Interview: Lessness

A poco più di un anno di distanza dall’ep The night has gone to war, lo scorso febbraio è uscito Never was but grey, il primo disco di Lessness per la Justin Jest Entertainment. Vorrei e potrei scrivere una bella introduzione a questa intervista. Vorrei, potrei. Ma non lo farò. Non voglio aggiungere altro rispetto a quanto già detto nella recensione del disco (leggetela!) e rispetto a quello che leggerete qui. Non voglio sottrarre spazio a Luigi Segnana, che abbiamo contattato via mail proprio per approfondire il suo ultimo lavoro. Buona lettura (e anche buon ascolto!) 

Dopo l’Ep d’esordio – The night has gone to war – giunge il tuo primo disco. Pausa di riflessione? Momento produttivo? Parlaci di questo periodo.

Dall’uscita dell’Ep ‘The Night Has Gone To War’ è passato un anno e non me ne sono accorto, sono sempre l’ultimo a sapere le cose. La gestione del tempo, poi, non è una delle mie qualità, passo un sacco di tempo svolgendo attività senza senso, che mi occupano ore e ore senza portare ad alcunché, però mi ci diverto ed il tempo tra l’uscita dell’Ep e del disco in effetti è volato. Premesso questo, che ha la sua importanza, l’Ep è stata un’uscita un po’ improvvisata, un’urgenza comunicativa. [lessness] in quel momento praticamente non esisteva, era tutto racchiuso in pugno di canzoni e video. Dall’uscita dell’Ep ho passato il tempo organizzandomi per portare il progetto live e, contemporaneamente, dedicandomi alla scrittura di nuovi pezzi. Quindì sì, è stata una pausa di riflessione, ma più che altro ho usato questo periodo per cercare le giuste sonorità di ‘Never Was But Grey’, la sua giusta narrazione estetica.

Nella nostra precedente intervista dichiaravi “dopo il periodo di riassestamento m’è punta vaghezza di suonare il basso, ed è cominciato tutto così, da un riff di basso improvvisato è nata la prima canzone e da lì l’Ep The Night Has Gone To War. Non ho ben chiaro in mente dove tutto questo porterà, navigherò a vista, ma è giusto così non è stato studiato niente a tavolino è successo e basta e mi piace l’idea che [lessness] proceda così a tentoni, tra le macerie senza traguardi ma senza linee guida in totale libertà”. E’ stato così anche rispetto al nuovo disco? Avevi in mente cosa volevi fare, come sarebbe stato?

Per quanto mi riguarda ci sono due momenti ben precisi e ben diversi che portano alla stesura o alla creazione di un disco. Il primo momento è quello compositivo. Questo momento è come una febbre, divento irrequieto, svagato se qualcuno non me lo ricorda dimentico anche di andare in ufficio. In questo frangente nascono le canzoni, per lo meno in embrione, registro un sacco materiale fino a che non passa l’irrequietezza (anche se a volte basta un rum e cola) e non torno ad essere più umano. Questa fase è descritta bene nella tua domanda, mi aggiro tra le macerie della mia emotività, richiamo ricordi e scendo a patti con le questioni irrisolte del mio io e in questo frangente procedo davvero a tentoni, in totale libertà senza obiettivi prefissati. Poi, dopo un po’ di tempo, subentra una parte più razionale che cerca di trarre un senso da tutto quello che è stato prodotto nella fase febbre. Questo è il periodo più lungo, durante il quale seleziono le canzoni, le sonorità e gli arrangiamenti giusti per comunicare almeno una parte di quello che ho passato in fase di composizione. In questa fase ho ben in mente cosa voglio fare, anche se mi ci vuole un po’ a capirlo, e come voglio suoni il prodotto finito.

Tra l’Ep d’esordio e  Never was but grey ho potuto notare delle differenze nei suoni e negli umori, ma forse è una mia impressione. Cosa ne pensi? E’ cambiata la tua musica? Il tuo approccio? E’ cambiato qualcosa?

Sì hai visto giusto, l’Ep ed il disco suonano in maniera differente uno dall’altro. Il primo era un viaggio nella notte, nel buio. Nei reconditi di un’anima in fuga. Per trasmettere questo avevo cercato sonorità più morbide più avvolgenti e meno dirette. ‘Never Was But Grey’, invece, rispecchia un periodo ed un interiorità differente, l’attimo stesso in cui si esce dal buio. L’ora incerta che precede l’alba. l’ora in cui le cose perdono la consistenza d’ombra che le ha accompagnate nella notte e riacquistano poco a poco i colori, ma intanto attraversano come un limbo incerto, appena sfiorate e quasi alonate dalla luce: l’ora in cui meno si è sicuri dell’esistenza del mondo [prendo in prestito, perché più esaustive, le parole Italo Calvino ne: Il Cavaliere Inesistente. Un lessness a suo modo, anche lui]. Partendo da questo principio, ho cercato sonorità più dirette e scarne quasi fastiodose, come un risveglio dopo una notte difficile.

