Interview: Il Tipo Di Jesi

Un progetto musicale che è anche un mistero. Un nome che è un programma. Ricorda i primi Verdena ma bisogna fare attenzione a quando glielo si dice. La sua è una storia di provincia, fughe, mancanze, sentimenti, il tutto concentrato nel suo album di debutto (solista) Pranzo Rock in via Trieste prodotto da Davide Lasala presso l’Edac Studio (Giorgieness, Edda, Nic Cester…). Ne abbiamo parlato con lui in questa carrellata di domande.

Chi è “Il Tipo di Jesi”? Altri ti hanno cominciato a chiamare così o è un nome che ti sei dato da solo? Sin da subito rivendichi un’origine provinciale, sbaglio?
Il nome non me lo sono scelto io, è più come se mi fosse stato assegnato. Tutto è nato a Como quando sono andato a registrare il disco: la gente mi chiamava “il tipo di Jesi” e così alla fine questo nome mi è rimasto addosso come un’etichetta. Non c’è la volontà di crearsi un’identità precisa legata alla provincia, è stata più una cosa casuale.

Ci racconti in breve la tua storia, progetti precedenti di cui ti vergogni?
Ho sempre suonato in una band chiamata .cora. eravamo un power trio e quindi ci andavamo giù duro. Nel 2008 abbiamo anche pubblicato un disco per Jestrai registrato e prodotto da David Lenci al mitico Red House di Senigallia.Chiusa la parentesi con i .cora. ho deciso di mettermi in proprio e creare un progetto da solista. Così ho contattato Davide Lasala facendogli ascoltare delle canzoni che avevo registrato a casa e lui mi ha subito mostrato il suo interesse verso il progetto. Abbiamo così iniziato a lavorare a quello che è poi diventato “Pranzo Rock in Via Trieste”.

Di cosa parla il tuo debut album? C’è qualcosa che avresti voluto che capissero tutti e che invece sembra non aver recepito nessuno?
Non c’è un concetto di fondo o un filo conduttore, sono emozioni che ho provato nel momento in cui stavo scrivendo le canzoni. Ho soltanto cercato di bloccare queste emozioni con la musica e con le parole.

In che rapporti sei con la provincia? Ci litighi e poi ci fai pace oppure ci litighi e basta?
Direi più che buoni adesso. Magari quando ero ragazzino ero un po’ insofferente e avrei desiderato avere maggiori opportunità, più situazioni interessanti, più offerte culturali… D’altro canto però ormai basta spostarsi un po’ e se uno vuole vedere un concerto basta prendere la macchina e arrivarci.

In Masturnazione (ci spieghi il titolo?) parli di fuggire, fuggire da dove?
Parlo di fuggire dalle catene del lavoro d’ufficio per riprendersi il proprio tempo e destinarlo a quelle che sono le nostre reali inclinazioni e passioni. La canzone l’ho scritta in un momento di crisi dal punto di vista lavorativo, un momento in cui stavo pensando di mollare tutto per dedicarmi esclusivamente alla musica. Poi per fortuna c’ho ripensato.Masturnazione è un gioco di parole, è la masturbazione nazionale della società oppressiva del lavoro che, in fondo, rende l’uomo uno schiavo seppur pieno di confort.

Perchè in alcune province sembra esserci una scena musicale più intensa che altrove e in altre il deserto?
Non lo so, anche a Jesi c’è una bellissima scena underground con gruppi che spaccano e sono molto conosciuti in Italia e non solo (penso ai Gerda e ai LLeroy per citarne solo due).Avrei detto che potrebbe dipendere ad esempio dagli spazi per vedere i concerti o quelli messi a disposizione dal comune per suonare ma poi penso a Jesi dove c’è poco o niente e quindi il dubbio mi rimane.

Se fossi nato a Milano? Cosa in te sarebbe stato diverso?
L’accento e forse il modo di vestire. Magari il taglio di capelli.

Cosa ci aspetta per il futuro?
Some say the end is near, some say we’ll see armageddon soon”. 10 punti a chi indovina il titolo e l’autore di questa canzone che inizia con questa frase.

Come sei entrato in contatto con Davide di Edac Studio?
Quando ho deciso di tentare la strada da solista ho girato una mail con le mie canzoni a Barnaba de La Tempesta, è stato poi lui a consigliarmi Davide. Gli ho scritto subito e, dopo che Davide mi ha mostrato il suo interesse verso il progetto, ci siamo messi al lavoro per tirar fuori da quelle registrazioni un disco vero.

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