Interview: Alessandro Fiori

Dopo un inseguimento di qualche settimana e un paio di telefonate riesco a mettermi d’accordo con Alessandro Fiori per un’intervista telefonica dalla sua nuova casa in cui faticosamente sta traslocando. Internet, telefono fisso e ogni diavoleria moderna sembrano essersi dimenticati di questa nuova abitazione che ospita, oltre l’ex front man dei Mariposa , la compagna e la figlioletta di quasi un anno che con qualche vagito ci tiene compagnia durante la nostra chiacchierata incentrata principalmente sul nuovo lavoro ‘Questo Dolce Museo’ uscito da pochi mesi.

Sul tuo sito hai scritto riguardo al tuo nuovo lavoro(‘Questo Dolce Museo’) :”è un disco dello stato in luogo in cui ci si ferma per tirar le somme”, cosa intendi?

Questo è un disco in stand-by, in cui mi prendo una pausa, non ha urgenze, non c’era la necessità di dimostrare qualcosa , è quasi il tentativo di non esserlo, al contrario del primo (“Attento a me stesso”ndi) che era pieno di urgenze. “Tirare le somme”lo intendo riferito a quella che è la mia esperienza. Era il periodi in cui stavamo aspettando una bimba, mi aveva cambiato tutta la vita, è stata una cosa così grande che ha risucchiato tutto il resto e avevo paura di non riuscire più a scrivere un disco, non nel senso di scrivere dei nuovi brani ma di non trovarne più un senso e metterli assieme in un disco. Il senso non sembrava arrivare mai, io cercavo solo mia figlia. Alla fine mi sono arreso e ho fatto un disco tutto da solo poi è uscito ed è cresciuto da solo . Ero io che non capivo e non ne vedevo il senso.

Quindi il fatto di essere diventato padre ha influito in modo decisivo sul disco. Ha influito su tutti i brani o c’era qualcosa che hai ripescato dal passato?

Alcuni pezzi sono molto vecchi che non avevo mai utilizzato, altri sono stati scritti durante le registrazioni. Sicuramente, in molti casi, i testi dilatati, sospesi e irrisolti sono stati influenzati dal vivere del momento a prescindere dalla datazione dei brani.

Vista l’ottima accoglienza del tuo primo lavoro solista, hai sentito una sorta di pressione nella realizzazione di questo secondo? Ti sentivi di dover soddisfare una qualche aspettativa?

Ad essere sincero un po’ sì . Dovevo fare qualcosa che si collegasse ad ‘Attendo A Me Stesso’, considerando che la musica era diventato il mio lavoro e le persone che mi seguivano non erano ancora pronte a dei cambiamenti netti e volevano essere ancora coccolate da un fratellino di “Attento a me stesso”. Fossi stato completamente libero avrei fatto uscire il disco ambient(!!!) che già avevo scritto dal titolo ‘Pregnant Music’ un po’ sulla scia di Brian Eno oppure il disco elettro-pop che avevo in mente . Capisci che sarebbe stato difficoltoso presentarmi con dei lavori del genere davanti al piccolo pubblico che si stava formando e che si era innamorato di canzoni semplici e dirette. Sarebbe stato troppo strano, un po’ fighetto se vuoi, uscire con un album troppo diverso e così ho scelto di andare avanti con le idee che avevo per ‘Il mio dolce museo’ certamente più vicino ad “Attento a me stesso” degli altri.

Sicuramente ‘QèIMM’ è vicino come attitudine ma le sonorità sono meno fruibili del precedente. I brani che mi dicevi composti qualche anno fa erano già canzoni complete o scheletri da completare?

Erano già canzoni che in alcuni casi come ‘Il Gusto Di Dormire In Diagonale’ avevamo già eseguito dal vivo con i Mariposa, 8 o 10 anni fa, poi non l’abbiamo mai inciso però era già completo e la veste che gli abbiamo dato non è molto diversa da quella originale del demo di una decina d’anni fa. Forse era più solare ma per il resto è quasi identico.

