Interview: Kaufman

Sono gli intellettuali della scena indie, quelli che ti parlano di cinema d’autore e nouvelle vague. Sono una presenza fissa nella playlist Spotify, almeno una volta li avrete sentiti pensando di averli già sentiti, e canticchiati senza sapere perchè una loro canzone vi risultasse così familiare. Loro sono i Kaufman, e abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro in occasione dell’uscita del loro nuovo singolo Alain Delon, primo assaggio di un disco in uscita quest’autunno. Il richiamo alle icone indimenticabili della cultura pop incontra il ritorno dell’estate, la voglia di mare e le code in autostrada. Amori nati in ascensore, la passione ai concerti: l’indie pop dei Kaufman regala una canzone da cantare a urlare nelle notti più calde.

Cosa direbbe Alain Delon se sentisse il vostro brano?
Ma guarda, non so se vorrei davvero saperlo. Temo il peggio.

Sembra vi piaccia molto il cinema e fare riferimenti a film, attori. Anche il vostro stesso nome Kaufman deriva da quelle parti lì. Chi non mastica di cinema, nouvelle vague e comici degli anni Sessanta può capire comunque la vostra musica?
E’ chiaro che l’immaginario di certi film esercita un fascino su di me. Mi sembra che la Nouvelle Vague rappresenti un’idea di disagio e amore molto contemporanea e attuale, per questo utilizzo quel mondo per raccontare la quotidianità delle relazioni umane. Detto questo la citazione è un escamotage, una trovata postmoderna per accostare una storia vera che racconti a immagini della cultura pop. Cioè per capirci, potrei accostare ad altro, all’arte azteca o ai detersivi di un supermercato, è un gioco intellettuale.

E chi non sa chi sia Alain Delon, da che film dovrebbe cominciare per conoscerlo?
Non è che io conosca tutta la sua filmografia o sia un esperto, intendiamoci. Quando l’ho scritta pensavo a quella foto in cui Marianne Faithfull, allora insieme a Mick Jagger, guarda adorante Alain Delon mentre Mick ha lo sguardo del disagio. Però direi “La Piscina” o “Rocco e i suoi fratelli”.

A proposito del tuo modo di scrivere, molto citazionistico, ci viene in mente anche Duilio Scalici de I Giocattoli (che tra l’altro ha appena pubblicato un singolo dal titolo Abramovic). Hai fatto un’ospitata durante il loro concerto all’Ohibò di Milano, come vi siete conosciuti? A quando un feat?
Duilio è un amico, I Giocattoli sono cari amici. Ci siamo conosciuti in giro e sono persone meravigliose a cui vogliamo molto bene, Mi fa strapiacere essere accostato a lui. Si abbiamo fatto un feat. A un concerto ed è stato davvero bello. Per un feat. Su un pezzo chi può dirlo? Sarebbe figo.

A chi riconosce una componente psichedelica nella vostra musica, cosa direste?
C’è sicuramente. Come ci sono molte venature di generi impensabili sotto il velo del pop che facciamo. Anche lì a volte siamo citazionisti.

Esiste davvero una scena it-pop? Chi ne fa parte?
Be’ direi di si , esiste. Credo indichi la scena indie che negli ultimi anni ha preso una piega pop. Ci sono piattaforme come Indie Italia e Scuola Indie di Spotify che in qualche modo codificano la scena e gli artisti di appartenenza. Secondo me è un’età dell’oro per la musica italiana. Moltissimi artisti di questa scena sono diventati autori e scrivono per artisti mainstream. Hanno in qualche modo rinnovato, a cascata, tanta parte della musica italiana. Pensa all’ultimo Sanremo ad esempio. Una line up così in linea coi tempi non si vedeva da tempo immemore.

Qual è la vostra formazione musicale? C’è qualcosa che non ci aspetteremmo?
E’ molto varia. Siamo tutti abbastanza musicovori, soprattutto Ale. Io vado da Carboni agli Smiths alla trap ai Pantera.

La domanda che non ti ho fatto, ma che avrei assolutamente dovuto?
“Anche tu ami Morrissey?”

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