Interview: In June

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con gli In June, band di Roma che ha di recente pubblicato il suo primissimo singolo dal titolo Years per Pop Up Live Sessions. Una band atipica per la scena romana, a metà strada tra le atmosfere nordiche à la XX e altre più pop simil Lorde.

Ecco cosa ci hanno raccontato!

Da dove saltate fuori? Qual è la storia della formazione degli In June?
Ci siamo formati nel giugno 2018, uniti da gusti musicali compatibili L’intesa era forte fin da subito, così abbiamo deciso di portare avanti un progetto di musica originale scrivendo e suonando insieme.

Come nasce un brano degli In June? Avete un “capo” quando siete in saletta? Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi singoli?
Di solito l’idea di un brano parte da un riff o da una melodia composta da uno di noi che poi viene unita al testo giusto, sviluppata e arrangiata insieme. Non abbiamo un capo, siamo per la democrazia! In sala prove e in studio ognuno di noi dà il proprio contributo e mette un pezzo di sé stesso nella canzone.

Aspettatevi tante novità! Intanto abbiamo in cantiere la pubblicazione di un secondo singolo, che mostra un’altra prospettiva del gruppo rimanendo sempre coerente con le atmosfere di Years.

Ci date un’interpretazione del video?
Il video approfondisce il tema trattato dalla canzone ovvero: “ la perdita”.

La ragazza nel video è alla ricerca disperata di qualcosa che ha perso, il bambino è una metafora di una mancanza e di un vuoto interiore, che ci lascia persi mentre cerchiamo noi stessi.

Domanda strana. Può succedere che il genere di una band, in fin dei conti, non rispecchi davvero i gusti dei singoli componenti ma sia qualcosa di esterno, naturale, che emerge attraverso le influenze di tutti? È così anche per voi? Succede anche con l’utilizzo dell’inglese? È stata una scelta ragionata o, semplicemente, suonando, è andata così?

Ognuno di noi ha un background musicale diverso, e la fusione di tutte le nostre ispirazioni porta al risultato finale del sound che potete ascoltare in Years. La scelta dell’inglese non è propriamente stilistica ma è un istinto naturale per noi, visti i nostri ascolti e le nostre influenze. Il suono delle parole in inglese è più adatto al nostro stile.

Perché è così facile identificarsi in Years?
Pensiamo che ognuno di noi almeno una volta nella vita abbia sperimentato il sentimento di solitudine o di perdita. Non per forza di qualcuno o qualcosa ma soprattutto di sé stessi.

Speriamo che Years possa aiutare a ritrovarsi. .

Progetti futuri?
Il futuro che ci aspettiamo è sicuramente pieno di musica e ci stiamo preparando per portare il nostro repertorio in giro, anche live, al più presto.

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