Interview: GIEI

Dopo un periodo di silenzio, amplificato dalla quarantena, il cantautore ligure GIEI ritorna sulla scena musicale accompagnato dal videoclip di “Fuori Tempo”, brano estratto dal suo disco d’esordio “Panic”. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui. Ecco cosa ci siamo detti.

Ritorni sulla scena musicale in grande stile con il videoclip di “Fuori Tempo”, realizzato magistralmente dai ragazzi della Filetto Films. Raccontaci, com’è nata questa collaborazione?

Era una notte buia e tempestosa a Cuba e io mi riparavo dall’acquazzone estivo in una bettola, affogando la mia depressione in una bicchierone di rum, quando a un certo punto…. no scherzo!

Conosco i ragazzi di Filetto da moltissimo tempo, sono carissimi amici e non è la prima volta che collaboro con loro, anzi, posso dire di farne parte in qualche modo, di sicuro di essere all’interno della loro community. Oltre alla musica, porto avanti la mia carriera di sceneggiatore e filmmaker e i nostri destini si sono incrociati molte volte. Però posso dire che questo è il primo video di GIEI firmato con il nome Filetto Films.

Da cosa avete tratto ispirazione per la realizzazione della clip? Io ci vedo molti rimandi al video di “Seven NationArmy” dei White Stripes. Mi sbaglio?

Hai l’occhio attento!Volevamo provare a fare un video in VFX e la prima reference è stataproprio quella, però evitando quell’effetto a scorrimento degli elementi che ti arrivano addosso. Poi in realtà volevo che il loop insistente della mia chitarra, molto effettata, si traducesse con un’immagine artificiale come quella che può fornire il green screen e i VFX. Ci serviva qualcosa che cadenzasse precisamente il tempo del rullante e della cassa della batteria, e quindi il lavoro di post produzione si è mosso in quella direzione. Doveva essere come uno zapping di elementi esplosivi, e penso sia molto riuscito!

Il videoclip accompagna “Fuori Tempo”, brano estratto dal tuo album d’esordio, uscito prima che il mondo si fermasse a causa del virus. Ad un certo punto dici: “Dovrei dare più peso alle cicatrici”. Questa pandemia ce ne ha lasciate diverse, alcune profondissime. Cosa dovremmo imparare dal dolore che ci hanno lasciato?

Cercare di gestire meglio il nostro tempo e di concepirlo diversamente. Ci siamo ritrovati in una bolla di tre mesi che probabilmente avrà ancora uno strascico molto lungo, persi nel tempo dellacrisi, con la paura e molte incertezze. Tutto fermo. Molti di noi sono stati in casa da soli, ma questo non ha voluto dire che hanno avuto più tempo per fare cosa hanno sempre procrastinato. Anzi, ho sentito molte persone che hanno sofferto di una sorta di immobilità psicologica, io stesso. Gestire bene il proprio tempo non vuol dire secondo me occupare minuti inevitabilmente liberi, ma è una condizione mentale, scegliere di fare una cosa perché si è nell’occasione di farla. Insomma, avere il coraggio di scegliere di fare o non fare e non lasciarsi fregare dal “poi lo faccio!”. Essere meno Fuori Tempo, ecco (perdonami l’autopromozione!)

Sei autore e compositore del brano. Come si sviluppa il tuo processo creativo?

Prendo la mia chitarra e inizio a strimpellare. Improvviso qualcosa, provo nuovi accordi di cui non conosco il nome, li allineo con ritmi che mi intrigano e poi, quando sento quell’armonia che mi incuriosisce, provo a farci una canzone sopra. Tendenzialmente vado a tentativi e delle volte sperimento, ma nasce tutto dalla voglia di trasmettere qualcosa a me stesso in maniera libera. Se voglio urlare, strappo le corde con dei powerchord alla NOFX, se voglio piangere accordo in Sol aperto e inizio ad arpeggiare. Poi eventualmente nasce una canzone. Comunque parto sempre dalla musica. Poi dopo arrivano le parole.

Lo scrivere è per te un impegno quotidiano o lo fai solo quando trovi l’ispirazione?

Dipende cosa intendi per scrivere. Come ho già detto per me parte tutto dalla musica e ci sono canzoni che ho composto molti anni prima di scriverci sopra un testo. Ci sono pezzi che per anni rimangono con melodie di mugugni al posto di parole sensate. Però continuo a suonarle e risuonarle, a modificarle, abbandonarle e riprenderle, e quando arriva il momento del testo è come se fosse la firma sull’opera finita. Poi dall’altro lato c’è il me sceneggiatore. Cerco di scrivere con disciplina ogni giorno, anche quando mi fa schifo tutto. Delle volte ci riesco, altre volte no. Ma secondo me un po’ di sforzo ci deve sempre essere.
E comunque io non sono tanto un fan della parola ispirazione, secondo me è tutta una questione di pigrizia. Quando uno scrittore non è ispirato, semplicemente vuol dire che non ne ha voglia… o ha sonno.

Sperando in un rapido ritorno alla normalità, cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi da GIEI?

Ho dei pezzi nuovi. Mi piacerebbe fare un disco più omogeneo rispetto al primo. Oppure addirittura fare più EP, devo capire bene. Per ora registro le demo, poi si vedrà. Sarebbe bellissimo tornare sul palco, ma vediamo quando i tempi ce lo permetteranno.

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