DePookan: dal mistero al misterico
Ascoltiamo con trasporto e immersione “Sang et Cendre”. Un passo verso l’ignoto, di lingue artefatte e vocalizzi, di lingue conosciute ed elettronica del futuro. Il mondo world strizza l’occhio e la pelle alle tradizioni arcaiche del mondo celtico ma si vestono di “domani”, tra anatemi e ritualità, tra Medio Oriente e suoni che amo definire “balcanici” per quel retrogusto sacrale che hanno. Una produzione magistrale quella che segna il ritorno in scena dei toscani DePookan, progetto che il genio creativo di Susy Berni condivide ormai da anni con Nicola Cavina. Attorno al duo oggi anche Nicola Esposto alle percussioni, Fabio Masetti alla batteria, Gian Piero Rezoagli ai cori e Martina Weber alla viola da gamba e Massimo Giuntini alle uilleann pipes (cornamusa irlandese) nel brano “Johnny I Hardly Knew Ye”. Una pubblicazione che arriva dalla label toscana RadiciMusic, sempre attenta all’estetica del disco, al contenuto del suono e alla multietnica libertà dell’espressione.
Un disco etichettabile (che a noi le etichette piacciono tanto) come world music o sbaglio? Perché c’è tanto mondo dentro… da Berlino ad Hammamet… vero?
Susy Berni: No non sbagli; Etichettabile come “World music alternativa “credo sia la parola che corrisponda ai DePookan; abbiamo sempre “contaminato” il sound, facendo di questa contaminazione e sperimentazione, la nostra firma, dove la voce, gli strumenti elettronici, quelli antichi e i campionamenti, convivono in armonia.
Nicola Cavina: Hai centrato perfettamente il punto, la nostra è World Music; è una musica che nasce dalla sintesi di tradizioni europee, mediterranee e mediorientali. Musicalmente siamo cittadini del mondo, o almeno di questa parte di mondo, e nella nostra musica puoi trovare tutto ciò che ci ha influenzato nelle nostre vite, dalla cultura celtica al Medi Oriente, dal dub al rock fino alla sperimentazione elettronica
L’elettronica? Che rapporto avete e come l’avete usata? Sento anche percussioni antiche o della tradizione… suoni reali anche quelli?
Susy Berni: Con l’elettronica il rapporto è ottimo, usata nel giusto equilibrio nel mondo DePookan non può che essere la benvenuta; alcune percussioni Africane e Latine sono suonate dal vivo; la contaminazione e l’uso dell’elettronica per me , ma anche per Nicola, se usate nel giusto mondo, rendono il Sound più contemporaneo; io uso anche la voce, come strumento musicale, basta ascoltare lingua ancestrale che ho creato nel mondo DePookan; la voce non viene snaturata ma abbellita da i campionamenti e messa in risalto, l’elettronica la penso in questo senso, qualcosa che porta bellezza, rispettando la sensibilità artistica, senza renderla contraffatta, sincera, vera, ma moderna.
Nicola Cavina: Personalmente amo molto la tecnologia applicata alla creazione e gestione del suono. La uso come uno strumento musicale; quando suono uno strumento acustico cerco di capire tutte le sonorità che quel determinato oggetto sonoro può produrre anche le più inconsuete, con gli Utilizzando strumenti elettronici faccio esattamente la stessa cosa: mi metto in ascolto e sento quello che può produrre quel determinato filtro o cosa si può tirar fuori da un synth anche usandoli nei modi meno ortodossi. Ci sono molte percussioni si, e sono sia reali che campionamenti e loop. Mi piace ingannare l’ascoltatore, a volte quello che sembra sintetico è reale e viceversa. Lo faccio perché voglio invitare le persone ad ascoltare la musica per quello che è, anche oltre l’elemento umano o elettronico.
Brani che parlano della Terra, del sentire umano, del rapporto con gli elementi della vita. Ma anche di personaggi mitologici (se mi si concede il termine) come anche di linguaggi inventati. La fantasia è anch’essa percezione del reale? In altre parole: la fantasia del mito e il suo modo di descriverlo, ha un ruolo nella vita di tutti i giorni? E ancora: pochissima luce dentro: colori scuri e tonalità grevi. Anche questo mi ha colpito, come se tutto provenisse nel buio di una grotta ma stando non lontano dall’uscita… arriva il riverbero della luce…
Susy Berni: Tutti i “miti” ci insegnano qualcosa, la fantasia è il motore per ogni espressione artistica; fantasia e mito, camminano insieme, si abbracciano, per così dire; esistono emozioni nella vita di tutti noi che si possono tradurre in musica, possono farci riflettere, divertire, gioire, piangere eccetera; il mito ed il mondo fantastico io li definisco:” i luoghi dell’anima e dello spirito” non sono distanti da noi, anzi sono vicinissimi.
Nicola Cavina: Non è errata la tua percezione. Tutto proviene dell’interno si ma della nostra anima, e la luce è quella che percepiamo ognuno di noi quando ci mettiamo in ascolto di ciò che abbiamo intorno a noi; è quasi uno stato meditativo e la penombra non è un’oscura negatività ma una necessità per entrare meglio in contatto con noi stessi e con ciò che ci circonda.
La pittura è un altro punto chiave. La copertina vien fuori da una mostra d’arte. A Susy Berni: che rapporto hai con la pittura e come la leghi al suono di questo disco?
Susy Berni: Con la pittura ho un rapporto completamento diverso che con la musica, con il cantare; per quanto mi riguarda sono complementari, ma totalmente diverse; nella pittura l’immagine è spontanea arriva com un flash visivo, metto il colore sulla tela, ed entro in una sorta di meditazione intima con il mio Sé più profondo; la musica invece pur entrando ugualmente in quello spirito meditativo la lascio fluire, non la trattengo, “agisco” attraverso il canto, le note; differenti ma complementari il suono non è diviso dall’immagine e spesso alle immagini associo un suono. Camminano insieme