L’album sembra muoversi tra luce ed ombre, proprio grazie all’alternanza tra atmosfere intime e  ritmi lenti che vengono interrotti da altri più energici e movimentati. Never was but grey sembra possedere una duplice anima. Ce ne è una prevalente? Quale?

‘Never Was But Grey’ è un fedele ritratto di chi l’ha ideato. Un mix infinito di alti e bassi, momenti fortemente introspettivi alternati a momenti energici e di febbrile operosità. E’ duplice come duplice è l’animo umano. L’essere umano è fantastico, riesce a trovare un equilibrio pur tenendo in testa idee apparentemente inconciliabili ed accettarle come tali, nonostante tutto: sì, no, buono, sbagliato, vita, morte, odio, amore. Bombardati da ondate emotive contrapposte, eppur continuiamo ad andare avanti (nella maggior parte dei casi) evitando di buttarci nella più cieca irrazionalità. Per rispondere alla domanda: non c’è una anima prevalente sono molte anime che convergono in una sola e la rendono unica, come ognuno di noi. O forse è solo schizofrenia.

Molte sono le influenze che si percepiscono nell’album. Personalmente ci ritrovo molto i Depeche Mode, ma soprattutto ho trovato davvero molte affinità con alcuni pezzi di Thom Yorke solista (V. mi ricorda The eraser) e con i Radiohead di The King of Limbs (Oh, me mi ricorda il suo finale). Sono una pazza visionaria?

Sei una pazza visionaria, ma è giusto che sia così. Sì l’influenza dei Depeche Mode si sente tutta (specialmente in una canzone come ‘Seven Seals’) ma ci sono influenze, magari meno vistose, ben presenti nel disco, di gruppi come New Order, INXS, Soft Moon, Bauhaus, The Cure, Twilight Sad, Cigarettes After Sex. Tu citi i Radiohead e può essere, visto che fanno parte dei miei ascolti – anche se non così frequenti, soprattutto per quanto riguarda la carriera solista di Tom Yorke. Al di là dei riferimenti obbligatori, tutti siamo il frutto delle nostre esperienze, mi piace pensare che ‘Never Was But Grey’ suoni piuttosto originale e attuale…beh non attualissimo magari..ma abbastanza sì!

Come dicevamo poco prima, nel disco possono cogliersi influenze diverse: dalla new wave , synth pop anni ’80 fino a ritmi più dance anni ’90. C’è qualcosa che ti manca del passato? e qualcosa invece di cui avresti fatto a meno?

Del passato mi manca l’idea di ricerca della musica, le giornate passate nei negozi di dischi per trovare qualcosa di nuovo del tuo gruppo preferito, qualche bootleg, un live, una cassetta un vinile. Questo piccolo ma grande piacere della scoperta che il digitale, lo streaming stanno un po’ uccidendo. Ogni epoca ha i suoi feticci e quindi, comunque, va bene così, non si può essere immobili sempre come tombe neoclassiche. Invece, non c’è abbastanza spazio disponibile per dire quante cose fatte avrei fatto a meno di fare, col senno di poi. Diciamo che mi piace vivere il momento e il perdersi nelle memorie e nei ricordi passati non è altro che un lieto e saltuario divertissement

Qual è il  pezzo che rappresenta la sintesi di Never was but grey?

L’anima del disco è 2:21, anche se non è il pezzo ‘centrale’ del disco. Però è quello che più racchiude la positività del messaggio che l’album vorrebbe dare. Perché ‘Never Was But Grey’ è un album – alla fine – positivo che apre alle mille possibilità che il futuro ci offre, sta solo a noi coglierle. 2:21 in questo è centrale, una sbronza ode d’amore universale scritta e registrata alle ore 2:21 di un mercoledì da leoni.

La canzone che invece più rappresenta chi ha scritto l’album è ‘Deconstruction’ che narra di una persona che molla tutto per starsene semplicemente a letto per tutto il tempo che rimane.

A chi non conoscesse Lessness, quale pezzo faresti ascoltare?

Farei ascoltare ‘Never Tear Us Apart’ degli INXS. Che non c’entra nulla, ma è stranamente la prima che mi è venuta in mente quando ho letto la domanda. Adesso mi è appena venuta in mente anche ‘In Your Eyes’ di Peter Gabriel. Mi fermo, che è meglio per tutti.

Considerata questa duplice anima di Never was but grey, direi di concludere questa nostra intervista con una, anzi due canzoni, proprio per omaggiare la doppia anima di Never Was but grey. Lasciamoci con una canzone lenta e malinconica, e una più veloce e movimentata!

Nothing’s gonna hurt you baby – Cigarettes After Sex

In Between Days – The Cure

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