Interview: La MUNICIPàL

Lo confesso, ultimamente le recensioni iniziano a starmi un po’ strette, preferisco scambiare due chiacchiere, anche via mail, con l’artista, che provare a “raccontare” un disco al lettore: problema mio direi, e avete ragione, forse anche egoismo, ma vi assicuro non certo mancanza di voglia o disimpegno. Questo perchè, per gestire al meglio un’intervista, il disco bisogna sentirlo bene, forse anche “meglio” rispetto a quando lo si deve recensire. In certi casi, non in tutti ahimè, i ripetuti ascolti però sono solo una delizia per le orecchie. Nello specifico, ammetto che questo esordio di La MUNICIPàL (scritto così, nessun errore), mi ha davvero stregato e rapito. Adoro la descrizione presente sulla loro pagina di Facebook: “band composta da Carmine e Isabella Tundo, fratelli leccesi, che cerca attraverso musica, arte e poesia di descrivere la propria romantica visione del mondo”. Romantica, a mio avviso, intesa proprio come rimando al Romanticismo tedesco del XVIII secolo, con tutto il suo carico di ansie, inquietudine e tensione, mentre la musica che accompagna le parole sa essere tanto raffinata e cantautoriale, quanto più rock e accattivante. Un disco, questo Le Nostre Guerre Perdute, di cui innamorarsi e di cui avere anche un po’ di timore per la sincerità che mette in campo, poco da fare…

Ciao ragazzi, come state? Da dove ci rispondete?
Ciao tutto bene grazie, sono Carmine e ti rispondo da Lecce, Isabella è a Roma invece, incasinata con gli esami!

Ho conosciuto la vostra musica nell’estate dell’anno scorso, ora, ormai un anno dopo ecco il disco: sicuramente non si può dire che abbiate affrettato i tempi, sbaglio?
Non avendo una necessità “commerciale” nel pubblicare il disco, abbiamo lasciato che gli eventi seguissero il corso naturale della produzione, inoltre il fatto di pubblicare 7 singoli prima dell’album, è servito a far conoscere i brani, che altrimenti sarebbero andati subito nel dimenticatoio.

La storia della musica ne ha visti tanti di fratelli che si cimentano in una band: il legame è ovviamente fortissimo, ma a volte mi chiedo se questa “vicinanza” non sia più un problema che un punto di forza. Con Isabella e Carmine com’è andata? Avete trovato il vostro equilibrio perfetto?
Per noi è nato per gioco, Isabella vive a Roma e io a Lecce, e a Pasqua e Natale, quando lei ritornava a casa ci ritrovavamo al piano a suonare qualcosa insieme, non vedendoci quasi mai , per noi è più che altro un modo per stare insieme.

Mi è piaciuta molto l’idea di non mostrarsi nei video, “modus operandi” che, in un periodo dove la sovraesposizione visiva la fa da padrona, va decisamente contro corrente. Ora che è uscito il disco continuerà questo modo di presentarsi?
Si, non abbiamo la necessità di mostrare il nostro volto, mi piace l’idea che una canzone venga apprezzata per quello che è , e non perché cantata da un personaggio piuttosto che un altro, è un modo per mettere in primo piano la musica, a differenza di quello che succede nei vari talent ecc…

Carmine non sei certo di “primo pelo” in ambito musicale, sia come musicista, ma anche come autore. Mi chiedo se le tue precedenti “avventure musicali” ti hanno insegnato qualcosa di così importante che poi hai messo in pratica con La MUNICIPàL?
Si, la cosa più importante è stata capire la differenza tra la musica e l’industia musicale e dell’intrattenimento. Nella seconda ci sono delle logiche commerciali da seguire, dei canoni da rispettare e delle regole alle quali devi sottostare. Facendo semplicemente musica hai l’opportunità di dire cosa vuoi,con i suoni che vuoi, hai la possibilità di esprimerti senza essere censurato o senza pensare a quello che potrebbe piacere al “pubblico che compra i dischi” e, scrivere canzoni per se stesso, credo sia una grande forma di libertà.

