Interview – Rituàl

Esce venerdì 3 settembre 2021 Anima e colpa, il singolo di debutto di Rituàl. Finalmente svelato il progetto solista della cantautrice e musicista Giada Tripepi, che si impone nella scena alternativa italiana dopo un periodo negli Stati Uniti. Quello di Rituàl è un progetto viscerale, emotivo, stratificato di influenze musicali in cui ambientazioni a tratti oscure si amalgamano a vaghi richiami al cantautorato italiano femminile. 


Anima e colpa è un canto di liberazione. Rappresenta il superamento di un lutto in senso lato inteso quindi come separazione e perdita. 

Ecco cosa ci ha raccontato a riguardo!

Come nasce il brano Anima e colpa e che cosa volevi comunicare? 

È una canzone che ho iniziato a scrivere più di 3 anni fa e che poi ho terminato durante il confinamento del 2020 quando ancora ero negli Stati Uniti.

È singolare come questo pezzo che nasce dal superamento di un conflitto e che io definisco un canto di liberazione sia stato scritto proprio mentre in realtà non eravamo liberi di uscire. 

Si tratta di un brano autobiografico? 

In realtà no, ma si tratta di un brano che ho sviluppato a partire da una situazione che ho vissuto in prima persona.

E’ possibile, secondo te, scrivere brani su sensazioni che non si conoscono?

Sì, assolutamente. Mettersi in gioco e potersi confrontare con l’ignoto è il bello di questo mestiere.

Cosa puoi raccontarci della tua esperienza negli Stati Uniti? 

È stata un’esperienza di vita molto formativa. Viverci mi ha fatto vedere il meglio e il peggio della cultura americana e, se quando ero lì vivevo le differenze culturali con insofferenza, adesso penso che in fondo sia stato un bene sperimentare tutto. Oltre a fare musica negli Stati Uniti ho lavorato anche in università e in una scuola e ho avuto modo di vedere non solo quanto bene e in fretta riescano a organizzarsi gli americani, ma anche quanto siano bravi a risolvere potenziali conflitti e liti con diplomazia (tranne in politica estera, ma questa è un’altra storia). Quello che mi manca di più però è la mia regolare visita al mio amico Jim Salamone, produttore e proprietario dello studio di registrazione Cambridge Sound Studios. Avevo iniziato a fare un tirocinio lì in studio, poi però ho deciso di tornare. È stata la rinuncia più grande che ho dovuto fare.

Quali pensi che siano le differenze tra la scena musicale indipendente americana e quella italiana?

Credo sia un po’ difficile parlare di una scena musicale indipendente americana, perché gli Stati Uniti sono un paese culturalmente molto eterogeneo e questo si riflette enormemente anche nella musica. Di conseguenza, più che una scena musicale, esistono tante realtà indipendenti con caratteristiche simili. Volendo semplificare però, musicalmente il grosso ruota intorno a Nashville, L.A. e N.Y. e la città che più fa al caso tuo dipende dal genere che fai. Io ho vissuto a Philadelphia e posso dirti che per chi fa pop L.A. resta la meta migliore. Chi fa country invece ha come meta obbligata Nashville. Dal canto suo, Philadelphia di recente ha fatto esplodere la trap di Lil Uzi Vert e Meek Mill che sono proprio di là.

Ad ogni modo, contrariamente a quanto si pensi, dato che molti musicisti italiani che non ci sono mai stati hanno ancora il mito dell’America e la vedono come il posto in cui è facile “farcela”, è bene ribadire che non è affatto così. Basti pensare solo a quanto sia più complicato organizzare anche solo un tour lì di 10 date rispetto all’Italia. Le distanze sono enormi e i costi salgono proporzionalmente.

Di contro devo dire che, secondo quello che ho potuto constatare io, negli Stati Uniti c’è molta professionalità nel trattare i musicisti, tutti i musicisti, dall’emergente a quello affermato. Noi in questo abbiamo molta strada da fare.

Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?

Ascolto davvero di tutto, cerco di approcciarmi alla musica senza avere preconcetti. Ascolto anche marce funebri ad esempio, sono bellissime.

Quale domanda non ti ho fatto ma avrei assolutamente dovuto?

Non so se avresti dovuto assolutamente chiedermelo, ma un classico è “Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?”.

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