Interview: Nero

Difficile non subire il fascino di Nero e del suo Lust soul. Il suo rock a tinte scure ci ha portato a voler approfondire il suo progetto solista. Ecco cosa è venuto fuori durante questa chiacchierata, dopo il concerto al Mikasa di Bologna.

 

Come è nato il tuo progetto solista? Perché la scelta del nome Nero?

Il mio progetto è nato dopo che avevo terminato l’esperienza con la band che avevo prima. Avevo questo materiale che avevo registrato a casa, in maniera indipendente. Ad un certo punto, ho deciso di portarlo in studio, invece di lasciarlo lì; insomma farci qualcosa, perché comunque ero legato a queste canzoni. Quindi, ho registrato questi brani e, nel momento in cui li ho registrati, mi è venuta voglia di portarli dal vivo. Ho finito le registrazioni e ho cercato dei musicisti. Ho incontrato Daniele, che in realtà avevo incontrato poco prima per un altro progetto. E’ stata una cosa abbasta naturale, non era partita con l’idea “faccio un disco perché voglio fare un disco solista”, era partita con “registro questi pezzi perché non ho voglia di lasciarli lì, così. Voglio farli in una maniera un po’ più professionale”. Poi ho visto che venivano bene, che mi rappresentavano parecchio e, quindi, ho deciso di portarti dal vivo e di tirar su questo nuovo progetto, partendo da zero. Il nome Nero nasce fondamentalmente perché su Facebook ho iniziato ad utilizzare questo nickname, Nero Kane. Vedevo che la gente mi associava spesso a questo nome. Era un nome che mi piaceva, che rappresentava una parte di me; mi ci rivedo in questo nome, quindi, è stata una scelta abbastanza naturale quella di chiamarmi cosi. In realtà, già il disco che avevo fatto prima, con la mia band precedente, era uscito con in nome Nero and The doggs, quindi, questo percorso solista si era già un po’ avviato con il disco che avevo fatto precedentemente. E’ stato un passaggio naturale, ho lasciato semplicemente andare le emozioni.

 

In quanto tempo è stato concepito il disco? Perché il titolo Lust soul?

In realtà non ti so dire quando è stato concepito, perché io scrivo spesso. Sono abbastanza produttivo e le mie canzoni sono comunque molto semplici. Spesso nascono da una chitarra acustica dove ci attacco sopra un testo. Mi vengo in mente molti riff, molti fraseggi. Parte del materiale l’avevo già scritto per la precedente band. Poi quel progetto si è concluso e quei pezzi erano rimasti lì, non ti so dire un tempo preciso. L’ultimo disco dei Doggs è uscito nel 2013, quindi, forse un annetto. Per quanto riguarda il titolo, mi piaceva giocare su questa dicotomia, tra “last” inteso come “ultimo” che si pronuncia come “lust” inteso come “lussuria”, visto che più vado avanti col tempo più le mie canzoni sono … non dico negative, ma comunque più scure, quindi, ho un animo diciamo più dark. Negli ultimi anni ho sviluppato un po’ di più questo mio aspetto. Allo stesso tempo, però, ho un animo lussurioso perché sono amante del rock n’ roll di un certo tipo. E’ proprio la mia indole e sono un po’ diviso, come doctor Jekyll e mister Hide, tra queste due cose. Quindi, questo gioco, secondo me, rispecchiava benissimo quello che esprimo, perché ci sono delle sensazioni di tristezza, ma allo stesso tempo è un album che gioca sulla lussuria, sul piacere di divertirsi.

 

Fondatore della punk-band The Detonators e di quella garage-rock The Doggs, il tuo passato musicale è decisamente diverso da quello attuale Lust soul si presenta diverso nelle atmosfere (più cupe), nei suoni (più darkwave). Questa evoluzione è stata naturale, fisiologica, o frutto di una scelta consapevole e voluta?

Ti dico la verità, io non penso mai a quello che faccio. Per dire, adesso sto facendo dei pezzi con la chitarra acustica e voce, stile John Frusciante, cose molto eteree. Di solito non programmo quello che faccio, quello che mi viene lo registro e via. Diciamo che essendomi trovato da solo, perché non avevo più una band, mi sono divertito con dei software musicali a sperimentare dei suoni diversi; ho iniziato a mettere tastiere, drum machine; ho sperimentato con queste cose ed ho visto che erano intriganti. Poi, quando sono andato in studio, si è posto il problema se trovare un batterista per suonare questi pezzi, oppure se risolverla da solo, senza troppe menate! Alla fine ho optato su questa cosa perché pensavo che il connubio tra i mio stile rock seventies poteva sposarsi bene con questa elettronica minimale un po’ alla Suicide, quindi, ho seguito l’istinto e ho provato. Visto che mi piaceva, ho deciso di farlo uscire cosi.

