacramento?
Mettiamo fuori altra musica e lasciamo che si sparga per tutto il globo e che l’ascolti più gente possibile. Quando sarà il momento, torneremo sui palchi.



