Interview – Daniele Faraotti

Fuori da qualche settimana EP! EP! Urrà!, il nuovo album di Daniele Faraotti. Un disco di dieci canzoni, di cui nove in italiano e una, la title track, nel grammelot finto-inglese già sperimentato dall’artista su English Aphasia. Un pop sperimentale ma orecchiabile, accessibile nell’ascolto, vicino al synthpop per sensibilità e a tratti allucinato, tanto nel sound quanto nei testi. Dal disco è tratto il singolo Itinerario, corredato di video ufficiale, sul quale abbiamo voluto fare qualche domanda a Daniele per saperne di più.

Daniele, il tuo nuovo singolo si chiama Itinerario… raccontaci quindi l’itinerario che ti ha portato alla sua uscita

Mi pareva che la canzone meritasse un video. Per la musica ma soprattutto per il testo. L’idea che articola il video si sposa bene con il percorsum vitae. Forse i riflessi sono sguardi all’indietro, quelli più distorti e sfuocati forse una visione sul futuro. 

Il brano è contenuto all’interno di un disco intitolato Ep! Ep! Urrà! uscito di recente. Come si relaziona Itinerario al resto dell’album? 

Ep! Ep! Urrà! non è un concept album, quindi a dir la verità Itinerario è semplicemente la terza traccia della tracklist, e non ha quindi una vera e propria relazione con il resto dei brani presenti sul disco.

Alcune scene del video ufficiale sembrano essere state riprese coinvolgendo passanti ignari: è proprio così? 

Sì. Spero che nessuno si riconosca. Potrebbero anche chiedermi d’esser tolti dalle sequenze. È uno 

dei pochi, anzi forse l’unico caso in cui l’autore si augura che alcune persone non guardino il video. 

Abbiamo letto che la posa del pugile presente nel video è “un omaggio a mio nonno Remo, nel 1942, campione d’Italia dei pesi piuma, solo per un’ora. Ma questa è un’altra storia”. Potrebbe essere il momento di raccontarla questa storia? 

In quasi tutte le foto della mia infanzia e della mia adolescenza assumo spesso la posa da pugile in 

guardia. È il riflesso, o meglio l’influenza e l’affetto per mio nonno materno. Si chiamava Remo, come mio padre del resto. Mia zia ha ancora il cinturone. Cinturone, premio per quell’incontro vinto. Campione d’Italia per un’ora; lo speaker annunciò che per errore la vittoria era stata assegnata a Remo Conti e che quindi il titolo di campione d’Italia era da ritenersi annullato. Il nonno svenì. Così mi raccontò lui, me lo raccontarono anche tutti i suoi amici, amici che il mio nonno puntualmente mi presentava nelle scorribande domenicali al Central Bar di Forlì. “Chi è?” “L’è e m’invout (è mio nipote)”. “Fat genscanaz (che gescanone/ragazzone). Farai la boxe come il tuo nonno?” “Ma sa dit, Laghi? (Cosa dici, Laghi), lò l’è un musicesta, sona la chitarra”. 

Convalescente a casa nostra nell’estate del 2000, quando la rottura del femore lo costrinse a una lunga degenza, nel raccontare l’episodio a mio nipote Filippo, si capiva, dal tono della voce, dall’espressione del viso contrariata e contratta, si capiva, che ancora ne soffriva di quel titolo maldestramente annullato. I raccomandati esistono da sempre. Una brava persona il mio nonno. Libertino come tutti i romagnoli e poco propenso a farsi raccontare delle balle. Comunista di quelli di una volta, quando vinse il posto di segretario Achille Occhetto, del partito non ne volle più sapere. Ochetto, che ripensato oggi, sembra farci un figurone. Una volta fece tredici con una schedina del Totocalcio, ma si dimenticò di giocarla. Successe in anni in cui potevi svoltare con un tredici. 

Chi ha ideato il video? È tutto frutto della tua regia o sei stato aiutato da qualcuno nella sua elaborazione?

L’idea è mia. Il video voleva essere molto più riflessivo, infatti realizzerò un video fatto interamente con le immagini riflesse non utilizzate. Tre take della canzone intera, quella della pozzanghera, quella in zona Fiera con le torri di Kenzo, quella negli specchi da precedenza, hanno fatto sì che il montaggio risultasse più celere e meno problematico. Assemblare solo piccoli tasselli di riflessi era l’idea iniziale, la realizzerò nel prossimo video. Poi anche il caso mi ha dato una mano, così come Fabian Ribezzo che ha filmato con un’ottima macchina, e così Domenico Guidetti che ha effettuato la color correction e il montaggio audio. 

Hai qualche aneddoto da raccontarci relativo al giorno delle riprese?

Qualcosa ho già raccontato nello scritto dell’anteprima – scritto che si può trovare anche nelle note al video su YouTube. Ti posso dire che ero come agitato. Dalle 8 alle 17 focalizzato sulle riprese: “potrebbe essere così, cosà, no aspetta, filma il riflesso sul pomello del portone”. Improvvisando ma con le antenne ritte. Fondamentali le due rifocillate, una verso le 10:30 con brioche e cappuccio e l’altra alle 13 con la burella al tonno seguita da altro caffè. Alle 17 le gambe di piombo mi hanno fatto ricordare dei miei 63 anni e ci siam detti che poteva bastare. Molto materiale girato è rimasto inutilizzato. Come ti dicevo assemblerò in un altro video il materiale in eccedenza. I turisti mi guardavano come fossi un turista anch’io. Tutti concentrati su foto e video. Qualche sorriso di intesa con una ragazza intenta anche lei a riprendere la chiesa dei Servi riflessa in una vetrina. Chi si porta dietro un grandangolo? Chi ce l’ha? Ecco gli object trouvé grandangolano, distorcono che è una meraviglia.

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