Interview: Bernardo Levi

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Bernardo Levi, cantautore dalla voce che impararete a riconoscere. Lui è un enigmatico cantautore che ha di recente pubblicato il suo EP di debutto dal titolo Europa Triste.

Ecco cosa ci ha raccontato!

Europa Triste è un titolo che si adatta perfettamente a questo 2020. Qual è la sua storia?
Il titolo deriva da un lungo periodo passato a Bruxelles. Due anni per essere precisi, dal ‘17 al ‘19. Continuo a tornare a Bruxelles ma non vivo più lì. Forse ero in un periodo particolare, non so, ma non ho mai trovato un lato solare della città. Era sempre in qualche modo misteriosa, come se fosse piena ladri di banche e spie, anche di domenica col sole. All’inizio di sera prendevo la bici e facevo dei giri a Molenbeek, che all’epoca era piena di cellule dell’ISIS attive. Più avanti ho recuperato un’auto e ho girato anche parti secondarie di Germania e Francia, a cavallo del confine. Paesini dove uno non mette piede se non è costretto. Quell’ambientazione per me è devastante, cioè mi sento a casa ma allo stesso tempo perso e vorrei farmi una vita in tutte le case che vedo.

Chi è Bernardo Levi e cosa farebbe se non suonasse?
È un personaggio di finzione che uso solo per suonare, ne ho anche altri. Il nome l’ho scelto perché mi evoca l’immagine di un borghese volante e malinconico. È un falso, chiaramente, si regge sulla sua reticenza. Uso eteronimi in genere perché mi rompe le palle essere incasellato, anche se fosse a mia tutela. Non mi interessano i discorsi culturali, vedo un sacco di gente allineata a un nuovo buon senso americano che è profondamente moralista, mette paletti al discorso pubblico ed è zero utile per noi in Europa.


Cos’è successo nel 1992? 
Di tutto, credo. Per me, il 1992 è il primo anno di cui ho memoria. Più che cose precise mi ricordo i primi approcci con la tecnologia e il senso generale di stabilità. Mi interessava fermare questa sensazione in una canzone.


Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?
Sicuramente John Maus mi ha segnato. Poi Kate Bush, Sébastien Tellier, Paolo Conte. Anche G.L. Ferretti, pure se è passato molto tempo dall’ultimo ascolto. Per il resto ho delle fissazioni temporanee, tipo adesso mi sono chiuso con il catalogo di Erased Tapes che è straordinario.


La domanda che non ti ho fatto ma che avrei assolutamente dovuto?
Questo è un approccio lacaniano all’intervista su cui non ti asseconderò.

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