Ecco la voce di Curù: un disco manifesto

La RadiciMusi fa sempre mostra di grandissima attenzione alla parola e ai modi, ai suoni del mondo e alle sue storie. Le cantautrici ormai di stanza in Sicilia, Giana Guaiana e Bruna Perraro da tempo portano avanti un progetto di reading e suoni dal titolo “Donna chiamà libertà”. Oggi tutto questo si amplifica dentro un disco che loro siglano sotto l’effige di Curù: si intitola “Corale – voci sommerse, storie negate” e mai titolo poteva aver dentro una fotografia migliore. Storie negate al futuro, donne negate al futuro, il prezzo di battaglie spesso anche cruenti per difendere diritti non solo della donna quanto del futuro stesso. Dentro c’è la storia della persecuzione ai danni della giornalista iraniana Sepideh Gholian, in carcere per avere documentato uno sciopero in una fabbrica di zucchero… dentro c’è la storia di Nûdem Durak, giovane musicista curda imprigionata nelle carceri turche dal 2015 per avere cantato nella propria lingua. Dentro ci sono suoni delicatissimi di piccole cose, di frammenti e di cocci rotti dell’anima… ma anche di sole e di quella speranza che nasce. Delicato questo disco… patrocinato da Amnesty International… ovviamente!

Il patrocinio di Amnesty International… come si arriva ad un simile approdo?
Sin dal 2020 abbiamo sposato la causa di scarcerazione della giovane cantante curda Nûdem Durak, accusata di terrorismo per avere cantato nella propria lingua e attualmente rinchiusa nelle carceri turche. Successivamente abbiamo conosciuto la storia di una giornalista e attivista iraniana, Sepideh Gholian, anche lei imprigionata nel suo paese per avere documentato uno sciopero. Abbiamo deciso di dar loro visibilità attraverso un concerto- reading che abbiamo dedicato ad otto donne mediorientali con storie simili. È arrivato il Patrocinio di Amnesty allo spettacolo e poi, cosa non scontata, al neonato disco Corale-voci sommerse, storie negate.

Vivo un contrasto dentro questo disco: canzoni di attualità molto “gravi” eppure un suono e forme molto dense di incanto e di leggerezza. Vero?
Abbiamo affrontato tematiche aspre, forti, che rimandano al femminile violato, alla mancanza di scrupolo nell’esacerbare la tendenza mortifera dell’essere umano ai danni dei propri simili e degli altri esseri viventi che popolano nostra madre terra. Ma come recita il finale di Desaparecida “la mia sorte, la mia sfida, sono desaparecida”, abbiamo cercato in tutte le storie che raccontiamo il coraggio, l’orgoglio, la resistenza, la consapevolezza della sfida, e abbiamo tradotto tutto ciò in musica e parole.

La Sicilia? In che modo ha tessuto il suono e la voce di questo disco?
La Sicilia è il luogo che ha permesso di incontrarci e di ri-conoscerci. A Palermo per l’esattezza, dove abbiamo iniziato a collaborare musicalmente intrecciando i nostri vissuti differenti e lontani geograficamente. Giana ha, fra l’altro, un repertorio vastissimo di canti dialettali siciliani e certamente questo ha la sua influenza. Curioso però che l’unico riferimento al dialetto siciliano sia presente in un brano scritto da Bruna, che è friulana.

E tutto questo approda oggi ad un disco… in realtà era parte di un spettacolo se non erro… vero?
L’intero disco non era parte di uno spettacolo, solo tre brani. Come dicevamo prima, avevamo creato un concerto – reading dedicato a otto donne mediorientali, Donna Chiama Libertà, in cui erano presenti tre brani che avevamo scritto dedicandoli a Nûdem Durak e a Sepideh Gholian. Solo successivamente abbiamo concepito l’idea di scrivere altri brani con tematiche affini per farne un disco.

Il lavoro in coppia in che modo si è svolto e in che modo si è anche “scontrato”?
Ci conosciamo davvero da tanti anni. Siamo state brave nel creare una relazione durevole e salda perché basata su rispetto e sincerità. Se scontri ci sono stati, sia in ambito personale che artistico, li abbiamo sempre vissuti come momenti di crescita. In questo disco ognuna ha scritto testi e musiche di cinque canzoni, ma ce le siamo passate, rimpallate tante volte per consigli, correzioni etc. Inoltre abbiamo sempre lavorato con dedizione sui controcanti che soprattutto dal vivo sono abbastanza evidenti.

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