 

I testi sono autobiografici, raccontano di un amore decadente e della fragilità umana…

Qua non dovrei parlare senza la presenza del mio avvocato! Sto scherzando, figurati (ride, rivolgendosi a Daniele). Io più invecchio più ho una visione veramente pessimista della vita. Non è che non vedo un futuro però faccio fatico a confrontarmi con il mondo che sta fuori, con la società, vedo tante cose che mi fanno soffrire

 

Quindi magari a volte non trovi un senso?

Esatto. Io non ho mai scritto album allegri, i miei sono stati sempre testi “decadenti”. Però, più invecchio, più assimilo esperienze, più questa mia parte prende il sopravvento, perché quello che vedo attorno non mi piace, e non riesco neanche conviverci così bene. I miei pezzi sono assolutamente autobiografici. Lust soul è come un diario.

 

Quindi non puoi fare a meno di mettere nero su bianco ed in musica quello che provi?

Si. Uso la musica per esprimere quello che ho dentro. I miei pezzi sono una sorta di appunti di sensazioni che vivo, che inevitabilmente sono più negative che positive. Non faccio altro che raccontare la mia vita, che il più delle volte ha questi contorni un po’ neri, queste sfumature

 

Sono gli alti e bassi che alla fine si riflettono proprio in questo nuovo progetto…

Esatto. Questo progetto è un diario, una cosa molto intima. Effettivamente ti viene più facile parlare di cose che non ti fanno piacere, piuttosto che delle cose che ti rendono felice. Per quello che ho sempre ascoltato e per il modo in cui scrivo, mi viene automatico dare più spazio a questa parte negativa.

 

Qual è il pezzo a cui ti senti più legato?

Old demons perché parla di una relazione finita, per me molto importante. Tra l’altro in questo pezzo c’è anche la voce della mia ex ragazza che canta nei cori, in questo pezzo ed anche in un altro pezzo del disco. Ci sono legato perché rispecchia quello che sono io: una persona che dagli errori non impara mai, anzi più sbaglia e più continua a sbagliare, e Old demons parla proprio di questo.

 

Avvocato, dica qualcosa!

Daniele: (ride)

Marco: L’avvocato c’è per darmi una raddrizzata, ma alla fine non ci riesce, non ha dei buoni risultati (ride).

Daniele: Adesso canto io il pezzo della tua ragazza… questo un po’ mi preoccupa!

Marco: Old demons parla del fatto che anche se vieni massacrato dalle esperienze negative, oh ci ricaschi sempre! È inutile. E io sono cosi: cxxxx non imparo, infatti… lo prendo sempre nel culo! (“lo prendo sempre nel culo”, la voglio! ride).

 

Tomorrow never comes è stato scelto come singolo del disco, per quale motivo? Credi sia quello che meglio rappresenta Lust soul?

Tomorrow never comes mi piace parecchio. E’ un pezzo anomalo, nel senso che è un po’ in bilico tra un ballata ed un pezzo un po’ più rock. E’ bello perché parla di amore, ma di un amore che non sai dove ti porterà. Lo trovo romantico. Io sono un inguaribile romantico.

 

Il video di Tomorrow never comes ti vede protagonista insieme ad una splendida donna. Tra voi c’è del contatto, ma mai troppo esplicito, quasi come se ci fosse qualcosa che vi blocca e non vi fa andare oltre. Ci puoi spiegare il messaggio del video? E che ruolo ha l’amore nella musica di Nero?

L’amore nei miei testi ha un ruolo importantissimo, però è sempre un amore non vissuto nella maniere giusta. E’ un amore compromesso, è un amore che ti può portare a qualcosa ma, questo qualcosa non arriva mai. Infatti Tomorrow never comes è questo attimo che tu stai per vivere, ma che poi non arriva. E’ per questo che abbiamo realizzato così il video, con questo loop, questo “non tempo” che continua a muoversi, aspettando un attimo che però non c’è. Io l’amore lo vivo così, purtroppo (ride).

 

Il progetto di Nero sarà un episodio isolato, dettato dalla necessità del momento, o possiamo sperare in una sua prosecuzione?

Ti dico la verità, questo progetto mi sta piacendo molto, anche per le persone con cui suono. Mi sto trovando molto bene e sto vedendo dei buoni risultati. Conoscendomi, non so mai dove andrò. Tendenzialmente vorrei che questo progetto andasse avanti, perché secondo me ha delle buone qualità. D’altro canto, però, sono ormai abituato a muovermi da solo, quindi, non so bene cosa succederà in futuro. Sicuramente cercherò di dare spazio al lavoro fatto, e anche di collaborare di più con le persone che ne stanno facendo parte, perché ho trovato una buona alchimia. Secondo me, qualcosa di buono per lavorarci sopra c’è, anche per dei progetti futuri.

Seguici!
error

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *