Interview: La Crisi Di Luglio

C’è un nuovo progetto musicale a Brescia: si tratta de La Crisi Di Luglio, band formata da Daniele Ardenghi e Andrea Podestani, che tra le altre cose animavano il forum di indie-rock.it nei suoi tempi migliori. In attesa di scrivere una recensione canonica, abbiamo dato spazio a Daniele che, tramite le nostre domande, ci racconta un po’ di cose sul progetto e sull’EP In Netta Ripresa, che è stato pubblicato dalla Warner.

Finalmente un disco dal suono potente e allo stesso tempo semplice che mette voglia di essere ascoltato tante volte. Sembra che in Italia si debba passare per forza dalla delicatezza e/o dall’introspezione per fare qualcosa di immediato e da ascoltare a lungo. Ci avete pensato che un disco come questo colma una sorta di vuoto? L’ultima volta in cui mi sono imbattuto in un lavoro del genere era l’ultimo dei Masoko, ormai alcuni anni fa.

Grandi i Masoko! Mark Daretti – già bassista dei Cani – mi passò qualcosa di loro un sacco di tempo fa. Sì, io credo che un pop così sia abbastanza atipico. Pop italiano, in italiano, ma figlio di ascolti che poco hanno a che fare col nostro Paese. E incentrato sulla botta e sull’orecchiabilità, soprattutto del ritornello.

Un altro problema della canzone italiana sono gli eccessivi rimandi al passato, sembra che solo chi porta avanti proposte più audaci sappia essere al passo coi tempi, ma fare canzoni nel senso classico del termine non significa per forza doversi rifare al passato e voi siete qui a dimostrarlo.

Sì! La classica struttura canzone è fondamentalmente il nostro punto di partenza. La decliniamo in modo personale e non ci poniamo grossi problemi. Ricreare un suono simile “a quella o quell’altra band che ci piace” è semmai un passaggio intermedio. Il fine ultimo è… “il bene” del pezzo che stiamo scrivendo/registrando. Se suona bene e se è efficace, allora quella è la via.

Nella maggior parte delle canzoni l’attitudine sonora è rock, ma ci sono anche alcuni momenti in cui si va più verso la dance. Queste diverse anime sono frutto di differenti gusti musicali all’interno della band, o a tutti piacciono entrambe le cose?

Andrea ed io abbiamo molti gusti musicali in comune. Per farla breve, abbiamo divorato Oasis, Blur e Smiths. Lui è anche un buon cultore dei cantautori italiani. Io, invece, sono quello con l’insana passione per l’Eurodance anni Novanta. Buongiorno Morea nasce da quel genere di mood. Sì, in questo senso qualche discrepanza c’è. Lì, ma anche in Marta, viene fuori un po’ di tamarraggine…

Siete una band al debutto, ma almeno su di te so che non è la tua prima esperienza. Anche gli altri hanno un passato in altri progetti?

La band è di fatto un duo. Io e Andrea Podestani. Che ha suonicchiato un po’ in qualche band, per qualche mese anche in un gruppo con me (Moscow Raid, facevamo post punk sovietico). Ma più che altro ha suonato un sacco la chitarra acustica, diventando master & commander delle sei corde. Io sono molto più rudimentale.

I testi sono molto importanti nelle vostre canzoni, non mi stupirei che prima decidiate di cosa volete parlare e poi scriviate la canzone di conseguenza. È così, oppure come capita spesso i testi vengono per ultimi?

Abbiamo due approcci molto diversi. Andrea lavora di chitarra acustica, bloc notes e cesello. Io unisco melodie e parole nella mia testa mentre guido, mentre sono in doccia, mentre cammino. L’importante è avere qualcosa accanto che mi permetta di appuntarmi l’idea. Poi, da una frase, nasce l’intero pezzo.

L’unica cosa che non mi piace del disco è proprio legata ai testi, sto parlando degli spostamenti di accento forzati per rispettare la metrica. In Benaco questo problema è particolarmente evidente, anche se ti dico subito che la canzone mi piace. Cos’hai da dire su questo?

Che hai ragione. Che ci può stare. Dal mio punto di vista piegare gli accenti qualche volta non è un male. Lo facevano anche gli 883. Che fanno parte dell’infanzia di (quasi) ciascuno di noi!

Sempre a proposito dei testi, mi sembra che quando parlate della Riviera ci sia molta più positività e comunque voglia di stare bene (Buongiorno Morea, Vacanze A Rimini), mentre le canzoni più legate al vostro territorio hanno un po’ di malinconia addosso (Benaco, Marconi). È la classica sindrome per cui in vacanza è tutto più bello oppure trovate che la provincia bresciana abbia una propensione a rendere malinconici i propri abitanti?

Bella lettura! In vacanza si sta bene, è un po’ la dimensione del “sogno fuori dalla realtà”, ma anche a casa è bello. Noi amiamo Brescia. I suoi aspetti comuni, i suoi posti più belli (il lago di Garda), le sue malinconie molto… urbane. Un pizzico di tristezza qua e là è anche terapeutica. E molto spesso è il grilletto della creatività.

A proposito di Brescia, a inizio anno domandavo a Paletti lumi sulla situazione delle band dicendogli che la scena mi sembrava un po’ ferma. Poi però durante l’anno sono tornati gli Ovlov, ora arrivate voi, sono riapparsi gli Intercity, addirittura c’è la reunion degli Scisma e a ottobre ci sarà il nuovo disco de Il Sindaco. Poche novità però almeno i nomi consolidati sono attivi più del solito. Cosa ne pensate?

Che in questi giorni non faccio che suonarmi (in testa e con la chitarra) Rosemary Plexiglass. Che gli Ovlov sono cool e lavorare con Andy Rourke dev’essere stata una gran bella esperienza. Gli Intercity sono… fratelli maggiori e mi piacciono un sacco. E Fabio Dondelli è un cantautore molto dotato (e quest’estate abbiamo condiviso un pranzo molto piacevole). A me piacciono un sacco anche i Marydolls, i 4 Axid Butchers e apprezzo i Fraulein Rottenmeier. Insomma, la qualità non manca. La scena, è vero, è molto meno frizzante di prima. A volte si ha come la sensazione che ciò che è bello qui all’ombra del Cidneo sia destinato a sbattere contro un muro di gomma quando esce… Non so perché…

Pochi giorni fa avete scritto che tra poco inizierete a farvi vedere sui palchi. Cosa dobbiamo aspettarci dai live?

Ci stiamo lavorando. Di certo sul palco troverete giacche di pelle e Dr. Marten’s.

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