Interview: Marco Ongaro

Abbiamo intervistato Marco Ongaro, conoscendo la sua storia, la sua musica ed il suo nuovo album. Questo il risultato della nostra lunga chiacchierata virtuale.

1) Ciao Marco, di solito la prima domanda riguarda la storia dell’artista, siamo curiosi di sapere da dove comincia la tua e fin dove è arrivata.

La mia storia di artista comincia con la partecipazione alla rassegna del Club Tenco al Teatro Ariston nel 1982, il successo internazionale di O’Gar con Playback Fantasy, creatura dance del 1983, e arriva a un’attività a 360º nel campo della parola, in musica e da sola, nel teatro e nell’opera lirica, con la continua attenzione alla produzione di canzoni.   

2) Dal comunicato stampa abbiamo letto “Targa Tenco per miglior opera prima”, com’è stato ricevere un premio così ambito?

È stato fondamentale per vincere dubbi sulla prosecuzione di una carriera che negli anni 80 non era facile per chi faceva canzone d’autore, dopo il crollo del genere seguito al boom degli anni 70. Nel 1987 è stato un incoraggiamento, era come mi dicessero: “Continua! Insisti”. Se sono ancora qui oggi a fare canzoni quindi prendetevela con loro. 
3) Nel tuo ultimo lavoro discografico “Solitari” è presente la collaborazione con la band Logos, com’è nata?

Come tutte le collaborazioni si fonda su un do ut des. Fabio Gaspari, Luca Zerman e Alessandro Perbellini mi hanno chiesto di contribuire al loro prossimo album scrivendo testi ispirati a un classico del pittore Kandinskij, Lo spirituale nell’arte, su cui si fonderà il loro prossimo lavoro. Ops! Non dovevo anticiparlo? Beh, pazienza. I testi ormai sono scritti e loro li hanno pure musicati. In cambio hanno suonato nel mio disco. Naturalmente tutto ciò corre sul filo della reciproca stima.

4) Cosa ne pensi del panorama attuale? C’è qualche cantautore con cui ti piacerebbe collaborare o che stimi particolarmente? Magari potrebbe leggerci e risponderci!

Il panorama attuale in senso specifico, cioè le canzoni che si ascoltano, quelle che hanno successo, il genere che funziona adesso? Abbiamo rap e trap, scuola romana, Måneskin, esiti sanremesi, Dargen D’amico e Rkomi, tra Tha supreme e Michele Zarrillo, non è facile veder quadrare qualcosa di coerente. Diciamo che l’attuale ministro degli esteri italiano è forse più swing della Rappresentante di lista. Se parliamo di clima della canzone d’autore, il rock d’autore, insomma i “Solitari” come noi che continuano a cercare di far brillare la loro stella di passaggio, mi pare che ci sia una forma di nuova Resistenza, più che un nuovo Rinascimento, il che rende comunque appassionante appartenere a questa élite non ancora estinta. Dunque, in linea con i dinosauri, mi piacerebbe che Vasco Rossi facesse una cover della mia “Non mi drogo più” del 1995, che in fondo era stata scritta pensando a lui. O che Francesco De Gregori interpretasse la mia “Esplosioni nucleari a Los Alamos” del 2004. Sarei interessato a featuring di questo tipo, non viceversa, che le loro canzoni le ho cantate abbastanza anni fa. Insomma gente del secolo scorso, come me, niente di Generazione zero, artisti che mi piacciono e ascolto, ma che preferisco tenere “friendzonati”. L’amore richiede una diversità fra compatibili.

5) Ritornando un attimo a parlare del disco, com’è nata l’idea di un nuovo album dopo “tanto” tempo? 

Non mi pare che sia tanto tempo​. “Il fantasma baciatore” è del 2018. Se ci mettiamo in mezzo due anni di pandemia, l’incisione è avvenuta in epoca coprifuoco e Province chiuse, va detto, con musicisti che si vedevano online e giornate dedicate a uno o due strumenti per volta, direi che è un lavoro abbastanza vicino al precedente. “Voce” precedeva “Il fantasma baciatore” di due anni, sono sempre quei due anni. L’idea è venuta a Gandalf Boschini, che ha prodotto tutti e tre gli ultimi album. E quando lui vuole qualcosa, io scatto sull’attenti e obbedisco. I produttori non crescono sugli alberi. L’avvio di un progetto è sempre galvanizzante, la creatività è una fortuna che abbellisce la vita.

6) Causa pandemia e sistema economico/politico che sembrano andare verso un netto peggioramento, credi che ci sia ancora spazio per la musica dal vivo fatta per bene in Italia? Avremo modo di vederti prossimamente live? Se, sì, quando?

Ho già fatto una anteprima a Porto Venere, presso la locanda dei cantautori liguri, una specie di festa in cui ho cantato canzoni dell’album nuovo e altre. Faremo qualcos’altro anche per celebrare l’uscita del disco. Ma l’idea di una tournée non ce l’ho ancora. Suonare in modo decente, con un gruppo e una strumentazione soddisfacente, con gente che ti ascolta volentieri è l’obiettivo. Non credo c’entri il sistema economico e politico, né la pandemia, quella era un’ottima scusa per non sbattersi. Il problema è più strutturale, una questione di booking che ti stritola o ti esclude. Io non suono più gratis, da molto tempo, e neanche a prezzi miseri. Preferisco scrivere libretti d’opera o pièce  teatrali. Se vengo a suonare da te, se non sei un amico, mi devi pagare, invece si pensa ancora che un cantautore debba girare a qualunque condizione pur di far ascoltare i propri stati d’animo. Prima cosa: io non esprimo stati d’animo, quella non è poesia. Punto a una poesia rock o pop, a una qualità dei testi e delle musiche che richiede una passione anche nell’ascoltatore. E che costa cara, perché costa caro produrla. Quindi comprate il disco. Se volete il lato feticistico di ascoltarmi dal vivo, cominciate per favore a raccogliere i soldi.

7) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Appena questo disco esce e vende un po’, e lo spremiamo, e lo facciamo ascoltare meglio che possiamo, farò un altro disco, un disco nuovo. Tutto qua.

https://www.youtube.com/watch?v=2efOtOvBC2Y

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