Interview – Bluedaze

Loro sono i Bluedaze, band di Varese che, fuori dal tempo e fuori contesto, esordisce con Hodad (termine che ha a che fare con il surf) come se la quarantena non fosse in atto e fossimo già tutti a organizzare le vacanze estive. Stanno per pubblicare un nuovo disco prodotto da Martino Cuman dei Non Voglio Che Clara, e abbiamo deciso di parlare un po’ con loro.

Ciao ragazzi, com’è pubblicare nuova musica durante questo periodo assurdo di quarantena?
Ciao! Beh che dire…non ce lo si aspettava proprio! Durante la programmazione dell’uscita ci immaginavamo di fare una serie di cose che ora sono state rimodulate completamente in corsa. Sicuramente è una sensazione strana, manca il contatto diretto con il pubblico, manca la risposta fisica e quindi è difficile avere la percezione concreta di quello che stiamo facendo, ma vogliamo comunque provare a far fruttare al meglio il lavoro anche questa situazione straordinaria. Di certo non ci facciamo abbattere dagli eventi!

Come state passando le giornate? E che ruolo ha la musica in questo strano periodo?
La musica scandisce le nostre giornate, come sempre del resto. Siamo persone che si nutrono di musica e lavorano con la musica. Ci si sveglia, si condividono i nuovi ascolti, ci si aggiorna su come si sta muovendo il mondo della musica in questa situazione, si lavora alla promozione del singolo e si scrivono dei nuovi pezzi. Insomma, si fa tutto ciò che si può per non far fermare il progetto, nonostante la distanza. Per il resto c’è chi legge libri assurdi, chi si è deciso a fare l’abbonamento Netflix proprio all’inizio della quarantena e ora ci è rimasto sotto, chi si spara sessioni videoludiche all night long, chi ha ristrutturato casa già 2/3 volte e chi fa yoga per mantenere un equilibrio psicofisico in mancanza di gin tonic.

Che cosa significa Hodad e, come debutto, in che modo vi rappresenta?
Hodad è quello che sta in spiaggia con i surfisti, che si veste e si comporta come loro, ma che non fa surf. Anche noi siamo Hodad. Lo siamo un po’ tutti, forse. Ci raccontiamo in un modo e poi siamo in un altro. Sogniamo l’oceano ma viviamo al lago e, in fondo, ci va bene così.

È vero che a Varese c’è una scena musicale underground vastisissima?
Si è vero. Tre di noi lavorano per NeverWas Radio, web radio locale, e quindi abbiamo la fortuna di essere sempre a stretto contatto con la scena varesina. Negli anni ci sono stati degli alti e bassi, ma ad oggi sicuramente contiamo molte band di livello nella nostra zona. Mi vengono in mente i carissimi amici Keemosabe, i giovanissimi Janaki’s Palace e Goldfish Recollection…poi The Unsense, Brenneke, Mascara, There Will Be Blood, MORS…potremmo andare avanti nella lista, di perle ce ne sono molte!

Siamo nuovi della zona, dove dovremmo assolutamente andare?
Tra i nostri posti preferiti ci sono sicuramente la passeggiata intorno al Lago di Comabbio, dove si trova La Sauna, lo studio di registrazione dove abbiamo avuto la fortuna di lavorare anche noi. Poi la spiaggia Sabbie d’Oro a Brebbia (sì, quella di Massimo Pericolo) affascinante e noir, come piace a noi. E infine la terrazza dell’Osservatorio Astronomico al del Campo dei Fiori, per vedere tutta la provincia e i suoi sette laghi dall’alto.

Come siete entrati in contatto con Martino Cuman? Com’è stato lavorare con lui?
E’ il destino che ci ha fatto incontrare! No a parte gli scherzi, noi volevamo registrare il disco alla Sauna, studio storico di Varano Borghi e ci interessava lavorare con un produttore esterno. Perciò quando Luca Martegani e Enrico Mangione, i tecnici che gestiscono ora lo studio, ci hanno girato il numero di Martino, lo abbiamo contattato subito ed é stato amore a prima vista! Non solo abbiamo trovato una persona che aveva già un forte legame con quel posto, ma abbiamo trovato un professionista super preparato e, col tempo, un amico di cui potersi fidare. Lavorare con lui è stato un punto di svolta per il progetto. Sin dall’inizio è riuscito ad entrare in contatto con le nostre idee ed è stato in grado di organizzarle e farle fruttare al meglio. Senza di lui questo disco non sarebbe uscito così, è stato in grado di cucire un vestito su misura per noi, senza snaturare in alcun modo le idee che c’erano alla base, anzi, ci ha dato la chiave di lettura giusta per capire dove volevamo arrivare.

La domanda che non vi ho fatto ma che avrei assolutamente dovuto?
“Potete darmi il numero della cantante?” NO

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