L’apertura del disco (Lettera Dalla provincia leccese) è esemplare dell’immaginario sonoro e lirico del disco, un biglietta di visita malinconico che mette in luce insicurezze e incertezze costanti. Mi chiedevo quanto c’era di autobiografico e/o quanto sia più grande la tua visione, capace di abbracciare un mondo che va oltre l’aspetto puramente personale…
Tutto il disco è autobiografico, ho deciso di essere sincero e mi sono messo a nudo,non pensando alle conseguenze, cito persone, indirizzi e avvenimenti reali e alle volte non è un bene. La cosa più bella e strana è vedere come l’ascoltatore possa fare proprie delle frasi così personali e buttarci dentro la propria storia ,quindi una canzone cha ha un significato per me, può significare un’altra cosa per qualcun altro.

Mi sa che adesso le universitarie però sono passate da Brondi ai Cani (riferimento al testo del brano sopracitato), che ne pensi?
Non lo so, qui a Lecce arriva sempre tutto un po’ in ritardo. Credo che comunque sia un bene per la musica indipendente avere sempre nuovi artisti che catturano l’immaginario del pubblico, significa che c’è tutto un panorama parallelo a quello “televisivo “ che funziona.

Avete dei momenti melodici travolgenti, permettimi di usare questa parola, da cantare in coro all’unisono (penso a brani come George o 30 febbraio, solo per fare due esempi), eppure “in contrasto” (forse?) a questo trionfo melodico nei vostri testi si respira intimità, particolari, dettagli approfonditi. Ho messo in contrasto tra virgolette, dici che c’è una vera contrapposizione o una perfetta unione?
Non lo so, con La MUNICIPàL lascio semplicemente che le cose escano, seguo il flusso e mi ritrovo spesso con delle canzoni finite senza rendermene conto: è come una sorta di psicanalisi e la composizione diventa istintiva, cerco sempre di non snaturare l’idea primaria e di non manipolare troppo il flusso.

L’universitaria Fuori Sede ha un’anima quasi shoegaze/dream pop, Valentina Nappi invece parte elettronica per poi prendere un brio quasi folk-pop, L’accademia Delle Belle Arti è quasi glam decadente: solo tre esempi per segnalare la varietà di arrangiamenti. Nascono così nella tua mente i brani o gli arrangiamenti si sviluppano strada facendo?
Molto spesso nascono già con un’idea di suono, poi avendo a disposizione il mio studio di registrazione 24 ore su 24, ci lavoro sopra cercando di vestire al meglio il brano, ma sulla parte musica c’è molto su cui lavorare. In questo primo album ho volutamente lasciato la diversità di sound tra un brano e l’altro perché rispecchiano dei momenti differenti della mia vita, ma nel prossimo album mi impegnerò di più per dare il giusto equilibrio tra suono e parole.

Bella la riproposizione di Caviglie Stanche dei Romeus in versione acustica. A distanza di anni come vedi quel progetto?
Come quando guardi le tue foto d’adolescente, te ne vergogni un po’, ogni tanto ti dici “ma perché quel ritornello lì? O perché quel suono di synth lì, non c’entra nulla“, ma poi pensi che alla fine non era poi così male e cmq fa parte di un percorso “formativo” che ti ha portato ad essere la persona che sei ora.

Mi piacerebbe sapere se avete dei gruppi dei riferimento o che comunque ritenete fondamentali, tipo…”senza di loro questo disco non ci sarebbe”…
Non so rispondere a questa domanda, per La MUNICIPàL più che un gruppo credo sia stata fondamentale la persona per cui ho scritto tutte quelle canzoni, magari non sarebbero esistite.

Ma è vero che il vostro cd, almeno nel Salento, si trova anche in edicola?
Si,è stata una scommessa, quella di allegarlo a “Qui Salento” e devo dire che sta funzionando, non essendoci più negozi di dischi, tante persone escono di casa, vanno semplicemente in edicola e lo comprano.

Grazie ancora per la disponibilità, con quale canzone del disco potremmo chiudere questa nostra chiacchierata?
Grazie a voi…vi salutiamo con Se potessi ti salverei dalla fine del mondo.

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