Interview: Frida

In occasione dell’uscita del suo terzo singolo – e in attesa del primo, scoppiettante, disco d’esordio per Luppolo Dischi – abbiamo fatto qualche domanda alla cantautrice pugliese Frida, al ritorno sulle scene con “Era triste Bologna”.

Benvenuta su Indieroccia, Frida. Come ti senti, all’alba di questo ritorno discografico? Direi un ottimo modo per cominciare un 2021 che speriamo possa regalarci un po’ di luce.

Ciao lettori di Indieroccia! Io mi sento come una bomba ad orologeria, pronta a scoppiare da un momento all’altro! Mi sento super carica perché ci tengo davvero tanto a questo brano e a tutti quelli che verranno. Ho tante idee in cantiere, brani, progetti, obiettivi. Speriamo davvero che tutto possa aggiustarsi al più presto perché non vedo l’ora di tornare sui palchi per farvi finalmente ascoltare la mia musica dal vivo. Che sia per tutti un anno pieno di novità e bella musica!

Da dove viene Frida? Non solo geograficamente, ma sopratutto artisticamente parlando. Qual è il primo ricordo che associ alla musica?

Geograficamente dalla Puglia e lo dico con immenso orgoglio. Artisticamente parlando invece io nasco come interprete di brani prevalentemente pop, soul, dopo alcuni anni di studio presso una scuola privata. Sin da subito ho cominciato a fare live in giro per la regione, per cui posso dire di essermi formata e di essere cresciuta soprattutto sui palchi di ogni genere. In realtà però, il primissimo ricordo che associo alla musica è la mia interpretazione, in un inglese totalmente improvvisato, della colonna sonora del film “Titanic”, “My heart will go on” di Célin Dion, a soli 4 anni. 

Per te cosa significa “scrivere una canzone”? Possono essere svariati i motivi che ci avvicinano alla scrittura; tu, quando scrivi, cosa senti? L’ispirazione lascia scaturire la canzone di getto o sei un’autrice più riflessiva, che ama il labor lime?

Per me “scrivere una canzone” è lasciar fluire liberi i pensieri su fogli di carta, nel silenzio della mia stanza, fra luci soffuse e candele profumate. Penso sia normale qualche correzione metrica e stilistica in corso d’opera. Non sono una persona molto riflessiva nella vita, figuriamoci nella musica. Ci metto il cuore e tutta me stessa, in tutte le cose che faccio, mi ci butto proprio a capofitto. Io scrivo per una sorta di esigenza personale, per curare le cicatrici del mio passato, per tentare di mettere fuori tutte le emozioni, positive o negative, che non saprei come esprimere altrimenti. È come se fosse una terapia ecco. Racconto la mia vita, la mia storia, vi apro le porte del mio mondo. Abbiatene cura.

Tra l’altro, il tuo ultimo brano nasce in collaborazione con Molla, produttore di diversi nomi del panorama italiano emergente. Com’è nata la collaborazione e com’è stato lavorare, come di questi tempi, a distanza?

Luca lo seguo e lo ascolto sin dai suoi esordi, essendo noi entrambi pugliesi. Si sa poi, nel panorama musicale della stessa città, ci si conosce più o meno tutti. Siamo da subito diventati amici perché è davvero una splendida persona, disponibile e super simpatica. Non avevo però mai avuto modo di collaborare con lui come produttore. Poco dopo il lockdown, decisi di scrivergli e di fargli leggere il testo di “Era triste Bologna”. Lui ne fu subito entusiasta e dopo una lunghissima chiacchierata e infiniti giri in un centro commerciale, ci mettemmo subito all’opera. Sembrava avermi letto dentro e aver capito esattamente ciò che volevo esprimere e come. Seguì un rimbalzo quasi quotidiano, a qualsiasi ora del giorno e della notte, di messaggi audio e note vocali e in poco tempo il brano era pronto. Il tutto ovviamente a distanza, causa Covid. Lavorare con Molla è stata finora l’esperienza più bella, entusiasmante e soddisfacente di tutta la mia carriera. È stato un appoggio stabile, un vero e proprio mentore che ha da subito creduto in me e nelle mie potenzialità, che mi ha spronata ma anche bacchettata, se necessario. A lui devo tanto, perché è soprattutto grazie a lui se sono finalmente riuscita a raccontare la mia storia. Grazie , ti voglio bene!

“Era triste Bologna” è un brano che parla di distanze, sullo sfondo di una delle città più amate dell’indie. Ci racconti la storia che si cela dietro il brano?

Un amore consumato in una stanza d’hotel in centro a Bologna e terminato sulle panchine della stazione. Era bella Bologna ma era anche triste, tanto che persino Dalla avrebbe scritto una canzone su quel folle amore. Un brano in cui ripercorro i luoghi più belli e caratteristici di una delle mie città preferite, vissuta però con un alone di malinconia e nostalgia. 

Traccia un fil rouge che colleghi i tuoi tre singoli fin qui pubblicati. C’è un collegamento tra le parti?

Il filo rosso è l’amore, i sentimenti. Come vi dicevo prima, sono una persona che si butta a capofitto in tutte le cose. Se amo, amo forte, non conosco le mezze misure. Poi però mi schianto ed ecco il risultato: tre brani dal sapore nostalgico e malinconico. 

Domanda scottante. Playlist di Spotify: trampolino di lancio o manipolazione di mercato?

Sono sicuramente un trampolino di lancio, un modo per noi artisti di farci conoscere, in un mercato musicale ormai saturo. Io stessa sono sempre immersa nelle playlist di Spotify, alla ricerca di bella musica di artisti emergenti come me.

Associa ognuno dei tuoi brani pubblicati ad un piatto: il menu di “Chez Frida”!

Devo dire che non mi era mai capitata una domanda al contempo così particolare e così simpatica. Allora partiamo dal presupposto che non sono una brava cuoca, per cui non abbiate aspettative molto alte. Vediamo un po’, per “500 grigia”, il primo singolo uscito, sceglierei un bel piatto di riso freddo, una di quelle pietanze semplici e fresche da portare in spiaggia per tutta la famiglia, in una domenica afosa di fine luglio. Armatevi anche di birra fresca, mi raccomando! La mia preferita è la Desperados, aromatizzata con tequila; per “Felpe larghe” invece opterei per il sushi, visto che lo cito anche nella canzone, accompagnato da un buon vino bianco, tipo quello dal nome impronunciabile (ve lo scrivo tanto non lo devo pronunciare, almeno faccio una bella figura) Gewürztraminer e infine per “Era triste Bologna” mi vengono in mente inevitabilmente le tigelle ripiene di mortadella e qualsivoglia confettura, formaggi e chi più ne ha, più ne metta. Qui il vino lo abbinerei rosso. Il mio preferito è il madrigale. Buon appetito!

Un disco, un libro e una città che non possiamo perderci di scoprire

“Back to black” – Amy Winehouse.
“Il piccolo principe” di Antonie De Saint – Exupéry.
Londra.

Classica delle chiose: e ora? Che succederà, nella vita musicale di Frida?

In un momento poco certo come questo è difficile fare programmi. Posso solo dirvi che ho tantissime idee in cantiere, brani abbozzati, pezzi in fase di costruzione. Con l’etichetta stiamo pensando di uscire con il mio primo Ep. Speriamo di poter tornare presto sui palchi perché ho tanta voglia di farvi ascoltare la mia musica dal vivo! 

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