I musicisti che hanno registrato con te come li hai scelti?

Questo disco è nato tutto in studio, prima a casa mia e poi nello studio a Nave, in provincia di Brescia, con “Asso” Stefana(chitarra di Capossela/Marco Parente,ecc… ndi) . Solo un paio di pezzi sono stati lasciati come erano nati, gli altri si sono evoluti in quegli ambienti. Diciamo che l’80% del lavoro è stato fatto in questo secondo momento con l’aggiunta degli strumenti quali: le parti di chitarra acustica ed elettrica di Asso, di batteria da parte di Emanuele Maniscalco e le marimbe di Sebastiano de Gennaro. E’ stato un approccio a due fasi.

Sul tuo profilo facebook hai una foto con Bobo Rondelli , non hai mai pensato di fare qualcosa con lui artisticamente?

Ho collaborato con tanti colleghi ma con lui onestamente non mi è capitato di pensarci. Credo che lui abbia un livello di scrittura e narrazione molto maturi e finiti. Forse potrei produrgli un disco, ma non penso sia facile collaborarci a livello di scrittura e composizione. La sua narrazione è molto classica con un inizio uno svolgimento ed una fine, quindi molto lontano da quello che sento e voglio fare. Tra i tanti colleghi con cui vorrei collaborare lui non è tra i primi. Forse sarei più a mio agio a produrlo o suonare in un suo disco.

Quindi con chi vorresti collaborare?

Mah sai soprattutto da quando ho lasciato i Mariposa ho collaborato con gli Zen Circus, ho avuto la fortuna di avere in questo disco Sebastiano de Gennaro sempre fonte di grandi stimoli, oppure con il progetto Craxy dove ho suonato con Luca Cavina (Calibro 35, Zeus!…) e Andrea Belfi e soprattutto con Enrico Gabrielli con me già nei Mariposa da sempre . Penso che lui sia il più importante musicista d’occidente (ridiamo ndi) . No veramente Enrico è l’incrocio tra John Zorn e Morricone . Come vedi fino ad oggi sono già stato fortunato a collaborare con tante persone .Pensando in grande mi piacerebbe collaborare con Damon Albarn o David Byrne . Ecco con Benvegnù non mi dispiacerebbe oppure apprezzo molto Colapesce, con cui ho uno stretto rapporto epistolare ed Edda Rampoldi con cui mi piacerebbe scrivere un disco psichedelico(ridiamo ndi) e lo chiamerei ‘Nulla di alternativo’ .

Dal vivo riuscirai a portare i musicisti che hanno registrato l’album?

Le esibizioni dal vivo hanno sempre una loro fase di assestamento dovendo confrontarsi con le esigenze di cachet, quelle dei locali e gli impegni che hanno gli altri musicisti . Quindi può capitare che vada in duo o in quartetto, sicuramente per un po’ non andrò da solo voce e chitarra come è capitato per lo scorso lavoro.

Dal vivo proponi solo brani dai tuoi lavori solisti o spazi anche tra i brani dei Mariposa?

Non di frequente inserisco dei pezzi dei Mariposa, più spesso uso dei brani degli Amore, la mia prima band rock n roll(!!!) ,sono pezzi semplici e solari, cercali (!) .

Con i Mariposa c’era una forte componente di teatralità, ora come sono i tuoi live?

Credo che il live dei Mariposa sia un live diverso da qualsiasi altro in Italia (ridiamo ndi) . Ora io sono in un periodo scarno, asciutto, siamo quasi all’opposto. Rimango seduto, composto, fermo, possibilmente poco sorridente…

Non ci credo! (ridiamo ndi)

No dai questo no questo no mi riesce (ride ndi)

Cosa stai ascoltando ultimamente?

Ascolto molta musica, soprattutto di recente, ora sto sentendo in continuazione gli Amina, Colapesce, poi ho preso ‘I Lupi’di Ivan Graziani(è l’album con la famosa ‘Lugano Addio’ ndi) e quel giapponese pazzo Cornelius.

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