Interview: Etanolo

Etanolo, all’anagrafe Manuel Susco, classe 1992, è un rapper/autore Torinese. Vive a Collegno, una delle città popolose dell’hinterland sabaudo. Si avvicina alla musica grazie al padre chitarrista e negli anni delle scuole medie si diletta alla batteria. Nel 2007 conosce il rap ed abbozza i primi testi in rima. Inizia a calcare i palchi nel 2008 con il collettivo rap Milizia Postatomica con cui colleziona alcuni mixtape e live in tutt’Italia. Nel 2015 collabora insieme agli stessi al brano “Giudizio Sommario” presente all’interno del disco “Educazione Sabauda” di Willie Peyote e nel periodo seguente partecipa ad alcune date del tour del medesimo album. Dal 2017 intraprende un percorso solista, dove testa sonorità diverse tra loro, pubblicando diversi singoli presenti su YouTube e Digital Stores.

Di recente ha pubblicato il suo nuovo singolo dal titolo TECHNO SX/DX che suona un po’ come suonerebbe Giorgio Gaber se si fosse messo a fare rap. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui a tal proposito.

Chi è Etanolo, e come mai questo nome?
Etanolo nella vita reale si chiama Manuel. E’ un ragazzo della provincia di Torino classe ‘92. Lo pseudonimo Etanolo ha radici lontane, volendo fare un riassunto potrei dire che mi è stato dato in onore del mio vizio di alzare il gomito già in prematura età. Ho fatto qualche danno da ragazzino, ma giuro di essermi ripreso con gli anni ( o forse no ).

Se Etanolo dovesse scrivere il suo curriculum, cosa scriverebbe?
Allora, vediamo.
Etanolo – Rapper, ma non troppo
Inizia la sua avventura nella musica studiando batteria  negli anni delle medie. Pochi anni dopo conosce il rap e lascia i rullanti per dedicarsi alla scrittura di rime formando insieme ad altri ragazzi del suo medesimo liceo. Insieme decideranno di chiamarsi “Milizia Postatomica”. Tra il 2008 e il 2017 pubblicano alcuni mixtape e album facendosi conoscere discretamente bene nell’ambiente rap di Torino. Negli ultimi anni insieme strappano diversi live in giro per l’Italia facendo talvolta da apertura a buona parte della scena rap italiana del periodo. Nel 2017 la crew si separa e il giovane Etanolo decide di intraprendere un percorso in solitaria. Da allora pubblica alcuni singoli cercando però di allontanarsi talvolta dal sound rap/trap da cui proviene, puntando su sonorità e argomenti diversi. Buona conoscenza del microfono, delle rime e delle sbronze. Buona attitudine da palco, dovuta anche ad alcuni anni di animazione. Simpatia, irriverenza e riflessione.

Come mai hai scritto un brano dal sapore retro-vintage come il tuo ultimo singolo?
Dal punto di vista musicale non è così retrò, ricorda però un po’ l’elettronica che suonava a Torino una decina d’anni fa. C’era una serata che si chiamava “Popkiller”, mettevano musica che mi ricorda molto la strumentale di Marco “Mad’s Melodies”. Il sapore vintage l’ho cercato però sicuramente nel video, voleva essere una citazione agli anni ‘60, a Sanremo e all’immaginario della canzone italiana. Più nel particolare è un tentativo di omaggiare il “cinema teatro” di Gaber, di conseguenza anche al senso del brano. Per quanto riguarda il testo ho cercato di inserire elementi che fossero attuali ma anche se vogliamo estemporanei. Probabilmente è un brano che avrei potuto pubblicare un paio d’anni fa ma anche tra un paio d’anni.

Potresti aver inventato il retro-rap?
Non credo dai, ci sono più artisti ( rap e non solo) che inseriscono dettagli retro oggi come oggi, chi dal punto di vista musicale, chi per l’immaginario. Anzi, aggiungo anche che gli elementi vintage, a mio avviso, bisogna saperli inserire bene e che risultino interessanti. Ho notato che in quasi tutti gli ambienti ultimamente si ha questa tendenza a quello che definirei “nostalgismo”, vivere nel passato, il famoso “meglio prima”, che non sempre è così sano. Diciamo più che altro che ho voluto creare un personaggio che agli occhi risultasse del passato ma con sotto una produzione techno a 125 bpm. Magari ho inventato il retro-futurismo, ma non so, suona male.

Qual è il tuo background musicale? Parti dal rap?
Come ascolti no, a casa mia si è sempre ascoltato musica su musica di ogni tipo e periodo. Il rap ha cominciato a interessarmi più o meno a tredici anni e per davvero tanto tempo mi sono dedicato quasi solo al suo ascolto. Il rap mi piace in tutte le sue forme, dal primo hip hop-party del Bronx fino alla  trap. Ho ascoltato valanghe di dischi, visto film, documentari e moltissimi live. Per quanto riguarda il mio percorso personale, mi sono dedicato al fare rap in tutte le salse ma negli ultimi due anni ho deciso di inserire influenze diverse nelle produzioni. Ad un certo punto il rap mi è sembrato limitante, sia come ambiente che come tematiche. A me piace davvero tanta musica e non mi sono mai sentito un rapper canonico fino in fondo quindi sto cercando di liberarmi dal suo immaginario prestabilito.

Esistono davvero gli stereotipi culturali stile “questa cosa è di destra, e questa di sinistra”?
Assolutamente sì, è credo sia una cosa di per sè normale. Quando ci vestiamo, parliamo, ci facciamo un’idea su un argomento stiamo già dando un’immagine di noi alle persone che ci incontrano. Volendo estremizzare il discorso: Hai mai visto una persona coi rasta dire di essere di destra? Hai mai visto il classico menefreghista col Suv parcheggiato in doppia fila esprimersi a favore dei diritti dei Palestinesi? Però, appunto, questi sono estremismi. Poi nel mezzo ci siamo un po’ tutti, e tutti cerchiamo di ragionare per schemi. Degli schemi che se però esasperati creano dei personaggi convinti di incarnare come un santone la fazione politica a cui appartengono. Mi è capitato di parlare con persone pronte a darti del fascista perché ti piace la musica pop. Ci sono altri che non passano in certe zone della propria città perché convinti ci siano gli “anarco-insurrezionalisti” pericolosi e invece magari in quella zona ci sono due bar con delle semplici persone sbronze. A me hanno dato del comunista perché lavoro nel sociale e mi hanno dato del fascista perché tifo la Juve. Mi è capitato di sentir dire che se ti preoccupi dei soldi non è perché sei povero, ma perché sei venale e di destra. Mi è anche capitato di sentire che rispettare il prossimo è da buonisti di sinistra, invece magari è solo cercar di essere educati. In “Techno Sx/Dx” cerco di criticare in modo ironico proprio questi personaggi e queste esasperazioni.

Cosa succederà adesso con il progetto di Etanolo?
Credo farò uscire ancora un paio di singoli e magari a fine anno / inizio del prossimo cercherò di chiudere almeno un EP. Il mio obiettivo ultimo è suonare portando in giro un progetto chiuso che mi definisca e da quel punto capire cosa succede.

Come sei entrato in contatto con Mad’s Melodies e Dave Zeta?
Con Marco “Mad’s Melodies” ci conosciamo da un po’, entrambi siamo stati frequentatori dell’ambiente rap torinese per tanti anni e tra persone, concerti ed eventi ci siamo incrociati parecchie volte. Il rapporto un po’ più stretto e di collaborazione musicale è iniziato da un paio d’anni,, questo è il terzo brano che facciamo uscire insieme. Per quanto riguarda Dave, la storia è abbastanza simile ma più recente. In realtà ha già lavorato ad alcuni progetti di amici e il suo nome circola nelle mie orecchie da tempo. Infatti mi è stato consigliato per concludere il singolo da Lince, mio fedelissimo amico(anche lui rapper torinese, che consiglio) e dal duo Willie Peyote/Frank Sativa, a loro volta amici di Dave. Insomma, non ci conosciamo da tempo ma direi che ci siamo piaciuti in fretta. 

La domanda che avrei dovuto farti ma che non ti ho fatto?
“Allora Etanolo, tu sei di destra o di sinistra?”

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