Interview: La Preghiera Di Jonah

A distanza di quasi otto mesi dall’ultimo sussulto discografico, mentre le tenebre sembrano volersi di nuovo stendere su quest’autunno di paranoia, dal cuore pulsante delle metropoli impaurite e ormai senza fede si alza l’ultima preghiera di Jonah, e riprende vita il vociare dei quartieri periferici: dai balconi di condominii che sembrano alveari rimbalza l’eco di “CASE POPOLARI”, il nuovo singolo di La Preghiera di Jonah. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro per saperne di più.

LPDJ, benvenuti su Indieroccia. Presentatevi e diteci perché dovremmo ascoltare “Case Popolari”, il vostro nuovo singolo. Ciao indieroccia, siamo Jonah, Marco e Nello. Beh, “Case popolari” merita di essere ascoltato perché è un po’ la storia di tutti noi.E poi spacca! 

Entriamo subito nel vivo: raccontateci da cosa nasce la necessità di raccontare la condizione di un’intera generazione abbandonata (come le periferie che disegnate nel brano), come lo descrivete in “Case Popolari”. Case popolari è una canzone d’amore. In parte autobiografica. In molti viviamo la pesantezza di dover sfuggire da queste piccole città di provincia, paesini abbandonati, che non ti danno alcuna prospettiva. Inoltre, basta allargare un po’ di più lo sguardo e vedere che l’intero stivale in realtà è  un posto da cui molti tentano di fuggire. Basti pensare a quante eccellenze nel mondo del lavoro per essere riconosciute sono dovute andare fuori e quando se ne parla fa male. Purtroppo è così inutile fare finta di no.

E per voi, invece, cosa significa “casa”? Casa può significare famiglia, può significare il posto di lavoro che sognavi da anni oppure la tua sala prove, o quel luogo in cui si è dato il primo bacio da ragazzini. Casa è quando i ricordi, prima dell’immediatezza del momento, ti fanno stare bene. 

Quella che raccontate in “Case Popolari” è una storia di nuova emigrazione (potremmo definirla così?), l’analisi sentimentale di un popolo in fuga e impaurito da un futuro fin troppo nebuloso. Qual’è, invece, la più grande paura che avete?Si, si tratta di una nuova emigrazione. Passare molto tempo in periferia può portarti ad assorbire cose positive ma anche le cose negative che propone, per non parlare delle mancanze. La nostra paura è questa: restare così tanto tempo a contatto con queste cose “brutte” da non riuscire a distinguerle più. 

E il rapporto con la vostra, di città? Come lo vivete? Quelle che raccontate sono partenze senza ritorno o partenze per ritornare? Il rapporto con la nostra città è un rapporto di odi et amo, come è giusto che sia. La propria città, soprattutto per i piccoli paesi di provincia, rappresenta sempre un posto da cui dover evadere alla ricerca di un qualcosa di più bello, di più grande, di più ricco di esperienze da fare. Ma allo stesso tempo rappresenta le radici e per questo non si parte mai senza ritornare. Sarebbe bello pensare di poter andare via lasciando tutti e tutto alle spalle, ma nel concreto, nei ricordi, nella quotidianità, si porta sempre con sé tutto ciò che si è vissuto. 

Venite dal Sud, e in “Case Popolari” sembrate raccontare, come detto, il dramma della fuga necessaria per sopravvivere e costruire altrove vite che sembrano impossibili nei luoghi natii. Permetteteci di dare una svolta riflessiva e quasi socio-politica a queste domande: è davvero così necessario evadere, fuggire lontano per autorealizzarsi? Credete di essere, in qualche modo, vittime di un divario tra Nord e Sud?
Purtroppo da bravi ragazzi di periferia quali siamo abbiamo solo domande e quasi mai risposte. Ma se proprio dobbiamo possiamo provare a darne una. Il divario tra Nord e Sud esiste ed è innegabile, mentre al contrario la necessità di dover evadere per autorealizzarsi è una cosa che sta al singolo individuo valutare. Una certezza è che più si conoscono realtà diverse dalla propria, più si capisce cosa davvero si apprezza e cosa no. 

Torniamo alla musica, Spotify e playlist editoriali: credete che la nuova scena indipendente sia davvero quella inserita nei contenitori di riferimento come Scuola Indie, o Indie Italia? Oppure il “fenomeno playalist” altro non è che manipolazione, in qualche modo, del mercato e dell’ascoltatore, fin troppo seduto sulla comodità alienante della riproduzione casuale? Bella domanda. Dapprima bisognerebbe capire cosa significa musica indipendente oggigiorno. Ma restando nel merito della domanda, il fenomeno playlist è un qualcosa di cui bisogna tenere conto per forza di cose. A nostro avviso esse possono essere un grande mezzo per veicolare i contenuti al più grande bacino di pubblico (quello più pigro, che appunto si affida allo shuffle) ma allo stesso tempo un grande contenitore anche per arrivare a chi magari, senza di queste, non sarebbe mai venuto a conoscenza del lavoro di un’artista. Sbagliato è invece giudicare un progetto musicale dal suo essere presente o meno in queste playlist.Tutto ciò ha portato a un ridimensionamento dell’aspetto live dove ogni artista riesce realmente a connettersi con il pubblico. Le playlist sono e restano uno strumento, e in quanto tale possono essere usate in maniera positiva o negativa.

Tra le vostre pubblicazioni, anche un featuring con Edda su “Respiro”: ci raccontate com’è nata la collaborazione? La collaborazione possiamo dire che è quasi nata da sola. Per noi Edda è un pilastro della musica rock indie italiana e una sera di qualche anno fa, dopo un suo concerto, ci ritroviamo con lui a fare quattro chiacchiere. Subito pensiamo che sarebbe stato un onore averlo in un nostro brano, e con un po’ di timore ma senza pensarci più di tanto gli facciamo la proposta, e lui con estrema umiltà accetta. Da lì in poi abbiamo cominciato a tenerci in contatto fino poi a realizzare “Respiro” insieme.

Le domande terminano qui, ma prendetevi questo spazio per rivelarci qual’è la preghiera che LPDJ sente di dover rivolgere a sé stessa, prima ancora che all’ascoltatore
La preghiera che rivolgiamo a noi stessi e non solo è quella di non prendersi mai troppo sul serio. In quest’intervista, è palese: abbiamo fallito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *