Interview – Daniele Pistone

Daniele Pistone è un artista emergente nato e cresciuto a Saronno dove ha vissuto fino all’età di 26 anni, quando (dopo 8 anni passati in fabbrica) decide di mollare tutto per viaggiare e fare della musica una parte concreta della sua vita. Dopo un anno senza sosta tra Francia, Spagna e Portogallo decide di fermarsi a Lisbona. Ed è proprio a Lisbona che è ambientato “Il suono di questa città”, il suo ultimo singolo, un pezzo dalle sonorità frizzanti e dal ritmo serrato che ci racconta l’epoca della pandemia vissuta da un musicista.

Ne abbiamo parlato con lui:

Ciao Daniele e benvenuto su Indie-Roccia! Prima domanda per rompere il ghiaccio: chi è Daniele Pistone?

Ciao a voi di Indie-Roccia. Inanzitutto,grazie per l’intervista. Mi presento: Daniele Pistone, 34enne Italiano, con una forte passione per il precariato, tanto che ho deciso di fare l’artista. Musicista, cantante e compositore, appassionato di musica e cinema, ateo e un po’ nichilista.

Parlaci un po’ del tuo background musicale: qual è stata la tua formazione e quali sono gli artisti che ti hanno ispirato?

Ho iniziato a suonare il basso all’età di 14 anni. Suonavo con band della mia zona cover e originali, per lo più rock e simili. Sono il più piccolo della mia famiglia quindi fin da bambino volente o nolente ascoltavo quello che passava in casa. Dai Led-Zeppelin a Frank Zappa, da Battisti a Renato Zero fino a Philip Glass e Bryan Eno. Insomma un bel mischione dagli anni 60/70 a questa parte. Crescendo ovviamente mi sono creato i miei gusti. A 23anni ho iniziato a studiare in una scuola privata, sempre come bassista, ho guadagnato un buon bagaglio teorico, ma dopo tre anni ho desistito. La scuola non ha mai fatto per me. Poi con il tempo o iniziato ad ascoltare tutto, senza limite. Anche cose che a pelle non mi piacevano. Penso ci sia sempre qualcosa da imparare. Così ho aggiunto nel “mischione” un po’ di Samba, Bossanova, Afro-Beat, Reagge, Ska, Salsa, fino alla Trap, Funk Brasileiro, Indie e musica elettronica. Non credo di poter realmente identificare uno o più artisti a cui mi ispiro. Credo semplicemente che mi ispiri tutto quello che mi ispira.

A 26 anni hai deciso di mollare tutto e cominciare a viaggiare per l’Europa, iniziando anche a suonare in alcune band locali di Lisbona. In che modo questa esperienza ti ha arricchito dal punto di vista umano e musicale?

In ogni modo. Credo che viaggiare sia essenziale a tutti. Siamo fatti d’acqua, e l’acqua per rimanere limpida ha bisogno di muoversi, se si ferma stagna. Così, allo stesso modo, le persone diventano ottuse, intolleranti e di conseguenza stronze. Personalmente, viaggiare mi ha dato la forza di iniziare a cantare, così, nel 2016 appena ho messo i piedi a Lisbona sono stato catturato e rapito dalla comunità brasiliana. Affascinato dal loro modo di vivere e dalla loro musica. Pura allegria. Non importa quanto la vita sia complicata, se sei vivo devi esserne felice e cantare a squarcia gola. Quindi, così ho fatto, e ho iniziato a cimentarmi in tutto quello che mi capitava, musicalmente e non. Dopo anni vissuti come musicista di trada, nel 2019 ho preso parte al progetto elettronico originale Foggy capitanato dal mio amico/collega Francesco Pintaudi. Per me un modo completamente diverso di vivere la musica, specialmente Live, ma altrettanto soddisfacente. Nel frattempo, ho iniziato a scrivere e comporre musica mia, un progetto che solo ora sto concretizzando.

Raccontarci la genesi di “Il suono di questa città”. Come è nato e cosa vorresti trasmettere con questo brano?

Il suono di questà città è nato qualche anno fa. Era solo una storiella che mi ero inventato così, per passare il tempo. Inizialmente non facevo riferimento alla città di Lisbona. Ma è qui che l’ho scritta registrata ed è qui che, dopo la quarantena , ho deciso di realizzare il videoclip. Così, automaticamente, la canzone si è guadagnata un luogo e un tempo. Lisbona è piena zeppa di musicisti, tutti chiusi nelle loro case a suonare per i fatti loro. Tutti a sognare il momento in cui si potrà tornare a suonare dal vivo. Non è un vero e proprio messaggio che voglio passare, credo sia più la rappresentazione di uno stato d’animo, un’esigenza per chi ama la musica e non può vivere senza.

Qual è l’elemento che non dovrebbe mai mancare in un pezzo firmato da te?

Non è ho la più pallida idea. Non riesco a far affidamento ad uno stile o un genere musicale e di conseguenza non riesco a identificare ancora qual è la mia personalità da autore. Credo dunque che l’elemento che non mancherà mai, sarà l’incoerenza.

Quali saranno i prossimi step del tuo progetto?

Spero di iniziare al più presto a suonare dal vivo, e di riuscire a farlo anche in Italia. Nel frattempo continuerò a produrre singoli e realizzare videoclip, che sembra essere diventata una mia nuova passione. Nessun album per il momento. Tanto nessuno li ascolta più.

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